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«Pregiudizi maschili? No, io sono l'arbitro. E basta»

Ursula Wengenroth Martinelli, arbitro di pallanuoto, sarà una delle protagoniste della prossima edizione di Sportissima. — di PATRICK MANCINI

29 agosto 2016

«Il mio obiettivo? Far passare un messaggio di rispetto». È con questo intento che Ursula Wengenroth Martinelli, domenica 11 settembre, si presenterà al centro sportivo di Capriasca, una delle sette località ticinesi che ospitano la dodicesima edizione di Sportissima. Una testimonial d'eccezione. Nata a Lugano 51 anni fa, tre volte mamma, di professione specialista di crediti, Ursula ha un hobby particolare: fa l'arbitro di pallanuoto. «Da quasi 30 anni. Sempre con la stessa determinazione».

Quattro mondiali. Sei campionati europei. Tantissimi campionati di Lega nazionale A svizzera. Centinaia di partite arbitrate sia in ambito femminile, sia maschile. Quella di Ursula è una storia particolare. Ed è lei stessa ad ammetterlo. «Io non ho mai giocato a pallanuoto. Ci giocava mio fratello minore. E siccome avevo la patente della macchina, accompagnavo la sua squadra nelle trasferte. Un giorno mi chiesero di stare in giuria. Accettai. Poi mi proposero di fare il corso per diventare giurata. Solo che per sbaglio mi iscrissero a quello di arbitro…» 

Oggi Ursula è anche presidente del comitato femminile dell'Associazione mondiale degli arbitri di pallanuoto. «E lotto affinché la donna arbitro venga impiegata con maggiore frequenza nelle competizioni internazionali. Perché può dare un valore aggiunto rispetto all'arbitro uomo. Gli uomini sono molto fisici e irruenti. Noi donne portiamo tecnica ed emozioni».  Nella sua carriera Ursula ha arbitrato spesso partite maschili. «Se ho incontrato pregiudizi? No. Quando io sono a bordo vasca, non vengo vista come donna. Io sono l'arbitro. E basta». Tra le varie attività della 51enne luganese c'è quella di formatrice dei giovani arbitri svizzeri. «E cerco sempre di far capire come sia importante nello sport il rispetto reciproco tra arbitro e atleta. Trovo che a volte ci sia troppa esasperazione e che gli arbitri  siano eccessivamente sotto pressione. Non solo nella pallanuoto. Vedere genitori che, durante una gara o una partita, attaccano l'arbitro e i ragazzi avversari è proprio triste. Ed è importante che le famiglie e i ragazzi assimilino i concetti di tolleranza e sportività» .

Sportissima: un progamma intenso

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