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Brividi tra tuffi e scivoli

Nell'Eldorado del canyoning. Il Ticino attira appassionati da tutto il mondo. L'esperienza della guida Fabio Marinelli. — PATRICK MANCINI

07 agosto 2017

Tuffi nelle pozze, scivoli naturali nascosti tra le rocce. Corde, moschettoni, lo zaino in spalla, la muta, il casco. Fabio Marinelli si muove tra le gole della Valle di Cresciano come nel salotto di casa sua. Classe 1983, grigionese, originario della Val Müstair, guida di Ticino Adventures, scopre il canyoning all'età di 22 anni. E se ne innamora. «Per le emozioni che trasmette. E per il contatto con la natura».

Nei mesi estivi la Svizzera italiana è letteralmente presa d'assalto dai turisti del canyoning. «Il Ticino è riconosciuto mondialmente come l'Eldorado del canyoning. Arrivano anche da oltre Oceano per affrontare gli oltre 60 percorsi sparsi per la Svizzera italiana. Vanno in Val Pontirone, nella Valle di Iragna, in Valle Maggia… Peccato che, al contrario, i ticinesi conoscano poco questo sport. Eppure, oltre alla nostra, ci sono anche altre società dotate di guide esperte. Paradossale».
Alcuni pensano che il canyoning sia pericoloso. «È un'attività che richiede senso di responsabilità. Ma se uno fa ciò che deve, non gli succede niente. I livelli di difficoltà sono quattro, ognuno deve essere consapevole dei propri limiti».
Uno sport avventuroso. E una sfida psicologica. «In alcuni Paesi esistono anche competizioni. A me però non affascina l'idea della gara. Si fa tutto in fretta e non ci si riesce a godere nulla. Il canyoning deve restare soprattutto puro divertimento» .



Foto: Mélanie Türkyilmaz

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