X

Argomenti popolari

RITRATTI
MARIO BOGNUDA

Il gran bazar del cuore

Mario Bognuda, 65enne di Sant’Antonino, vive in mezzo a un’immensa distesa di oggetti usati. È responsabile del mercatino delle pulci dell’associazione Alessia. Una missione che ha abbracciato anche in seguito a un dramma vissuto in famiglia.

FOTO
melanie türkiylmaz
26 agosto 2019

Mario Bognuda: «Ho cominciato facendo questa attività come hobby. Adesso è il mio principale scopo di vita».

Vestiti, armadi, tavoli, quadri, tappeti, libri, stoviglie. Un’immensa distesa di oggetti usati. Siamo nella casa, e nel giardino, di Mario Bognuda, 65enne di Sant’Antonino. Un ometto dolce, dalla voce sottile e pacata. Un buono, come lo definiscono in paese. Non a caso da una decina d’anni ha deciso di ospitare, direttamente a domicilio, il mercatino delle pulci dell’associazione Alessia. «Tutto il ricavato, va devoluto in beneficenza. In tutto questo tempo, qui sono stati raccolti circa 780mila franchi».

La morte della sorella

L’associazione Alessia, nata nel 2004, ha come missione il miglioramento delle cure pediatriche in Ticino, nonché il sostegno a bimbi e famiglie che necessitano di cure particolari. Mario, che per 45 anni ha lavorato come segretario comunale aggiunto nel suo Comune, e che in passato ha pure collaborato con la sezione locale dei samaritani, è sempre stato sensibile alle tematiche sociali. «Ma soprattutto c’è un episodio della mia vita che mi ha segnato: la morte di una mia sorella, a soli 21 anni. Io ne avevo 4. Lei era bellissima, un raggio di sole, ed era volenterosa, ricordo che andava sempre in stalla ad aiutare mio papà. Se l’è portata via la leucemia. E non scorderò mai il dispiacere di mia mamma; ho vissuto tutta la sua sofferenza, negli anni a seguire. Perdere un figlio è devastante». Quella di Mario era una famiglia umile, di contadini. «I miei genitori avevano tentato il tutto per tutto, volevano salvare mia sorella. Invano. Alla fine arrivarono fatture sanitarie di 60mila franchi, una cifra enorme per l’epoca e per gente come noi. Ecco perché, a tanti anni di distanza, ho deciso di fare qualcosa per i più piccoli in difficoltà, e per le loro famiglie. Conosco bene la famiglia di Alessia, la bimba da cui prende il nome l’associazione. È morta a soli due anni. A quel punto, con la nascita dell’associazione a lei dedicata, mi si è accesa una scintilla. Volevo fare la mia parte».

Mario decide così di mettere a disposizione dapprima il suo giardino, e in seguito alcuni spazi della sua casa, per il mercatino. «E pensare che ero un amante dei fiori. Ne avevo di bellissimi, in giardino. Ma non fa nulla. I fiori che raccolgo oggi sono ancora più belli. Il mio primo contributo fu quello di raccogliere i 17mila franchi mancanti per l’acquisto di un’ambulanza pediatrica attrezzata. Lo ricordo con orgoglio, anche perché all’inizio non si sapeva ancora se un mercatino del genere, in un quartiere così discosto, potesse funzionare».

La casa paterna

Invece, col passare degli anni, via Malcantone, il luogo in cui abita, diventa meta di curiosi e appassionati di oggetti vintage. «Ricevo visite da ogni angolo del Ticino, dai Grigioni, dall’Italia». Alcuni vicini lo sostengono, mettendogli a disposizione ulteriori spazi per il suo gran bazar benefico. Qualche cantina, qualche locale in disuso. «I miei vicini sono come angeli custodi – sostiene –. Sarei ancora alla ricerca di un magazzino per tenere al riparo i mobili in inverno, in modo che non si rovinino. Magari qualche anima pia si fa avanti… Ho cominciato facendo questa attività come hobby, nel tempo libero. Adesso che sono in pensione, è diventata il mio principale scopo di vita».

Il 65enne è molto selettivo. «Non prendo qualsiasi cianfrusaglia, voglio cose particolari e in buono stato. Gestisco io stesso la pagina Facebook del mercatino, pubblico le foto dei “nuovi arrivi” e puntualmente anche quanto ricavato. La trasparenza è fondamentale, quando c’è di mezzo la beneficenza. Io non ci guadagno niente a livello economico. Mi vengono pagati solo i rimborsi spese, ad esempio la benzina per le occasioni in cui mi reco a ritirare un mobile col furgone. Le soddisfazioni umane sono enormi». Una persona semplice, abitudinaria, che vive ancora nella casa paterna, quella in cui è nato e cresciuto. In cucina, su una mensola, spiccano le teiere della mamma. «Quelle non sono in vendita – precisa con un mezzo sorriso –. Fanno parte dei miei affetti, e di un tempo di cui, a volte, ho nostalgia. I miei genitori lavoravano la terra, producevano verdura, tabacco. Allevavano mucche, maiali. È stata un’esistenza dura, la loro. Nonostante ciò, a me, a mia sorella e a mio fratello, non è mai mancato nulla». Gli occhi di Mario diventano lucidi. «Sono una persona che rimugina tanto, di notte a volte non dormo, penso troppo. Per svuotare la mente allora inizio a camminare, vado sul Piano di Magadino, là dove un tempo la nostra gente coltivava la terra. E tutto si calma, ritorna l’armonia».