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RITRATTI
MICHELA DI SAVINO

Un vulcano d'idee

Michela Di Savino è fotografa e ballerina, insegna yoga e danza. Incontro con una donna dai mille progetti che ha deciso di abbandonare la caotica Milano per riconnettersi con la natura.

TESTO
FOTO
melanie türkiylmaz
23 settembre 2019

Michela Di Savino ama i luoghi selvaggi, dove ricarica le batterie.

È nata a Milano ma il suo cuore non appartiene alla città. Michela Di Savino – fotografa e ballerina – ha seguito la sua passione per la montagna e da qualche anno vive in Svizzera. Grazie alle visite frequenti nella casa di famiglia in Valtellina, ha scoperto presto di avere un’affinità con la quiete piena di vita delle Alpi. Metà italiana e metà svizzera, è cresciuta con due genitori amanti dello sport e della vita semplice e salutare. Da loro eredita un fisico snello ed atletico, la passione per il movimento e un’attitudine profondamente anti convenzionale. «Le mie origini mi hanno suggerito il cammino, sono sempre stata affascinata dalle forme del corpo e dai differenti comportamenti ad esso associati, dall’arte e dalla spiritualità».

A 19 anni decide di studiare comunicazione all’Accademia d’Arte di Brera dove scopre la sua affinità con la fotografia. Finiti gli studi accumula esperienze nei suoi viaggi tra New York, Australia e tornando a Milano ottiene un contratto di 4 anni per lavorare nella fotografia di moda. A un certo punto però qualcosa in lei cambia. «Era giunto il tempo di sperimentare nuove strade».

Guidata da ciò che le accende il cuore, si iscrive a un Master di fototerapia dove la fotografia è utilizzata come strumento di indagine e trasformazione. Passa dal guadagnare grosse somme di denaro in un giorno, a lavorare per progetti sociali o artistici anche gratuitamente, ma inizialmente non le importa perché il suo cuore è appagato. Lavora in empatia con persone di ogni genere, fotografa diverse forme mentali e corporee, anoressiche, bulimiche, bambini e anziani per l’associazione NutriMente. Dopo una vita ad esplorare varie forme di danza — dalla classica all’hip hop — anche qui sente il bisogno di contattare dimensioni nuove. Studia danza consapevole con la tecnica dei 5Ritmi di Gabrielle Roth e ecstatic dance, dove il ballo è una vera e propria medicina, e poi yoga.

Una nuova partenza in Svizzera

Mentre si apre a queste realtà, il richiamo della natura è sempre presente. «All’ennesimo bivio decisi di puntare tutto sulla Svizzera – racconta –, sentivo il desiderio di riscoprire le mie radici e vivere in un posto più quieto di Milano». E così ci sono state le prime opportunità lavorative. L’esperienza come coordinatrice del dipartimento fotografico per i Festival del Film, quello di Locarno e poi quello di Zurigo. «Tutto arriva tramite vere e proprie chiamate, quando meno te lo aspetti», aggiunge mentre riflette sul flusso degli eventi. Si trasferisce a Zurigo per due anni dove lavora per diversi progetti. Una persona a lei molto vicina le dice: «Michela, è bellissimo quello che fai, ma se non ti crei un obiettivo tuo continuerai a cambiare direzione senza far crescere qualcosa di solido». Quelle parole la toccano, decide di buttarsi in un’avventura tutta sua e di vivere a Locarno.

Un progetto innovativo

Dopo anni in cui si è dedicata a facilitare esperienze di yoga e di danza consapevole in luoghi particolari, dai rooftop milanesi ai parchi di Zurigo per Anyyogi, trova la sua idea in cui credere. Un concetto semplice e innovativo, ispirato dalle possibilità di applicazione delle cuffie per i silent party. «L’idea che motiva Innerwalk project è quella di invitare le persone in luoghi magici della natura e, grazie alle cuffie a radio frequenza, creare lo spazio per fare ecstatic dance, yoga o meditazione all’aperto – spiega –, attraverso la voce che passa nelle cuffie e con la musica, di dj e musicisti scelti, si riesce a creare una sorprendente connessione generando così un’esperienza unica». Si puo’ stare a distanza di 150 metri dalla fonte di suono, da soli o in gruppo, fermi, in movimento, occhi aperti o chiusi, anche nuotare con la musica in cuffia. «Le orecchie sono una delle parti più intime del corpo — basti pensare che quando ci addormentiamo il gesto di coprirle ci fa sentire immediatamente protetto — e per questo le cuffie veicolano un’esperienza intima e profonda».

Le prime sessioni zurighesi sono state molto seguite e, inaspettatamente, anche quelle ticinesi lo sono.

Oggi Michela Di Savino desidera vedere crescere il suo progetto. Creare una community consapevole, unirla alle altre già presenti, coniare una nuova possibilità di esplorare, oltre a sé stessi, i luoghi più suggestivi della natura Svizzera, cercare collaborazioni con enti del turismo, teatri, musicisti, rifugi di alta montagna, persone interessanti e interessate. In poche parole, attraverso la danza, la musica e i paesaggi incontaminati, riportare l’uomo alla sua natura più autentica.