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RITRATTI
MOIRA LUCCA

Con la mappa in pugno

Moira Lucca fa la navigatrice in gare di rally nazionali e internazionali. Donna in un mondo di uomini, racconta il suo ruolo “dietro le quinte”. Ma anche il suo amore per Signôra, il villaggio di 29 anime in cui vive.

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HSASKIA CEREGHETTI
11 marzo 2019

La mappa, il quaderno delle note in pugno, quelle strane parole in codice pronunciate a raffica, “Destra 0 sporca”, “Sinistra 3 gira aggancia”, una curva dopo l’altra. Hobby particolare quello di Moira Lucca, bionda 42enne di Signôra, piccolo villaggio della Valcolla. Malata di motori sin dall’infanzia, da cinque anni fa la navigatrice in gare di rally nazionali e internazionali. È, insomma, il braccio destro del pilota. «Quella che lavora nell’ombra, che fa il lavoro sporco. Poi, al traguardo, soprattutto quando si vince, si parla solo del pilota. Ma se non ci fossimo noi da parte…».

Nel cuore della notte

Da piccola, quando ancora i rally ticinesi si correvano anche al buio, papà Willy la svegliava nel cuore della notte e insieme si recavano sul ciglio della strada, per vedere quelle macchine sfrecciare ad alta velocità attraverso le stradine della Valcolla.

Moira, che lavora come consulente per la clientela in una tipografia, si mette per la prima volta a un volante all’età di quindici anni. «Su un kart, per la precisione. Ne ho trascorsi altrettanti alla guida, partecipando a tante gare». Dopo un lustro di pausa, riecco il rally, sogno di sempre. «Sono partita con l’idea di fare la pilota. Solo che, ovviamente, non volevo guidare da subito. Strada facendo, mi sono accorta che mi sentivo bene a dirigere le operazioni. D’altra parte io non sono una che ama stare sotto i riflettori, dietro le quinte riesco a dare il meglio». A distanza di cinque anni, Moira è un’apprezzata navigatrice del team MetiorSport di Gravedona, in Italia. Con la “sua” Skoda Fabia R5, gareggia a fianco di piloti di prestigio, del calibro di Giandomenico Basso, con cui di recente ha brillato all’Europeo di Roma. Oppure di Andrea Crugnola, con cui ha trionfato a Monza nel 2017. «Perché corro per un team italiano? In Svizzera purtroppo manca la cultura del rally. Basti solo pensare a quante polemiche si sollevano ogni volta che si organizza il rally del Ticino. A proposito, vincerlo sarebbe uno dei miei sogni proibiti».

Moira Lucca: «Il risultato sportivo? Per me conta eccome».

Concentrazione, precisione, calma. Virtù che hanno fatto della 42enne luganese una piccola macchina da guerra. «Non gareggio sempre con lo stesso pilota, ma per fortuna ho un carattere che si adatta a chiunque, anche nella vita privata. Non mi arrabbio mai, non ne vale mai davvero la pena, in passato ero più impulsiva. Il rally mi ha cambiata. Non ho neanche paura che il pilota commetta errori, prima di salire in auto noi rallisti sappiamo che la certezza di arrivare in fondo sani e salvi non può mai esserci al 100%. Però si studia ogni dettaglio, ogni singolo punto critico. Alla vigilia di ogni gara si va col pilota a fare le ricognizioni ed è il pilota stesso a dettarmi le sue note, insieme definiamo come vuole ricevere le indicazioni legate al percorso. Per il resto sono fatalista, anche mia mamma Gianna e le mie sorelle Dalida e Luana, lo sono. Papà Willy non c’è più, ma so che sarebbe fiero di me».

Stampa le cartine, organizza le trasferte e i pernottamenti. La bionda navigatrice è una specie di tuttofare. E non si nasconde dietro alle ipocrisie. «Il risultato sportivo? Per me conta eccome. Più vinciamo, più riusciamo a trovare sponsor che ci sostengono».

Un luogo magico

A questo punto sorge spontanea una domanda. Ma con tutte quelle curve, come fa un navigatore, che è costantemente costretto a leggere i fogli che tiene in mano, a non vomitare? «La prima volta che l’ho fatto, mi sono portata dietro di tutto, dalle cicche agli antiemetici. Temevo il peggio, dal momento che raggiungiamo velocità di 160 chilometri orari in stradine di montagna. Ebbene, non ho mai avuto problemi. È come se, in gara, entrassi in un’altra dimensione».

Donna in un mondo al maschile. Lo stimolo a dare il massimo, forse, arriva anche da qui. «È un’ipotesi. Di certo la stima te la conquisti sul campo. Perché i pregiudizi non mancano. Ma quando vedono che sai il fatto tuo, anche i maschi ti rispettano». Prima di partire per ogni competizione, Moira va nel suo luogo magico per ricaricare le batterie. Alla Moschera, sopra Gola di Lago. «Lì riscopro me stessa, la natura mi rigenera. E non ho paura della solitudine. Se no non avrei deciso di starmene a Signôra, un paesino di 29 abitanti. Un posto incantato in cui, se chiudo gli occhi, sento ancora papà Willy che mi sveglia nel cuore della notte per vedere il rally…».