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Un'altra prospettiva

PARAPENDIO - La favola di Romano Loehrer, 53enne che nonostante un'emorragia cerebrale e un ictus non ha mai perso la voglia di volare.

14 settembre 2015

Il parapendio come medicina per dimenticare il periodo più brutto della sua esistenza. È una grande storia di vita quella di Romano Loehrer, 53enne di Comano. Un'emorragia cerebrale, un ictus, il rischio di paralisi, la lotta per tornare alla normalità.
Sono passati otto anni da quel tremendo malore. E se Romano, nel frattempo, ha ritrovato sé stesso lo deve anche al suo amore per il cross country e per l'hike and fly. «Varianti del parapendio che ti fanno passare da una montagna all'altra. Voli, atterri, mangi qualcosa, magari dormi. E poi riparti».
Sposato, padre di tre figli, Romano è docente di scuola elementare. Anche se oggi, proprio in seguito alla malattia, si limita a fare supplenze. «La famiglia mi è stata vicina durante la mia battaglia. Tutto è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Ho avuto paura di restare in una clinica per il resto dei miei giorni. Nel 2011, quattro anni dopo l'ictus, ho fatto di nuovo un volo da solo. Mi veniva da piangere».  
Membro del «Club Volo Libero Ticino», Romano viaggia in parapendio da oltre un quarto di secolo. «In passato ho partecipato anche a competizioni».
Ora vola per puro piacere. In Svizzera, in Francia, in Germania, in Austria, in Italia… «Il parapendio ti fa vedere la vita da un'altra prospettiva. Un po' come l'esperienza della malattia. Tutto è metaforico, simbolico».

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