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RITRATTI
YURI ZARA

Il tassista filosofo

Yuri Zara, classe 1968, di Melano, accompagna turisti ed escursionisti da una sponda all’altra del Ceresio. Il suo rapporto col lago è intenso. Così come sono profonde le domande esistenziali che da sempre si pone.

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ALAIN INTRAINA
22 luglio 2019

Yuri Zara porta i suoi clienti «su e giù per il lago» a bordo del suo particolare battello.

Col Ceresio ha sempre avuto un legame intenso. Da ragazzino prendeva il battello da Campione d’Italia per andare a Lugano a scuola. Ed era molto particolare, il piccolo Yuri Zara. Già a 10 anni si rompeva la testa con mille domande esistenziali sul senso della vita. I docenti impazzivano di fronte ai suoi quesiti.

Oggi, Yuri di anni ne ha quasi 51. Continua a porsi domande. E ad avere un rapporto forte col “suo” lago. Anzi. Il Ceresio gli dà da vivere. Perché Yuri fa il tassista, sull’acqua. «Porto la gente su e giù per il lago».

Logorroico o solitario?

Nato sotto il segno del Leone, Yuri si definisce scherzosamente logorroico. E dopo pochi minuti ne capiamo il motivo. Al 51enne piace chiacchierare. Parlerebbe per ore. «Eppure, sono anche un solitario. Adoro la solitudine sana, quella che ti fa fare il punto della situazione sulle tue giornate. Anche per questo non mi pesa lavorare spesso nei weekend o alla sera. Che noia avere un giorno libero quando ce l’hanno già tutti gli altri».

È una specie di pensatore dei tempi moderni, Yuri. «Leggo libri “complicati”, saggi, trattati di filosofia, mattoni pieni di aforismi». Convive con Loredana, sua compagna da 15 anni. «Dormiamo in letti diversi per non darci fastidio a vicenda. Lei russa e io ho il sonno agitato. Abbiamo una bella casa, col giardino. Ci siamo divisi gli animali. Lei si occupa dei due cani, io ho la mia gatta, Pestilenza. L’ho chiamata così perché ricorda uno dei quattro cavalieri dell’Apocalisse. D’altra parte, anche io ho un nome particolare. Mio padre me lo diede per distinguermi un po’ dagli altri. All’epoca tutti si chiamavano Bruno o Luca».

Quella voglia di raccontare

Turisti, ma anche ticinesi, che si devono recare ai grotti o a fare escursioni. Yuri quotidianamente ha a che fare con tanta gente. «Luglio e agosto sono i mesi più “caldi”. Ma si lavora bene anche nel resto della stagione. A volte mi metto a raccontare qualcosa ai miei passeggeri. Spiego loro cosa è Villa Favorita, o che origini ha la Forca di San Martino. Se vedo che qualcuno è interessato, vado avanti. Se noto indifferenza, lascio cadere il discorso. Io, ad esempio, amo la parte direttamente di fronte a Gandria, su suolo svizzero. Guardi la montagna e non c’è una casa. Mi affascina l’idea che probabilmente 500 anni fa fosse già così».

La barca guidata da Yuri, è spettacolare, può trasportare 12 persone al massimo. «Il momento più emozionante per viaggiare sul lago? Forse quello del tramonto. Anche se in realtà pure la notte ha qualcosa di mistico. A volte mi capita di condurre la barca con la pioggia. La cosa più bella di questo mestiere è che non si hanno orari ben precisi, io prendo quello che arriva, non faccio programmi. In inverno si lavora quasi solo su appuntamento. Anche per questo, per la stagione fredda mi sono trovato un altro mestiere, mi occupo di sicurezza sui cantieri».

Un percorso particolare

Nel corso della sua vita, Yuri ne ha passate un po’ di tutti i colori. La patente nautica arriva a 25 anni circa. È lì che inizia a fare il tassista. «L’inverno lo trascorrevo ai Caraibi, me la spassavo». Poi sono arrivate altre opportunità professionali. «Ho fatto anche il cameriere». Da quest’anno, il ritorno alle origini. «Come se avessi sentito il richiamo del “mio” lago».

Il percorso del 51enne di Melano non è sempre stato facile. Più volte la vita lo ha messo alla prova. «Dalla morte dei miei due fratelli (gli è rimasta una sorella, Porzia, a cui è molto legato, ndr), negli anni ’90, a una delicata operazione cardiaca che ho dovuto affrontare tre anni fa. Sono esperienze che mi hanno segnato. Mi hanno fatto capire che non bisogna mai rimandare i propri sogni. Io cerco di vivere il più possibile il presente. Anche se è umano avere pensieri invasivi, che ti proiettano in avanti o indietro nel tempo. Mi aiuta molto la musica. Il blues, ad esempio». I pensieri di Yuri tornano alla sua infanzia, alle sue origini campionesi. «Essere cresciuto in un’enclave è qualcosa di fuori dal normale. Gli svizzeri ti guardano in modo strano. Gli italiani anche».

Poi il 51enne ci racconta delle sue avventure in mare. Dei suoi viaggi sul Mediterraneo, della sua Odissea da Genova alla Martinica nel 2007. «Mondi meravigliosi».

Se lo incontrate per strada, fermate quest’uomo. Parlateci. Vi accompagnerà in una dimensione parallela. Vi parlerà dei suoi dubbi esistenziali. Della sua gatta. Della sua passione per i film in bianco e nero. Vi farà scoprire tutta la sua umanità.