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RITRATTI
ADRIANO RIVA

Il clown del muschio

Adriano Riva è uno spirito troppo ribelle per il Ticino, che ha lasciato nel 2012. Oggi vive in Francia, in Normandia, dove la sua arte è un inno alla natura.

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Sandro Mahler
18 febbraio 2019

Adriano Riva: «Ho imparato a contenere il mio ribellismo, incanalandolo in forme artistiche più riflessive».

Si presenta al bar Graziella con un deambulatore rivestito di muschio. Adriano Riva, 39 anni, nato e cresciuto a Chiasso, nel quartiere via Soldini, dal 2013 vive in Francia, dove fa il clown e l’artista di strada. “Jimbo” è il suo soprannome. Dopo il caffè, propone di andare alla fontanella del Penz, «vi faccio vedere dove mi portava mia nonna quando ero piccolo». Quel carrellino ricoperto di muschio, appiccicato con una colla di «acqua, farina, zucchero e birra» apparteneva a lei. Jimbo lo appoggia su un ceppo, non lontano dal “funtanin”. L’oggetto in disuso, lasciato lì in ricordo delle passeggiate con sua nonna, diventa una sorta di installazione d’arte. La sua verve estetica ha trovato uno sfogo liberatorio in Francia, grazie alla fidanzata Elsa e alla loro compagnia d’arte, il Bureau des Pensées Perdues. «La scintilla è scoccata alla scuola di clown Samovar di Parigi. Oggi abitiamo in Bretagna, a Berrien, un villaggio di mille anime», racconta Jimbo, innamorato della magia fiabesca dei boschi bretoni, ispiratori e cornice dei loro spettacoli.

Padre a vent’anni

In Ticino, invece, il suo percorso artistico è stato minato da mille ostacoli. A complicare il tutto è stata la sua indole ribelle, irriverente. «La ribellione mi accompagna da quando ero piccolo. Non ho mai sopportato le ingiustizie. Pensa che a otto anni, quando il portinaio ci aveva proibito di giocare a pallone nel cortile dove abitavano i miei nonni, in via Milano, io e i miei amici gli imbrattammo l’auto e sgonfiammo le gomme». Ai tempi della fanciullezza, per Adriano, nipote di Ferdinando “Puci” Riva, leggenda del F.C. Chiasso, è il calcio la sua arte preferita. Ma a 17 anni smette, nonostante il futuro promettente. «Io giocavo per divertirmi, ma a Chiasso non venivo considerato come Adriano Riva, ma come il nipote del “Puci” Riva, e la cosa non mi andava giù. E così ho preferito continuare a giocare con gli amici al Crocione (campo di ghiaia vicino allo stadio Riva IV, ndr)».

A 20 anni ottiene il diploma di selvicoltore, ma vuoi per la durezza del lavoro, vuoi perché l’azienda forestale per cui lavorava non assumeva apprendisti, Riva si ritrova a dover gestire una situazione delicata. «Mi ero sposato ed era nato mio figlio Diego, che oggi ha 19 anni. Dovevo lavorare, a tutti i costi. D’estate facevo il giardiniere e d’inverno lavoravo in fabbrica. Agli inizi del 2000 il lavoro si trovava ancora. In fabbrica facevo i tre turni. I colleghi più anziani mi dicevano che ci si abitua a tutto, anche alla fabbrica. Ma non ce l’ho fatta a continuare». Per il giovane padre, l’esperienza operaia è stata una preziosissima lezione di vita. Per Johann Nestroy, commediografo austriaco dell’800, la vera scuola era il mondo, per Riva era la fabbrica. «Sono un artista dallo spirito operaio. È per questo che porto le salopette», dice ridendo.

La provocazione e la svolta

Tra il 2009 e il 2010 partecipa alla creazione di un gruppo di Carnevale dal nome curioso, Arschwurst, “sedere di salsiccia”, che ricorda vagamente Hans Wurst, Gian Salsiccia, personaggio comico del teatro popolare tedesco del XVI secolo. «Ci distanziavamo dallo spirito politicamente corretto del Carnevale ticinese, in cui a esprimersi erano sempre loro, gli imprenditori dell’allegria, che seguivano le loro regole e ogni anno si premiavano a turno». Nel 2009 la provocazione degli Arschwurst «a Chiasso sfocia in indignazione». «Nel pieno della polemica sulla Madonnina del Penz, che avevano sostituito con una nuova (quella dell’artista Selim Abdullah, ndr), abbiamo inscenato il suo corteo funebre. In testa al gruppo c’erano la croce e il tamburo, al centro la Madonna, una ragazza sdraiata in una bara. A chiudere c’eravamo noi, vestiti di nero e le maschere bianche. Inquietante, ma divertentissimo». Per gli organizzatori fu un oltraggio. «Ci hanno detto di non farci più vedere». È in quel momento che Riva getta la spugna. «Ho capito che qui non c’erano le condizioni, l’ambiente per proporre qualcosa di diverso. Ho racimolato dei soldi come manovale per iscrivermi al Samovar di Parigi e nel 2013 ho detto addio».

Un uomo nuovo

Oggi Adriano Riva è un uomo nuovo. «Ho imparato a contenere il mio ribellismo, incanalandolo in forme artistiche più riflessive. Da aprile a ottobre facciamo spettacoli itineranti per la Francia, d’inverno organizziamo la stagione successiva». In agosto Adriano ed Elsa si sposano in seconde nozze a Berrien. «Ma non sarà una cerimonia normale. Stiamo preparando una sorpresa irriverente». La Bretagna è avvisata.