L'arte, fra Heidi e Lady D | Cooperazione
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RITRATTI
PATRIZIA CATTANEO MORESI

L'arte, fra Heidi e Lady D

I pensieri di Patrizia Cattaneo Moresi si muovono fra le montagne grigionesi dove è cresciuta e la galleria d’arte che dirige a Melano. Senza mai dimenticare la famiglia.

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VIOLA BARBERIS
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SEBASTIANO MARVIN
30 settembre 2019
Patrizia Cattaneo Moresi in una sala della galleria d’arte Artrust di Melano, che ha aperto nel 2013 e che tutt’ora dirige.

Patrizia Cattaneo Moresi in una sala della galleria d’arte Artrust di Melano, che ha aperto nel 2013 e che tutt’ora dirige.

«I miei primi sei anni di vita li ho vissuti a 2.281 metri d’altitudine, sul Gotschnagrat, nei pressi di Klosters. Per andare all’asilo prendevo la teleferica. E se c’era troppo vento, la sera non potevo tornare a casa».

Nata a Coira, e per metà grigionese, Patrizia Cattaneo Moresi a volte si sente un po’ come Heidi. Ad esempio quando scollina su un passo alpino e attorno a sé ha solo montagne. Ma anche quando, a sette anni, ha dovuto lasciare i Grigioni per trasferirsi con la famiglia a Lugano, sul trafficato corso Elvezia: «un po’ come Heidi quando è costretta ad andare a Francoforte».

Fra sciatori, mucche e Lady D

Mentre ci racconta la sua infanzia, Patrizia rigira tra le mani una teleferica di plastica rossa, una di quelle che andavano di moda negli anni ’80, con un foro attraverso il quale guardare un paesaggio. «Dentro si vede la mia prima casa», l’albergo-ristorante che i suoi genitori avevano in gestione, che si trova proprio alla stazione d’arrivo della funivia.

«Sono cresciuta fra i tavoli del ristorante», ci dice. E senza vicini di casa con cui giocare, gli incontri che faceva erano decisamente fuori dal comune, per una bambina. «Le mucche d’estate e gli sciatori d’inverno. Oltre alla mia famiglia, ovviamente!». Una famiglia per lei importantissima – come sottolinea più volte durante il nostro incontro – alla quale se ne aggiungeva di tanto in tanto un’altra, quella reale britannica, «che va tutt’ora a sciare a Klosters».

«Tra i nostri ospiti c’era anche Lady Diana», continua. «L’ho incontrata che avevo 6 anni. Me lo ricordo come se fosse ieri. Aveva un’aura meravigliosa, questa donna».

Con la nascita del fratello, la vita sul Gotschnagrat cominciava però a farsi un po’ troppo dura. Così la famiglia si è spostata a Lugano, poi a Melano. E l’attività di famiglia è passata dalla ristorazione al commercio di vini rari.

«Ho una grande conoscenza del vino per osmosi. Nel senso che, per via dell’attività di mio padre, col vino ci sono cresciuta. Ma io e mio fratello abbiamo avuto anche la possibilità di visitare delle case d’asta, dove vengono battute certe bottiglie. E lì – come nei musei, che visitavamo nei nostri viaggi, sempre al seguito di nostro padre – mi sono confrontata per la prima volta con l’arte».

L’attività di gallerista

Dopo la laurea in Storia dell’arte alla Statale di Milano, Patrizia si è così data da fare per trovare un lavoro in quell’ambito. «Era il mio sogno, lavorare in una delle case d’asta che avevo visto da bambina. Ho mandato curriculum a destra e a manca e alla fine sono stata assunta da una società attiva a Monaco di Baviera. Mi hanno dato subito molte responsabilità. Ma ho anche capito che il mondo delle aste non era ciò che immaginavo. Non c’è tempo per approfondire, per fare un allestimento di tipo museale».

Una volta tornata in Ticino, e grazie anche all’appoggio e al know-how del padre, lei e il fratello hanno allora messo in piedi una nuova azienda attiva nel commercio di vini. Quindi Patrizia incontra Nicola, si sposa, cresce due figli. «Nell’azienda mi occupavo di tutto, dai trasporti alla contabilità. Ma l’arte è sempre rimasta lì, fra i miei pensieri. E nel 2013 mi sono detta: “Basta, adesso tocca a me”. Ho fatto sapere a mio papà, mio fratello e mio marito – i tre maschietti della famiglia – che era arrivato il mio turno. E ho creato Artrust», la galleria d’arte che ancora oggi dirige.

«In questa mia nuova avventura, mio marito è stato ed è sempre molto presente, una figura su cui so di poter contare». Ad oggi Patrizia ha allestito ben 35 mostre. «E sono felicissima, è la mia benzina, non potrei farne a meno.»

Scelta comunque particolare, quella di restare a Melano, un luogo periferico. «Però chi arriva qua già ci conosce, ha voglia di venire a vedere. Fa uno sforzo maggiore, ma dal momento in cui uno varca la soglia, io so che ci ha cercato».

Giovani artisti, piccoli visitatori

Un’attenzione particolare Artrust la riserva ai giovani artisti ticinesi. «Per me è più facile vendere un’opera di Andy Warhol, perché è già un brand conosciuto in tutto il mondo. Ma io vivo in Ticino e sento il territorio. Mi piace avere questo legame con la nostra regione. Ed è per questo che invito sempre anche le scuole e organizzo attività per bambini».

Ciò che le dà l’energia giusta per andare avanti è anche la reazione di certi bambini, quando visitano le mostre della sua galleria. «Quando riesco a smuovere in loro qualcosa, anche di piccolo, è meraviglioso. Mi viene in mente una bambina, venuta qui con la scuola. Due settimane dopo la rivedo in compagnia del papà. Era lei a spiegargli le opere. Per finire, lui ne ha comprata una e gliel’ha messa sotto l’albero di Natale. Sarà un regalo che ricorderà per tutta la vita».