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Col futsal nella vita

Oggi 40enne, Stefano Bernasconi ha perso un braccio in un incidente quando era ragazzino. Ma non ha mai mollato il calcio.

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MELANIE TÜRKYILMAZ
21 dicembre 2018

Un venerdì di maggio Stefano Bernasconi, 16 anni, sta per prendere il treno da Bellinzona. In un attimo il giovane finisce sui binari. Perderà il braccio sinistro. Ora di anni ne ha 40 e non ha mai mollato. Anzi, ha subito rialzato la testa. Oggi è tra i protagonisti del Futsal Jogaleros, squadra di calcio a 5 che integra normodotati e persone con disabilità fisica. «Anche se poi, io, integrato lo sono sempre stato. Facevo il portiere nel calcio a 11. Anche dopo l’incidente ho continuato a parare. Con un braccio solo».
È una grande storia di vita, quella di Stefano. Di mestiere fa il regista di continuità in televisione. È colui che, in pratica, permette alle trasmissioni di andare in onda. «Un lavoro affascinante, al quale sono arrivato per caso. Avevo iniziato come apprendista elettronico, il mio percorso professionale è stato avventuroso». Nel frattempo, l’appassionato di musica rock e di corse estreme si è pure sposato, con una bella ragazza conosciuta a Carnevale. «E sono diventato papà di due splendide bimbe, una di 4 anni e una di 3 mesi».
Poi c’è il pallone. Quello non se n’è mai andato, nonostante l’incidente. «Non provo rabbia pensando a quella sera. Semmai qualche rimpianto. Ero bravino, forse avrei potuto pure fare strada come portiere. Col passare del tempo, sono uscito dai pali e ho giocato in vari ruoli. Nel calcetto, ad esempio, paro solo all’occorrenza». E si torna a parlare di futsal, disciplina entrata nella quotidianità di Stefano da qualche anno. «La squadra dei Jogaleros – che comprende anche quattro sordi e che ha un presidente, Romolo Pignone, in sedia a rotelle – è iscritta al campionato svizzero di Lega Nazionale A. Quello per normodotati, intendiamoci. Tra i nostri avversari non ci sono team misti come il nostro. Lo tro- vo un progetto fantastico, che abbatte le differenze».