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RITRATTI
CHIARA ZECCA

Tra la cura e la ricerca

Sono poco le donne in posizioni di responsabilità nella ricerca scientifica. Chiara Zecca è una di queste: docente alla Facoltà di scienze biomediche dell’Usi, è anche caposervizio sclerosi multipla all’Ente ospedaliero cantonale.

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SANDRO MAHLER
17 giugno 2019

Chiara Zecca: «Ciò che spinge a fare il medico è migliorare le condizione di vita delle persone; ciò che porta alla ricerca è il poterlo fare con diagnosi e cure più efficaci».

Chiara Zecca è stata da poco nominata libero docente all’Università della Svizzera italiana, diventando la prima donna abilitata per la Facoltà di scienze biomediche. Mentre sui giornali si parla della carenza di donne in posizioni importanti nella ricerca scientifica, lei rappresenta un faro. Figura centrale per il Neurocentro della Svizzera italiana, dove occupa la posizione di caposervizio di Neurologia, è responsabile del centro cefalee e co-responsabile del centro sclerosi multipla. Una carriera di questo tipo le avrà precluso l’opportunità di avere una famiglia... Niente affatto: Chiara è madre felice di Marta e Stefano, 8 e 12 anni. «È una sfida, ma ne vale la pena – dice con il sorriso –; l’avventura è resa sostenibile da mio marito, un padre fantastico e un compagno presente».

Dalla Valtellina a Lugano

Chiara nasce a Morbegno in Valtellina, terra delle radici sia materne che paterne, per poi crescere a Milano. Dopo la specializzazione in neurologia e malattie neuromuscolari, si trasferisce a Lugano con la famiglia e inizia a lavorare al Civico di Lugano. «Decisi di sfruttare l’80 per cento lavorativo, terminando prima ogni giorno, per avere del tempo di qualità con mio figlio». Arrivando da Milano, la differenza culturale è evidente. «In Italia le donne erano attive professionalmente da tempo rispetto al Ticino – spiega –, ma anche qui le cose stanno lentamente cambiando e per fortuna sono sempre meno le riunioni scolastiche a orari impensabili per chi lavora».

A livello lavorativo, tutt’oggi in gran parte delle riunioni in Svizzera e non solo, Chiara è spesso una delle poche donne con una carica di responsabilità. «In realtà, nell’ambito della sclerosi multipla, a livello mondiale ci sono molte ricercatrici, anche in posizioni di punta, tra cui diverse madri». I tempi cambiano e, sempre di più, madre e padre collaborano fifty-fifty, dando pari opportunità alla donna. «Chiaramente dipende dal contesto: sia io che mio marito siamo cresciuti in famiglie dove entrambi i genitori lavoravano e per noi questo modello è naturale». La speranza di Chiara è che ai figli arrivi il valore di impegnarsi nelle cose che stanno loro a cuore.

Progetti in corso

L’intelletto di Chiara è alimentato da una curiosità vorace, ereditata dal padre, anche lui ricercatore nell’ambito della fisica. «Ciò che spinge a fare il medico è migliorare le condizioni di vita delle persone; ciò che porta alla ricerca è il poterlo fare con diagnosi e cure più efficaci». Da sempre lei si divide tra i due ambiti, la cura clinica dei pazienti e la gestione dei progetti di ricerca. La neurologia è pane per i denti curiosi della ricercatrice. «Sappiamo ancora pochissimo di ciò che ci porta a pensare, interagire quotidianamente, mutare».

Dove anatomicamente nasce il pensiero? Perché siamo così veloci nel reagire a una situazione nuova? Oggi questo interesse si concentra nella ricerca sulla sclerosi multipla. La ricerca sulle cefalee, un disturbo che affligge molte persone oggi, è l’altro ambito di cui si occupa Chiara Zecca. «Assieme ai colleghi oftalmologi, abbiamo avviato uno studio per quantificare il danno strutturale ad occhi e cervello causato dall’emicrania, e stiamo creando nuovi strumenti diagnostici che permetteranno al paziente di identificare rapidamente i propri sintomi visivi, espressione dell’aura emicranica».

Un altro progetto, che coinvolge un istituto di farmacogenetica italiano, riguarda l’identificazione di markers genetici in grado di predire la risposta ai più moderni farmaci antiemicranici, per offrire cure sempre più mirate. «Il medico ricercatore sente la forte responsabilità di conoscere tutto il possibile per trovare rapidamente le soluzioni più valide per i propri pazienti. Questo significa anche leggere e studiare trattati e articoli nel tempo libero, per stare al passo».

Qualità del tempo in famiglia

La qualità del tempo in famiglia è fondamentale. «Vado a prendere Marta tutti i pomeriggi a scuola; quei 20 minuti di chiacchierata tutti nostri sono estremamente preziosi». Per la famiglia il tempo delle ferie è sacro, il mondo lavorativo viene messo da parte e si sta semplicemente assieme. «Quando ho un momento mio, invece, amo correre: in quegli spazi vuoti riesco a fare ordine tra i pensieri e si manifesta una lucidità che mi permette di mettere a fuoco le priorità e spesso di trovare soluzioni». Quella di Chiara Zecca è una vita impegnativa, intensa, ma piena di luce.