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Sulle cime di corsa

Gabriele Sboarina Le lunghe distanze tortuose sono il suo pane quotidiano. E ora sogna di affrontare il proibitivo Tor des Geants.

28 settembre 2015

Un percorso tortuoso lungo 330 chilometri, ben 24mila metri di dislivello, ore e ore di durissima fatica. Sembra il sogno di un folle quello di Gabriele Sboarina, 24enne di Arbedo. I tempi non sono ancora maturi per affrontare il Tor des Geants, in Valle d'Aosta, l'ultratrail più tosto del mondo. Ma lui, che ha fatto della corsa in montagna su lunga distanza la sua arte, rimane convinto: «Prima o poi ci andrò».
Gabriele, attivo in una società finanziaria, è reduce dai 200 chilometri di Davos, 41 ore e 23 minuti di corsa (quasi) consecutiva. «Ho portato a casa un bel sesto posto generale».
A ottobre, invece, si lancerà lungo i 90 chilometri che circondano il Lago d'Orta, in Piemonte. Un'altra gara pazzesca. «Tutti mi chiedono perché faccio queste cose. Ma io non so rispondere. Amo la montagna. E adoro lo sforzo fisico».
Gabriele raggiunge anche quote di 3mila metri, è veloce e non molla mai. «La velocità mi dà carica. Nei prossimi anni voglio migliorare ancora. Solo così potrò andare sul Tor des Geants e farmi valere. Finora ho quasi sempre fatto buone prestazioni, salendo anche diverse volte sul podio. Ma a Davos mi sono reso conto che mi manca ancora qualcosa, ho avuto attimi di crisi». Nella Svizzera italiana, gli atleti che praticano l'ultratrail si contano sulle dita di una mano. «Ed è più che comprensibile, visti gli immensi sforzi che stanno dietro questo sport. Però la soddisfazione che si prova quando si arriva in fondo è indescrivibile».

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