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RITRATTI
SARA TONELLI

Quella magnifica “euro ossessione”

Sara Tonelli, 19 anni, gioca nel Lugano femminile, che prossimamente sfiderà il Manchester City in Champions League. Tutte le emozioni di una ragazza ottimista e impaziente.

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sandro mahler
02 settembre 2019

Sara Tonellli: «La sfida con il Manchester City non ha solo una valenza sportiva. Per me rappresenta molto altro».

Ogni sera prima di andare a dormire, ogni mattina quando apre gli occhi, il pensiero va sempre lì. Sara Tonelli, 19 anni, di Tesserete (Capriasca), calciatrice del Football Femminile Lugano 1976, ha un’ossessione: il Manchester City. Non solo. Soffre di impazienza cronica. Non vede l’ora di sfidare le inglesi nei sedicesimi di finale di Champions League. «Sono impaziente anche quan- do devo stare in coda a uno sportello. Figuratevi in vista di una partita del genere».

Quando stendeva i maschi

L’appuntamento con la gara di andata è per giovedì 12 settembre allo stadio di Cornaredo. Match di ritorno, due settimane più tardi all’Academy Stadium. Sara, che gioca come difensore centrale e all’occorrenza terzino, ci crede. «Non voglio farmi impressionare dal nome di un avversario. I piedi per giocare li abbiamo anche noi».

Tipa tosta, questa 19enne. Fino a quattro anni fa militava in una rappresentativa maschile. E lì si è fatta le ossa. «All’inizio i compagni maschi mi vedevano come qualcosa di “alieno”. Io me ne stavo zitta. Ma in allenamento li stendevo. Non sono mai stata una che si lascia sottomettere. Amo l’agonismo, i sani contrasti, non tiro via la gamba quando arriva un’attaccante in corsa».

Nella camera di Sara, dove ogni tanto si aggira il suo gatto, Africa, spiccano due pareti ben distinte. Una dedicata agli amici, ai viaggi, al “moroso” Carlo, di un anno più grande. L’altra interamente consacrata al pallone. «La nostra è sempre stata una famiglia di sportivi. Il secondo posto ottenuto lo scorso anno in campionato, alle spalle dello Zurigo, è stato un traguardo straordinario, che ha scatenato in me mille emozioni».

Già, le emozioni. Non si può certo dire che Sara ne sia immune. «Fanno parte di me. E in generale sono positive. In casa nostra c’è sempre allegria. Ho un fratello gemello, Luca, che gioca nelle giovanili del Lucerna. Con lui ho un feeling speciale. Esteticamente non ci assomigliamo, ma caratterialmente sì. Soprattutto sul modo di vedere la vita, come se il bicchiere fosse sempre mezzo pieno. Poi ho altre due sorelle maggiori, Elena (21) e Lisa (23). Siamo tutti parecchio uniti».

Quelle strane grida

Iscritta alla scuola per sportivi d’élite di Tenero, la 19enne capriaschese coltiva un particolare interesse per la medicina. «Mi piace sapere come funziona il nostro corpo, cosa mangiamo, cosa assimiliamo. Leggo, mi documento. Sono una curiosona e mi sento portata per l’ascolto, per l’apprendimento. Un giorno vorrei fare la fisioterapista, oppure la docente di educazione fisica».

Al polso, Sara porta un braccialetto con brillantini da cui non si separa mai. Idem per quel moschettone rosso attaccato alla sua borsa. «Per distinguerla dalle altre», sostiene, sottolineando di non avere né oggetti portafortuna, né ri- ti scaramantici. «Prima della partita, tendo a isolarmi, a cercare un equilibrio interiore. Poi, nello spogliatoio, prima di scendere in campo, ci mettiamo in cerchio e gridiamo cose strane in inglese. Ce l’hanno insegnato le americane».

Sì perché il Lugano femminile, allenato da Stefania Maffioli, sta portando avanti un interessante progetto accademico che permette ad alcune giocatrici statunitensi di vivere un’esperienza sportiva nella Svizzera italiana, imparando anche una nuova lingua. «Loro provano a fare le furbe, parlando solo in inglese – ironizza Sara –. Ma noi le bacchettiamo e le obblighiamo a esprimersi in italiano. Battute a parte, un giorno anche una ticinese potrebbe fare un’avventura in America. Io non rifiuterei, accetterei al volo: dove c’è qualcosa da imparare, mi lancio a capofitto».

Sprizza felicità da ogni poro, Sara. Anche se il 2019 per lei non è stato un anno semplice. «A volte ci sono notizie che ti sconvolgono. La morte per malattia di Cora Canetta, ex bandiera del calcio ticinese, mi ha lasciato una grande amarezza. Senza contare la scomparsa, dopo un tuffo nel lago di Como, di Florijana Ismaili, attaccante dello Young Boys. Giocando io in difesa, ci scontravamo spesso. Il suo decesso mi ha scioccata».

Sara ritrova il sorriso quando si parla dei recenti Mondiali femminili disputati in Francia. «Il fatto che i media ne abbiano parlato ha creato interesse anche in chi di solito ci snobba. Purtroppo ho l’impressione che una volta terminati i Mondiali, il calcio femminile in Ticino sia di nuovo finito nel dimenticatoio. Ecco perché la sfida col Manchester City non ha solo una valenza sportiva. Per me rappresenta molto altro. Soprattutto se dovessimo vincere».