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RITRATTI
ALAN BOGANA

Costruire ponti tra arte e scienza

L’artista ticinese, di base a Ginevra, ha vinto il premio della Fondazione Bally 2017. La sua opera è ora esposta allo showroom di Milano.

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Patrick Gilliéron Lopreno
21 gennaio 2019

Alan Bogana: «La tecnologia fa da tramite tra i nostri sensi e la realtà che ci circonda. Quindi ci permette di scavare nel lato nascosto delle cose per rimetterle in discussione».

E chi l’ha detto che la natura e la tecnologia debbano per forza litigare? Magari guardandosi dai lati opposti di una frontiera? Di certo, non Alan Bogana, artista classe 1979. Lui, proprio su quella frontiera, ha voluto costruire un ponte per intrecciare mondi solo apparentemente lontani. «Sono nato a Faido, ma il posto delle mie origini è Biasca con la sua bella cascata d’acqua e tutte le montagne irte attorno. La mia è stata un’infanzia calata tra boschi e prati, dighe e ruscelli. Paesaggi naturali modificati nel tempo dalla caduta di detriti e inondazioni, fino al traforo tecnologico di Alptransit». E per chi è cresciuto lì, è inevitabile provare un’attrazione verso la natura ma anche subire il fascino e la potenza di tutti quegli strumenti scientifici che l’hanno saputa cambiare. «Sì, per me le due cose sono sempre collegate. Non c’è contrapposizione, ma la ricerca di un’armonia. In fondo, la tecnologia fa da tramite tra i nostri sensi e la realtà, quindi ci permette di scavare nel lato nascosto delle cose per rimetterle in discussione».

Dal cinema alle arti visive

Una volontà di aprire il proprio sguardo a nuove percezioni che ha sollecitato Alan ad avventurarsi in campi d’esperienza molto diversi gli uni dagli altri. Con tanta curiosità e un desiderio mai sazio di sperimentare. «Sono rimasto a vivere in Ticino fino ai 23 anni, cambiando percorso, tra liceo e un apprendistato di informatico, fino alla maturità. Poi, sono andato a Berlino per iscrivermi a una scuola di cinema, prima di rivolgere le mie attenzioni altrove». Del resto, anche prima, la passione per le immagini lo aveva fatto girovagare in Ticino per fotografare luoghi dismessi come le fabbriche abbandonate. «Mi intrigava puntare i miei scatti in quei posti intermedi in cui le cose nuove fatte dall’uomo sapevano già di passato. Erano delle rovine contemporanee».

E per esplorare il cuore selvaggio della realtà bisogna affidarsi a tutte le potenzialità dei propri sensi. «Per me, fin da adolescente, è stato divertente cimentarmi anche con la musica. Grazie a tastiera elettronica e sintetizzatori, mi ero messo ad assemblare suoni di ogni genere. E da lì sono sorte le mie prime composizioni che usavo per fare da colonna sonora ai cortometraggi di amici, ma anche per mostre e concerti».

Tutte passioni coltivate da autodidatta finché poi tutta quell’energia è stata incanalata verso le arti visive.

La formazione alla scuola di Belle Arti a Ginevra, proprio nella città dove ancora oggi Bogana mantiene il suo atelier. «Ginevra in un certo senso ha fatto da calamita da cui è partito questo viaggio che negli ultimi dieci anni mi ha portato a realizzare esposizioni personali e collettive in Svizzera e all’estero, sviluppando opere realizzate con le tecniche più disparate».

Premio Artista Bally 2017

Già, perché si va dalle installazioni alle sculture in materiali traslucidi, dai lavori video in computer grafica agli ologrammi. Ma senza mai smarrire quella volontà di restare lì, nello spazio di frontiera dove la natura incontra la scienza. E il lavoro con cui ha vinto il Premio Artista Bally 2017 va proprio in questa direzione. «È una scultura in plexiglas che con le sue forme somiglia a delle montagne. In questo caso poi, il tema del concorso era quello di descrivere il mondo attraverso un solo colore e io ho scelto la trasparenza. Non soltanto perché è una cosa ricorrente nelle mie opere, ma anche perché mi sembrava una metafora che legasse bene con l’attualità. Da una parte, la necessità per i governi di essere più trasparenti, dall’altra l’esigenza dei cittadini di poter mantenere un diritto alla privacy». Che poi è anche quella trasparenza per cui uno parte da un punto del mondo per raccontare il mondo intero.

Una vocazione fatta di incontri lontani e di inaspettati ritorni. «Grazie ai miei progetti, ho potuto soggiornare in diverse residenze d’artista. A Roma, Parigi, in Sudafrica e nella Silicon Valley di San Francisco. Si parte e si torna, tanto più che adesso, grazie a una collaborazione tra Svizzera e Cile, nel 2019 potrò soggiornare per un mese presso gli osservatori astronomici cileni nel deserto di Atacama e per un altro mese, invece, sarò ospite al Cern di Ginevra».

E per Bogana andare al Cern è davvero un sogno che si avvera. «A suo tempo, dal soffitto della mia stanza pendeva un minuscolo astronauta di pezza, perché quello era quello che volevo fare da piccolo. Così ora mi ritrovo nel posto scientifico che più si avvicina a quel senso di avventura nello spazio». Che è un po’ come unire la fantasia di un bambino alla costanza di un adulto, perché quella fantasia rimanga in volo.