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RITRATTI
doris femminis

Nel segno del racconto

La scrittrice ha da poco pubblicato il suo secondo romanzo: “Fuori per sempre”. Tra un appuntamento e l’altro del tour promozionale, si gode le vacanze nella sua valle natale, la val Bavona.

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melanie türkyilmaz
28 luglio 2019

Doris Femminis vive in Romandia ma è fortemente legata alla val Bavona.

Il lago di Joux incastonato in un’incantevole valle selvaggia. Una coloratissima casa ai margini del bosco e una casetta sull’albero nel giardino. «Qui cresciamo i nostri figli un po’ in un mondo di Bisounours* – commenta con un sorriso da ragazzina Doris Femminis, seduta all’ombra sul suo terrazzo, sorseggiando una tazza di caffè –. Eppure il grande cambiamento non è stato partire da Ginevra per venire qui quattro anni fa, ma lasciare il Ticino per Ginevra nel 2001. In fondo vivere in mezzo alla natura è una specie di ritorno alle mie origini» racconta la scrittrice e infermiera psichiatrica di Cavergno, che nella valle vodese sembra aver trovato un luogo propizio per combinare le sue due attività.

«Ho sempre fatto almeno due cose alla volta, ma a Ginevra iniziava a diventare complicato. Ora lavoro a tempo parziale come infermiera psichiatrica a domicilio, e, oltre ad occuparmi dei miei due figli, posso dedicarmi una giornata e mezzo a settimana alla scrittura, in un appartamento non lontano da qui. Avevo provato a scrivere a casa, ma quando i figli tornavano per pranzo non era un bell’incontro – sorride volgendo uno sguardo affettuoso al figlio appena tornato da scuola –. Quando scrivi sei in un altro mondo e hai bisogno di un po’ di tempo per tornare alla realtà. Sei come un attore che si immedesima e vive le vicende del personaggio che interpreta».

La partenza dal Ticino

E anche senza andare a scomodare i personaggi dei suoi libri, di ruoli, Doris Femminis ne ha già ricoperti diversi, parallelamente. «Con il primo stipendio di infermiera psichiatrica, assieme a un amico, abbiamo preso degli agnelli per tenere pulito il prato in val Bavona. Ma poi si sono aggiunte le capre, e quelle richiedono più lavoro: bisogna mungerle, fare il formaggio… Sono stata cresciuta da mia nonna a latte e storie. Lei e i suoi fratelli avevano delle capre, e da bambina ho sempre pensato che da grande avrei fatto la capraia. Credevo quindi di aver trovato la mia strada, ma dopo otto anni mi resi conto che non volevo rinunciare al mio lavoro e l’attività con gli animali in valle iniziava a diventare monotona. Vendetti tutto e partii per Ginevra».

Così scopre che la vera eredità ricevuta dalla nonna non è la passione per le capre, ma la capacità di raccontare storie. A Ginevra, oltre a lavorare in pedopsichiatria, si tuffa nel mondo letterario. Anche se il richiamo delle origini è sempre lì, dietro l’angolo: il primo libro è ambientato proprio nella sua valle natale. «Volevo scrivere un libro su mia nonna e sulla vita in valle. Lei era già morta, ma ho potuto parlare con sua sorella e con la moglie di suo fratello. È stato interessante, avevano vissuto le stesse cose, ma in modo diverso e quindi i loro racconti erano diversi».

Da queste testimonianze nel 2015, prende forma il romanzo “Chiara cantante e altre capraie”, che, coronato dal successo, proietta Doris Femminis in un mondo nuovo, fatto di editori, saloni del libro, interviste.

Ed oggi ecco che l’agenda si sta infittendo per il tour promozionale del secondo libro, edito da Marcos y Marcos, “Fuori per sempre”, un romanzo di formazione ambientato tra Ticino e Romandia degli anni ‘90, sulle vicende di tre adolescenti in fuga.

«Mentre il primo libro è filato liscio come l’olio, questo l’avrò riscritto dieci o dodici volte. Prima ne avevo fatto un giallo, ma era troppo leggero. Poi una sorta di saggio sulla psichiatria, troppo pesante. Il mio primo editore, a cui avevo spedito la bozza, mi aveva detto che era bruttissimo – ricorda sorridente e scompigliandosi i capelli –. Aveva ragione. Mi ci sono voluti mesi per riprendermi e capire che dovevo partire dai personaggi».

Petali di rose e fiumi di champagne

Nel mondo di Femminis, vita e letteratura corrono vicine, si incrociano e si alimentano a vicenda: «Quando ero bambina e ascoltavo mia nonna, credevo che lei e la gente della valle fossero insensibili al dolore. Solo da adulta sono riuscita a sentire le loro sofferenze».

Ancora oggi a casa Femminis si continua a crescere a latte e storie. La figlia undicenne si sta già cimentando nella scrittura. «Legge molto. Ha riscritto la storia di mia nonna e ne ha fatto un bellissimo racconto. Quando descrive il suo matrimonio parla di petali di rose e fiumi di champagne – sorride la scrittrice –. Cose che non hanno nulla a che vedere con la realtà di quei tempi, ma che hanno addolcito i sentimenti che si potevano provare allora».

Quest’estate tutta la famiglia sarà in vacanza in val Bavona, dove i figli della scrittrice potranno giocare con i numerosi cugini. Allora la mente di Doris Femminis probabilmente correrà all’infanzia, quando anche lei passava i pomeriggi all’aperto con gli amici finché la nonna non suonava le campane della chiesa per richiamarla all’ora di cena. Quando anche per la piccola Doris, la val Bavona era un mondo di Bisounours.

*Bisounours è il termine francese per gli orsetti del cuore; la locuzione “monde de Bisounours” designa un mondo tutto rose e fiori, un mondo ideale, contrapposto a quello reale.