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RITRATTI
RAFAEL KOUTO

L'outsider della moda

Vogue l’ha definito un “rivoluzionario”. Rafael Kouto, stilista 29enne di Losone, si è fatto un nome realizzando abiti nuovi con materiali usati. Storia di un timido che ha deciso di dire basta agli sprechi.

FOTO
Melanie Türkyilmaz
07 ottobre 2019

Rafael Kouto al ponte della Maggia, davanti ai graffiti che hanno fatto da sfondo ai suoi primi progetti.

Diciamolo subito: Rafael Kouto è un timido. Forse è anche grazie a questa sua caratteristica che un ragazzo di appena 29 anni è riuscito a farsi, in poco tempo, un nome nel mondo della moda. «La timidezza mi fa tenere i piedi per terra» sussurra il giovane cresciuto a Losone. La rivista Vogue Italia l’ha definito addirittura un “rivoluzionario”. Rafael punta tutto sul- l’upcycling. Realizza abiti nuovi partendo da materiale usato. E ha successo. Tanto successo. «Ogni mio vestito è un pezzo unico. E provo piacere nel coinvolgere il cliente nella realizzazione del capo».

I geni della creatività

Nato da mamma svizzera e papà togolese, studi a Basilea e Amsterdam, Rafael ha il suo campo base a Zurigo. «Io abito in centro. Il mio atelier, invece, è nel quartiere periferico di Binz. Amo Zurigo e la sua internazionalità; sono uno che ha bisogno di vivere in una grande città».

Nonostante questo, il 29enne non dimentica le sue origini. Ogni tanto fa un salto in Ticino per salutare famiglia e amici. «Ho un fratello gemello, Jordan. Lui fa il fisico, nel ramo delle costruzioni. Mia sorella Deiara, 24 anni, invece è designer industriale. Siamo tutti un po’ creativi in casa. Forse abbiamo i geni del nonno architetto, della mamma disegnatrice. E poi nostro padre è del Togo; gli africani sono tutti un po’ estrosi».

Esposizioni, sfilate. Da Zurigo a Parigi, da Milano a Londra. È una quotidianità, per certi versi, frenetica quella di Rafael. «Il mio marchio, che porta il mio stesso nome, l’ho fondato nel 2017. Vado fiero del “Made in Switzerland”, i miei modelli sono realizzati solo con abiti usati recuperati su suolo nazionale, ad esempio tramite l’associazione Texaid».

Con Rafael passeggiamo per le vie della “sua” Losone. Ci mostra le scuole medie che ha frequentato, e in seguito ci porta sotto il ponte della Maggia. «Un luogo particolare, pieno di graffiti. Qui, da adolescente, quando frequentavo la scuola di designer in comunicazione visiva a Lugano, ho inscenato i miei primi progetti. Io sono sempre alla ricerca di nuove idee, nuove fonti di ispirazione. Ogni tanto penso agli stage fatti nelle grandi case di moda, a Parigi, o a Londra. Lì mi sono accorto che c’erano davvero troppi sprechi e che io non volevo fare parte di quel sistema arido, avevo bisogno di più umanità».

Per la salute del Pianeta

Sin da piccolo, Rafael, che nel 2018 e nel 2019 ha vinto lo Swiss Design Awards, si dimostra un grande riciclatore. Raccoglie ogni tipo di materiale. «Sono stato educato così. Oggi faccio rigorosamente la raccolta differenziata, mi muovo in bici, con i mezzi pubblici. Non ho neanche la patente, non mi serve, dell’auto si può fare a meno. Riutilizzo qualsiasi cosa possibile. E anche nell’arredamento prediligo il vintage. In generale, preferisco un negozio dell’usato ­piuttosto che un centro commerciale. Questo mio spirito lo porto anche nel mio mestiere. Faccio a pezzi giacche, pantaloni, cappotti e li riutilizzo per creare qualcosa di nuovo, possibilmente di allegro con un’estetica ibrida, sospesa tra Svizzera e Africa. I miei clienti solitamente sono persone curiose, che vogliono andare oltre, che hanno a cuore la salute del Pianeta. In fondo, io, nel mio piccolo, cerco di dimostrare che possono esserci soluzioni locali a un problema globale».

Un lavoro d’artigianato

Forbici, spilli, filo, manichino, macchina da cucire. Rafael fa tutto dall’A alla zeta, con la sua mente, con le sue mani. Lo si potrebbe definire una specie di artigiano. «Il primo sostegno per realizzare una serie di prototipi l’ho ricevuto qualche anno fa da Pro Helvetia. Sono consapevole che questo è un settore di nicchia, in pochi fanno il mio mestiere. E per ora il numero di potenziali clienti è ancora limitato. Ma grazie alla crescente sensibilità ambientale, e grazie anche al mio shop online, che permette a un utente di sbizzarrirsi già da casa nel provare a ipotizzare un possibile abito, sono fiducioso per il futuro».

Tre anni fa, Rafael ha visitato per la prima volta il Togo, il Paese di suo padre. Ed è emerso un contrasto forte. «È un altro mondo, mi ha lasciato una bella impressione. Soprattutto per lo stile di vita, decisamente più rilassato rispetto al nostro. Io frequento un ambiente, quello della moda, in cui c’è poco tempo per pensare, tutto è frenetico. Sono un ragazzo tranquillo, non sono fatto per la mondanità. Mi sono spesso sentito un outsider. Col tempo ho imparato che l’equilibrio si trova pensando solo con la propria testa. Facendosi scivolare addosso tutto il resto».