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RITRATTO
FRITZ BLEUER

Uomo tuttofare al Festival

Sono 31 anni che Fritz Bleuer in estate viene a lavorare al Locarno Film Festival. In autunno e in inverno invece, lo trovate sulla Bärenplatz di Berna a vendere castagne. Incontro con un maronatt davvero speciale.

FOTO
MASSIMO PEDRAZZINI
12 agosto 2019

Fritz Bleuer: «Ho forza nelle braccia, me la cavo con le lingue, parlo e vado d'accordo con tutti».

Il Locarno Film Festival è giunto nella sua seconda e ultima settimana. Ma è lungi dal finire. Almeno, per Fritz Bleuer, coordinatore eventi e tecnico montaggio e smontaggio, e per gli altri 150 collaboratori che lavorano dietro alle quinte di questa grande kermesse in fase di smontaggio. Fritz chiuderà le porte del bunker di palazzo Fevi il 25 agosto, solo allora, dopo 7 settimane di lavoro, il Festival sarà concluso anche per lui. Il bernese è un collaboratore fedele del Festival da ben 31 anni: «Il mio amico Erich, anche lui bernese, ci lavorava già, e 32 anni fa mi aveva chiesto se volevo partecipare anche io. Quell’anno avevo rinunciato perché mia figlia aveva appena tre mesi. Ho iniziato l’anno dopo, e da allora, ogni anno torno. Gli organizzatori non devono nemmeno più chiedermi se sono disponibile: sanno che ci sono» sorride il 67enne.

Vestito di nero, grosse scarpe da lavoro, lo incontro a inizio luglio nei sotterranei di palazzo Fevi, dove si trova il magazzino. Fritz sta per l’appunto sis- temando del materiale con Erich, discutendo con lui in bernese, quando arriva Paul, un tecnico del suono francese e si passa allora all’inglese e al francese. «Come ho imparato il mestiere? Learning by doing. Ho forza nelle braccia, me la cavo con le lingue, parlo e vado d’accordo con tutti. E ho un certo talento nel costruire. Non sono esperto in niente, ma so fare di tutto», Fritz sintetizza così il suo cv.

Maronatt a Berna

Il saper attaccare bottone è sicuramente una dote necessaria anche per la sua attività principale, come mi racconta davanti a un caffè in un bar vicino. In autunno e in inverno, da 45 anni, Fritz vende castagne sulla Bärenplatz a Berna. «Inizialmente avevo solo rimpiazzato un amico durante una sua assenza al negozio di frutta e di verdura Maletti a Berna. Ma i proprietari erano contenti del mio lavoro e mi chiesero se volevo restare. Avevano anche una baracca per vendere le castagne e ho iniziato così. Mi piace il contatto con la gente: da me viene ogni tipo di clientela. Politici di destra e di sinistra ,– tutti prima o poi passano. Dreifuss era una cliente fedele, veniva due volte a settimana –, spacciatori e poliziotti, giovani e anziani. Viene molta gente che ha bisogno di parlare. Sono nate anche delle amicizie. Amici anche dei tempi della scuola o locarnesi di passaggio vengono a salutarmi. C’è chi deve prendere appuntamento per andare in un bar a scambiare quattro chiacchiere con gli amici, io posso farlo durante il lavoro – sorride solare Fritz –. Siamo rimasti in cinque maronatt a Berna. In passato eravamo più numerosi, ma è oggi che ho più concorrenza. Un tempo le castagne erano l’unica cosa che si poteva mangiare per strada. Oggi trovi bretzel, hamburger, kebab…» .

Insomma, due attività entrambe iniziate un po’ per caso ma azzeccatissime e che gli hanno procurato altri mandati durante il resto dell’anno. «Non cerco le cose, sono loro che vengono a me – sorride accendendosi una sigaretta –. Pensa che quando ero giovane mi ero detto: non voglio sposarmi, non voglio figli e non voglio comprar casa. E alla fine ho fatto tutte e tre queste cose e sono felicissimo! La vita è così». E la sua filosofia di vita la vorrebbe anche mettere nera su bianco scrivendo un libro. «È uno dei miei sogni. Mi è sempre piaciuto scrivere e un mio maestro mi aveva incoraggiato. Per ora è solo un sogno, e forse non è male che lo resti: abbiamo bisogno di sogni, una volta che li realizzi, non lo sono più…».

Cupido colpisce ancora

Ma in questi giorni che precedono il festival, c’è poco tempo per filosofeggiare o sognare. «Sono settimane intensissime ma mi piace che sia così: siamo un’équipe molto unita, e come in una squadra di calcio, ci conosciamo da anni. Iniziamo la giornata insieme già a colazione. Poi durante il giorno ci aiutiamo e la sera, se fa bello, siamo in piazza. Io osservo il pubblico: persino quelli seduti in fondo, che non vedono bene lo schermo, sono completamente immersi nel film e si godono lo spettacolo. È una soddisfazione pensare che questo è in parte dovuto anche al mio lavoro».

E passata l’euforia del Festival, la voglia di tornare a casa si farà sentire. Anni fa per ritrovare la figlioletta. Ora per rivedere la compagna. «Dopo il divorzio, sette anni fa, credevo che non mi sarei mai più innamorato. Pensavo che sentire le farfalle in pancia fosse una cosa per ventenni. Invece a me è successo due anni fa. È bello» confida commosso il maronatt, montatore e smontatore filosofo che sa che la vita può prendere svolte inaspettate, non solo sul grande schermo.