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«La mia avventura nel Sahara»

Come vive, un comune mortale, una gara di corsa massacrante come la Marathon des Sables? Lo racconta Federico Guglielmone, runner per caso. — PATRICK MANCINI

12 giugno 2017

Ha iniziato a correre nel 2007 perché voleva dimagrire. Quella di Federico Guglielmone, 45enne consulente finanziario di Origlio, sembrava la classica storia dell'impiegato che fa jogging dopo il la-voro. Federico, nel frattempo, si è fatto prendere dall'entusiasmo. Tanto da finire, due mesi fa, alla Marathon des Sables, una delle corse podistiche più estreme del mondo. «Non ho ancora recuperato completamente – dice –. Sono arrivato 185esimo su 1.200, niente male per un runner per caso». Un percorso di 240 chilometri che attraversa il Sahara marocchino, sei tappe suddivise su sette giorni. «Tutto va ottimizzato. Nello zaino devi avere il cibo liofilizzato necessario per la settimana. E lasciare lo spazio per il sacco a pelo, per il materassino, per la lampada. L'acqua te la danno gli organizzatori. Ho bevuto circa dieci litri al giorno».  Federico, che ha partecipato spesso a gare come lo Scenic Trail in Capriasca o come la Maratona di Venezia, giura di non avere mai vissuto un'esperienza simile. «Alla sera si sta in otto sotto la stessa tenda. L'allegria finisce presto. Perché sei sfinito dalla fatica, o sei preoccupato per come andrà il giorno dopo. La sensazione che ti resta addosso a fine manifestazione, tuttavia, è indescrivibile». La prossima gara importante, per Federico, è prevista a inizio settembre, col triathlon di Locarno. «Decisamente un'altra dimensione. Ma pur sempre una nuova possibilità di crescita. Per continuare a conoscere me stesso e i miei limiti».

Foto: Sandro Mahler

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