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RITRATTI
CASIMIRO PIAZZA

«Qui c'è tutta la mia vita»

Sono passati 14 anni da quando ha fondato la sua scuola di pittura e scultura a Villa Luganese. Cogliendo l’occasione del suo 75°compleanno, Casimiro Piazza organizza una giornata di porte aperte nel suo atelier-scuola. Appuntamento il 16 e il 17 novembre.

FOTO
SANDRO MAHLER
04 novembre 2019

Casimiro Piazza all'opera, sulla riproduzione in legno del dipinto Diligenza del San Gottardo.

Il “capannone”, come lo chiama lui, si trova sulla cantonale a Villa Luganese. L’edificio rosa sembra uno di quei numerosi prefabbricati che puntellano il nostro territorio. Potrebbe essere un’autofficina, un deposito industriale. Chi andrebbe mai a pensare che qui si trova una scuola di pittura e scultura? Casimiro Piazza, artista-artigiano, come si autodefinisce, 14 anni fa, qui ha dato il via a corsi di pittura e scultura a giovani e meno giovani. A pochi passi dal suo paese natale di Sonvico, il dinamico pensionato accoglie e invita ad esprimersi attraverso l’arte utenti del centro diurno di Lugano e della Fonte di Neggio, e ragazzi delle scuole speciali del Luganese.

L’entrata, con grandi sculture di legno, lascia già presagire quello che si vedrà all’interno: un enorme spazio colmo di quadri, sculture, collage, ritagli di articoli di giornale, fotografie appese ai muri. «Qui c’è tutta la mia vita» spiega Casimiro Piazza, mostrando e raccontando aneddoti per ogni singolo oggetto, e la conversazione salta allegramente di palo in frasca. Dalla mail di ringraziamento ricevuta da Ignazio Cassis per il quadro che raffigura Sessa – e che ora è appeso a Berna nell’ufficio del consigliere federale ticinese –, alla foto di un ragazzo autistico che frequentava i suoi corsi. «Era accompagnato sempre da sua madre, a cui non aveva mai rivolto la parola. E proprio qui, durante una lezione, l’ha chiamata “mamma”. Era scoppiata in lacrime».

Arte ed emozioni. Traboccano entrambe nel vissuto dell’artista. «Ho visto tre volte l’aldilà: in un incidente in moto nel 1963 e in due infarti più recentemente» confessa con gli occhi lucidi. Ma la vera svolta nel percorso di Casimiro Piazza è avvenuta nel 1987. «Sono rimasto in ospedale a lungo per un grave problema alla schiena. Avendo trascorso così tanto tempo in diversi ospedali, ho visto attorno a me persone ancora più malate di me, con disabilità gravi e mi ero detto che se fossi riuscito a guarire, avrei fatto qualcosa per queste persone. Ancora oggi quando parlo di quegli anni, mi viene la pelle d’oca».

È così che, in parallelo al suo lavoro in Posta, dove ha lavorato per 40 anni fino alla pensione, Casimiro Piazza inizia a pensare di aprire una sua scuola d’arteterapia.

Una biografia in opere d’arte

Al pian terreno si trovano soprattutto i lavori dei partecipanti ai vari corsi, al primo invece è come entrare nel mondo privato dell’artista: qui ci sono le sue opere più importanti. Alcune di queste sono state realizzate da un Casimiro ancora bambino, in un Ticino molto povero e diverso rispetto a come lo conosciamo oggi. Quando racconta la sua infanzia, emergono immagini di un passato lontano: «Due fratellini e due sorelline sono morti ancora piccoli, sono cresciuto con cinque sorelle. Ma solo a Natale mangiavamo tutti insieme, io e due sorelle dormivamo dalla nonna: a casa non c’era spazio per tutti». E così ci mostra le sue prime incursioni nel mondo dell’arte: dalla riproduzione del Leone morente, realizzata durante un’escursione scolastica a Lucerna, al primo quadro, la Santa Casa Lauretana, un olio su tela dipinto nel 1956, a soli 12 anni. «A quei tempi, mentre accudivo le pecore, dipingevo. Un giorno avevo smarrito sei pecore sotto i Denti della Vecchia, e mentre le cercavo ho incontrato un signore, siamo diventati amici e siamo stati vicini fino alla sua morte. Pepo Frigerio era un pittore e aveva studiato a Brera, da lui ho imparato molto – ricorda Casimiro Piazza indicandomi un suo ritratto –. La giacca che indossa in questo quadro, me l’ha regalata, ce l’ho io ora».

Ma se dovesse indicare il lavoro che lo rappresenta di più? Non esita un istante: «È questa: l’Ultima cena. Da ragazzo sono stato diverse volte a Milano ad osservare l’opera di Leonardo. Ci ho lavorato cinque anni. Negli anni ’70 cercavo un pezzo di legno di noce, ma il prezzo era altissimo. Avevo chiesto a un mio amico, che aveva un grosso noce piegato sopra la sua cascina ai Denti della Vecchia, se poteva darmi il legno una volta abbattuto l’albero. Ne sono state ricavate 15 tavole: ci sono voluti 15 anni per prepararle, già solo 11 per essiccarle e ogni mese andavano girate per controllare che non ci fossero le tarme».

Racconta tutto nei dettagli e con trasporto, ma torna volentieri a parlare della sua scuola più che del suo percorso e il suo volto si illumina davvero quando parla degli alunni, alcuni dei quali frequentano i corsi sin dall’inizio, e con i quali si sono instaurati veri e propri legami d’amicizia. E, per celebrare i suoi 75 anni, Casimiro Piazza ha scelto la “sua” scuola, celebrandone contemporaneamente i 14 anni d’esistenza: il momento di fare un bilancio, ma soprattutto di guardare al futuro, spiega l’artigiano-artista. E chissà che tra i partecipanti non ci sia anche qualche ragazzino che in Casimiro Piazza scopra il suo Pepo Frigerio…