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RITRATTI
CLAUDIO TADDEI

«Non sono un nostalgico»

Claudio Taddei è nato nel Locarnese, ma da ragazzino, con la famiglia, si è stabilito a Giornico, ora sua patria d’adozione. Ne conosce tutti gli angoli e gli ha anche dedicato un libro di racconti.

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melanie türkiylmaz
09 settembre 2019

Claudio Taddei davanti al museo di Leventina: «Giornico è un museo a cielo aperto».

«Quando in un posto non vi è più vita sociale, quando la gente se ne sta nel suo brodo, evita di parlare col vicino, se ne frega di tutto e gli dà fastidio la sola vista di uno che si ferma a chiacchierare con un altro, quello è il primo sintomo che un paese è votato alla morte». Potrebbero essere le parole di Claudio Taddei, ma sono quelle che lui fa dire al protagonista dell’ultimo capitolo del suo libro uscito lo scorso autunno, “Racconti dell’antico contado giornichese”, dove diversi personaggi si ritrovano all’osteria del paese a disquisire sul futuro di Giornico. Ed è così, parlando della località leventinese, come nel libro, che si è concluso anche il nostro incontro, sulla terrazza dell’Osteria Giornico, dopo una lunga chiacchierata nel museo di Leventina, durante la quale Taddei ci ha raccontato la sua storia e, indirettamente, quella del paese.

«A differenza del personaggio del mio libro, io non sono un nostalgico e non condivido la sua rassegnazione – ci tiene a precisare il docente in pensione –. Non sono di quelli che dice che si stava meglio prima. Constato che ci sono cose che non vanno bene e che bisogna agire, rimboccarsi le maniche, ma non darsi per vinti e piangersi addosso».

Dopo 38 anni d’insegnamento a Giornico, 10 anni fa, Taddei si è prepensionato per dedicarsi ai suoi hobby: il disegno e la scrittura, a cui si è aggiunta l’attività al museo, dove fa la guida per gruppi e scolaresche e per il quale prepara anche materiale didattico. Rigorosamente dattiloscritto. Apre una mappetta e ne estrae fotocopie di testi e di disegni. «Dopo la scuola ho sviluppato un’allergia al computer. Scrivo ancora a macchina. Cinque anni fa sono andato da un mio amico che vende computer e materiale informatico per sostituire la mia vecchia macchina da scrivere. Ho preso anche dei nastri di ricambio. Non si sa mai» sorride il professore. Anche il suo libro lo ha scritto a macchina. «Un amico e una mia nipote lo hanno trascritto: gli editori non accettano più i dattiloscritti» sottolinea con un certo rammarico il professore, che si definisce un abitudinario.

Riti mattutini

«Sono un “betolatt” – passa al dialetto sorridendo –. Tutte le mattine vado all’osteria a leggere i giornali e parlare con la gente. Sono un chiacchierone. Poi durante la giornata faccio dei lavoretti in casa, scrivo, leggo, lavoro al museo se ci sono visite. Sogni nel cassetto? Poter continuare a fare quello che faccio. Non sono in cerca di cambiamenti o novità. A febbraio saranno 60 anni che vivo nello stesso appartamento. Con gli affitti che ho pagato, mi sarei potuto costruire un castello – sorride –. Il mio paese nata- le è Gerra Gambarogno, ma è da quando ho 9 anni che vivo a Giornico, ormai il mio paese d’adozione. Mio papà lavorava alla Monteforno e, dopo 12 anni da pendolare, decise di avvicinarsi al posto di lavoro». E per un appassionato di storia e di analisi sociologica, non c’è osservatorio migliore che una palazzina popolare sul ciglio della cantonale. Da qui ha assistito alle diverse piccole grandi ondate migratorie: da quelle italiane negli anni ’60, a quella dai Balcani, fino al fenomeno più recente degli asilanti africani. «Pur essendo un paese di montagna, Giornico è accogliente; anche per questo mi ci sono trovato subito bene e non ho mai avuto il desiderio di partire».

Infatti, ad eccezione delle vacanze annuali con un gruppo di amici, tradizione di Claudio Taddei da oltre 40 anni, il professore in pensione il mondo lo gira a modo suo: leggendo romanzi, libri di storia, e accogliendo i visitatori dei tour guidati: «Giornico è un museo a cielo aperto. Ogni anno accoglie 10mila visitatori. Molti sono architetti e studenti d’architettura: vengono per ammirare le chiese. Giornico è menzionata anche nella guida del Touring italiano e nella guida verde Michelin» sottolinea non senza orgoglio.

Uno dei motivi che ha spinto Taddei a pubblicare il suo libro, a lungo rimasto in un cassetto, è anche la voglia di raccontare il suo paese d’adozione e invogliare la gente a venire in visita. Se una mattina percorrete la cantonale e vedete qualcuno leggere i giornali all’osteria di Giornico, ci sono buone probabilità che sia il professore. E se siete in vena di chiacchiere, fermatevi: troverete di sicuro un buon compagno di conversazione.