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RITRATTI
VALENTINA MERCOLLI

Il calcio, una scuola di vita

Dal campetto di Vezia al quartier generale della UEFA: Valentina Mercolli il suo percorso l’ha sempre avuto ben chiaro. Ed è riuscita a fare della sua passione il lavoro dei sogni.

TESTO
FOTO
SANDRO MAHLER
01 luglio 2019

Valentina Mercolli: «Il calcio è una passione che mi ha permesso di formare il carattere».

Un padre insegnante di educazione fisica e una madre che ha ballato il rock’n’roll acrobatico fino al settimo mese di gravidanza: Valentina Mercolli non poteva che essere un’amante dello sport. È stato il calcio a far nascere in lei una grande passione che l’ha portata dal campetto del Villaggio Verde di Vezia, dove ha iniziato a tirare i primi calci al pallone, a Nyon, nella sede del calcio europeo, la UEFA, dove lavora da quasi otto anni.

L’amore per il calcio

«Sono cresciuta in un quartiere in cui i miei vicini si trovavano spesso per giocare a calcio. Figlia unica e socievole sin da piccola, non poteva che andare a finire così. Ci allenavamo nel campetto dietro casa e quando sbagliavamo un tiro, la palla finiva inevitabilmente nel giardino dei vicini: una coppia di anziani che tenevano in ostaggio i nostri palloni. È così che ho imparato a diventare più precisa ed è nata la mia passione per il calcio. Quando i miei amici andavano all’allenamento rimanevo però da sola, così un giorno uno di loro, dispiaciuto, mi chiese di andare con lui, avevo 7 anni. Ringrazio ancora oggi il mio amico e l’allenatore per avermi accettato in squadra: ero l’unica ragazza. I compagni mi accolsero subito perché me la cavavo con passaggi e azioni, ma per utilizzare lo spogliatoio dovevo fare a turno con l’arbitro».

Un talento, quello di Valentina, che si è palesato presto: a 12 anni viene convocata nella Selezione Ticinese, a 14 debutta in serie B femminile e a 16 indossa per la prima volta la maglia della nazionale svizzera al Festival Olimpico Europeo della Gioventù di Parigi.

Nel segno della determinazione

Dal calcio Valentina ha imparato molto, nozioni che le sono state utili anche fuori dal campo. «Il calcio è una passione che mi ha permesso di formare il carattere. A quei tempi nelle squadre maschili c’erano pochissime ragazze; in tutto il campionato si contavano sulle dita di una mano. Questo ha rafforzato la mia determinazione e ho imparato l’importanza di rispettare compagni e avversari. Far parte di una squadra mi ha inoltre permesso di sviluppare capacità relazionali e di cooperare con gli altri per raggiungere un obiettivo comune. Sapevo dove volevo arrivare e i risultati scolastici non hanno mai risentito dei tanti allenamenti». Dopo il liceo, Valentina si trasferisce a Losanna per studiare Scienze dello sport e dell’educazione fisica. Il suo cammino verso la UEFA inizia però con la scelta del Master in Management dello Sport e una tesi sullo sviluppo del calcio femminile, che le ha permesso di scoprire da vicino il lavoro svolto dalla dirigenza del calcio europeo.

Nello stesso periodo partecipa come volontaria alla Coppa del Mondo di calcio femminile in Germania: «L’esperienza a Francoforte è stata una delle più belle della mia vita, ho potuto lavorare per la prima volta nel cuore di un grande evento e seguirlo da vicino. Aggiungere esperienza professionale al mio percorso accademico è stato fondamentale, mi ha permesso di cominciare a conoscere le persone responsabili dell’organizzazione».

Tornata in Svizzera, Valentina inizia uno stage al Centro di Studi Internazionali sullo Sport (CIES) a Neuchâtel; pochi mesi dopo viene assunta come stagista alla UEFA e, anche nel canton Vaud, non ha mai abbandonato il calcio, partecipando alle finali europee universitarie e vincendo una coppa svizzera in serie A con il FC Yverdon Féminin.

Nel quartier generale della UEFA

Valentina oggi è manager del programma HatTrick e si occupa di fare approvare i progetti destinati allo sviluppo del calcio inviati dalle federcalcio europee, di seguirne l’implementazione sul posto e di sostenere le federazioni nel loro sviluppo. «È un lavoro molto interessante, i progetti che seguo spaziano dalla costruzione di campi di calcio allo sviluppo del calcio a tutti i livelli, dai corsi di formazione alla costruzione di stadi nazionali. Sono in contatto con le 55 federazioni membre della UEFA, lo scambio interculturale è estremamente arricchente».

Ovviamente, Valentina non ha ancora attaccato le scarpette al chiodo e oggi dirige la squadra femminile della UEFA in cui gioca. In Svizzera, la UEFA sta inoltre finanziando una parte della Women’s Football Academy per permettere alle giocatrici di talento di poter studiare e sviluppare le loro capacità calcistiche. «Sono sicura che la Coppa del Mondo femminile in corso in Francia ispirerà molte nuove ragazze ad avvicinarsi a questo sport meraviglioso».