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«Io, Speedy Gonzales su quattro ruote»

LO SPORT — Fabio Venier, di Gravesano, ha una sfrenata passione per il mondo dei motori. E i risultati non mancano. — Leggi anche «L'angolo di Armando».

28 aprile 2014

Malgrado un grave incidente, Fabio Venier non ha perso la passione per le corse.


A 158 chilometri orari contro un muro. Germania, giugno 2010: la carriera automobilistica di Fabio Venier subisce un brusco stop sul circuito di Hockenheim. È l'episodio simbolo della vita agonistica del 47enne ticinese, un personaggio che ha sempre saputo rialzarsi dopo le sue cadute. Oggi, dopo due stagioni in cui ha dimostrato di non avere perso il vizio della vittoria (terzo e quinto con lo Swiss Team, in coppia con l'italiano Andrea Gardelli, nel Maserati Trofeo MC World Series), Fabio insegue un nuovo sogno. «Mi piacerebbe disputare il Trofeo Lamborghini Europa. È uno dei miei prossimi obiettivi».

I motori fanno parte della sua vita. Sposato con Francesca, e padre di due bimbi, Fabio abita a Gravesano e di professione fa il venditore d'auto. Il tempo libero è consacrato a una passione che finora l'ha portato a conquistare oltre 170 trofei, alcuni dei quali prestigiosi. «Da qualche tempo sono fermo ai box. Devo trovare le risorse necessarie per affrontare una nuova avventura. Servono soldi, sponsor, almeno 150mila euro. Conto di risolvere il tutto entro qualche mese, il brivido della competizione mi manca. Tutti pensano che fare automobilismo sia facile. In realtà, eccezion fatta per alcune categorie, è sempre l'atleta che deve pagare per gareggiare. E alla fine non si vince mai nulla».

È il 1996 quando Fabio inizia a correre. A bordo della sua Golf si porta a casa per tre stagioni di fila il titolo di campione svizzero di gare in salita e slalom con birillate. «Ho dovuto attendere di essere autosufficiente dal punto di vista economico per cominciare a fare competizioni. I miei genitori sapevano che al volante ero un pazzo. Non mi avrebbero mai finanziato un'attività del genere». Fabio infila un traguardo dopo l'altro. E nel 2001 fa un figurone nel campionato europeo Ferrari Challenge, chiudendo al terzo posto finale. «Mi confrontavo con veri esperti e spesso riuscivo a bagnare loro il naso. In pista anche gli amici più stretti iniziavano a temermi».

Ogni tanto, Fabio ritorna con la mente a Hockenheim, a quel giorno in cui, dopo una terrificante frattura cranica, per lui sarebbe potuto cambiare tutto. «In quell'occasione la tecnologia stabilì che non avevo mai staccato il piede dal gas. Sono un folle, lo so. E quelli come me, quando cadono, e se restano vivi, ripartono ancora più motivati».

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