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RITRATTI
GIUSEPPE RUSSOMANNO

Un uomo di mare tra i monti svizzeri

Giuseppe Russomanno è stato adottato dalla Mesolcina, valle in cui è diventato un punto di riferimento culturale. Come docente, come libraio e come gestore del portale ilmoesano.ch

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HSASKIA CEREGHETTI
25 marzo 2019

Giuseppe Russomanno: «Spesso di parla di Svizzera italiana pensando solo al Ticino. Invece ci sono anche gli abitanti della Mesolcina, della Calanca, della Bregaglia, della Val Poschiavo...».

E pensare che la prima notte in Svizzera, l’aveva trascorsa insonne, temendo che le montagne gli franassero sulla testa. Strano destino quello di Giuseppe Russomanno, classe 1947, calabrese di Soverato, trapiantato a Roveredo Grigioni. Uomo di mare, è stato adottato da una valle, la Mesolcina, a cui ha dato un importante contributo culturale. Come docente, come libraio, come curatore del sito di informazione online ilmoesano.ch. «Era il 1971. In Italia non c’era possibilità di insegnare. Volevo andare in Africa, ma mio padre mi bloccò. Poi qualcuno mi disse che in Svizzera c’era penuria di maestri…».

Quella voce sussurrata

Tono di voce pacato, senza mai un’alterazione. Due ore sussurrate, tra i volumi del suo negozio di Grono, unica libreria del Moesano. Sposato con Francesca, suo braccio destro, tre volte padre e sette volte nonno, Russomanno è un uomo a cui piacciono le sfide. «Non è facile vendere libri e gestire un portale in una regione, quella della Mesolcina e della Calanca, di soli 8.000 abitanti. La mia ricetta sta nella vicinanza con la gente. A un certo punto, nel 1997, avevamo aperto pure una seconda libreria, a Roveredo. L’abbiamo portata avanti per una quindicina d’anni».

Poi è subentrata la necessità di ridurre i ritmi di lavoro. Anche perché, nel frattempo, era arrivato il portale. «Lo gestisco io, ma è aperto a tutti coloro che vogliono dare il loro contributo, con scritti e testimonianze. Deve essere un giornale di tutti. Puntiamo tanto sulla cultura, ma anche sulla cronaca. L’ho rilevato nel 2010, quando contava 2.000 visite al mese. Oggi ne fa tra le 21mila e le 24mila. Il compito del sito è anche quello di fare capire al mondo che ci siamo anche noi. Spesso si parla di Svizzera italiana pensando solo al Ticino. Invece ci sono anche gli abitanti della Mesolcina, della Calanca, della Bregaglia, della Val Poschiavo…».

Il grande amore

Sfide, si diceva. Come quella che, tra gli anni ’70 e ’90, lo vede catapultato tra i banchi del Collegio Sant’Anna di Roveredo, gestito dai guanelliani. «In quel periodo era tra le migliori scuole svizzere. Lì ho fatto il maestro delle elementari e, in seguito, ho anche insegnato matematica, contabilità e informatica alle medie. Ho vissuto il boom del collegio. Così come il suo declino». A un certo punto qualcosa non funziona più nel collegio. Iniziano a girare sostanze stupefacenti e la gestione è allo sbando. Russomanno, tra mille sofferenze, sarà costretto ad abbandonare la barca prima del naufragio. Nel 1998 il Sant’Anna chiude definitivamente i battenti. «Ancora oggi sto male pensando a quel tracollo. Il collegio era un pezzo di storia della Svizzera italiana, lo amavo. Ora l’hanno abbattuto per farci degli appartamenti».

L’addio all’insegnamento segna una nuova svolta nella vita di Russomanno. Il suo obiettivo diventa la divulgazione culturale. Diverse le pubblicazioni da lui realizzate, tra cui alcune guide per i turisti del Grigioni italiano. Nel 1996, insieme alla moglie e a un’amica, fonda il primo gruppo di lettura della Svizzera italiana. La libreria diventa un punto di riferimento per chi vuole masticare cultura, con decine di eventi. Vi passeranno personaggi del calibro di Dacia Maraini, Marco Buticchi, Carla Del Ponte. «I ragazzi e l’educazione non li ho mai abbandonati però. Ho continuato a restare nel mondo degli scout, ad esempio. Ancora oggi sono presidente della sezione del Moesano, da me fondata nel 1980. Sarò sempre uno scout e ne vado fiero».

Svizzero nell’anima

Accanto a Russomanno, c’è la moglie Francesca. Tra i due si nota un feeling particolare, complicità. Stanno insieme da quasi 45 anni. «L’ho conosciuta a Soverato, mentre ero in vacanza, dopo il mio primo anno in Svizzera. Facevo il “galletto” con le ragazze all’epoca. Lei era di Milano. Per me era un momento di riflessione, non sapevo se sarei tornato a Roveredo. Poi mi sono detto: come faccio ad avere una relazione con una ragazza di Milano, se abito in Calabria? La Svizzera era più vicina. Mi conveniva tornare. Alla fine poi ci siamo sposati e stabiliti in Mesolcina». Detta così può sembrare una scelta opportunistica quella del 71enne di origini calabresi. Invece, dallo sguardo di Russomanno si capisce come per lui la Svizzera abbia un valore estremamente affettivo. «È la mia casa, è la nazione che mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi. Non ho mai neanche richiesto il passaporto rossocrociato. Sono svizzero nell’anima, non mi serve un documento per sentirmi a casa».