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Discese a testa in giù

L'argoviese Philippe Wendel è l'unico tesserato per lo skeleton nel Bob Club della Svizzera italiana. Lo spinge una grande passione.

22 settembre 2014

Philippe Wendel: È una disciplina che ho scoperto in Canada.


La pista ghiacciata. L'atleta che si sdraia sullo slittino in acciaio, a pancia in giù, con la testa in avanti e i piedi indietro. E poi la discesa. Vibrante, adrenalinica, unica per sensazioni e intensità. Siamo a San Moritz, in Engadina, la patria dello skeleton, sport che dalla sua nascita, nel lontano 1885, ha nel frattempo assunto una dimensione olimpica. A raccontare la singolare disciplina è Philippe Wendel, unico tesserato per lo skeleton nel Bob Club della Svizzera italiana.

«È uno sport che ho scoperto in Canada – dice –; subito ne sono rimasto affascinato. Lo skeleton (dall'inglese “scheletro”, con riferimento alla semplicità dello slittino) è qualcosa di speciale». Philippe, classe 1976, al momento abita a Mellingen/AG, dove lavora in una fabbrica di porte. Ma in passato ha vissuto per tre anni in Ticino. «Ho fatto l'operaio forestale a Biasca – dice –. Del Ticino ho ricordi meravigliosi». Il 37enne in queste settimane è alle prese con le undici tappe dell'Engadin Grand Prix, la gara di skeleton più prestigiosa della Svizzera. «Ho già vinto tre volte questa rassegna – sottolinea –; ogni anno però le emozioni che si provano sono diverse».

Philippe è impegnato anche come allenatore delle giovani leve rossocrociate. «In particolare con i campionati mondiali juniores in programma in Germania. Lavorare con i giovani mi piace, noto che c'è tanto interesse per questo sport. E non è un caso. Nello skeleton si gareggia da soli, si è a “tu per tu” con la velocità. Si vivono veri brividi. Peccato che manchino atleti dalla Svizzera italiana. Invito tutti a venire a San Moritz a provare una discesa».

E proprio San Moritz, lo scorso fine settimana, ha ospitato una tappa della Coppa del Mondo di skeleton, che terminerà il 28 gennaio a Königssee, in Germania. «La pista engadinese – riprende Philippe –, lunga un chilometro e 400 metri, e nella quale si corre anche in bob, è l'unica al mondo a essere costruita e mantenuta in maniera manuale. Per decenni le gare di skeleton si sono svolte solo qui». Nel 1928 e nel 1948, quando le olimpiadi invernali si disputarono in Svizzera, lo skeleton fece parte del menu a cinque cerchi. Seguirono 50 anni di assenza. «Ma da Salt Lake City 2002 lo skeleton è stato reinserito, a tutti gli effetti, nel programma olimpico. E anche a Sochi 2014 farà il suo bel figurone. Oggi diverse nazioni sono dotate di piste artificiali».

www.bobclubsvizzeraitaliana.ch