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Con il basket nel DNA

Figlia del grande Michael (ex Bellinzona e Lugano) e sorella di Anthony, Alice Polite è una delle giocatrici più affermate del Riva.

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ALAIN INTRAINA
11 dicembre 2018

Alice Polite spera in futuro di vedere più pubblico al PalaSanGiorgio

Con quel cognome non poteva che finire a giocare a pallacanestro, dirà qualcuno. Invece no. Alice Polite, 19 anni, pivot del Riva Basket, è arrivata alla palla a spicchi relativamente tardi. Era in quarta media. «Prima ho fatto di tutto. Dalla ginnastica attrezzistica al teatro, passando dalla pallavolo. Poi, facendo leva sui miei 182 centimetri di altezza, mi hanno convinta a provare. E lì sì, è subentrato una specie di richiamo della natura».
Origini statunitensi, figlia del grande Michael e sorella dell’altrettanto brillante Anthony, Alice, che oggi vive a Contone, è una specie di predestinata. Da diversi anni fa parte della prima squadra del team momò. «E nel 2016 ho avuto modo di scendere in campo durante la sfida che ci ha permesso di conquistare la Coppa Svizzera, battendo il favoritissimo Friborgo. Quello resterà per sempre un giorno indimenticabile».
Nel presente, la parola d’ordine è “non mollare”. «Abbiamo avuto un sacco di infortuni, in questa stagione. Stiamo lavorando tanto sul gruppo. E ci riusciamo, perché io e le mie compagne siamo amiche anche al di fuori del contesto di gioco».
Alice, dopo tre anni alla scuola per sportivi d’élite a Tenero, sta svolgendo uno stage per ottenere la maturità. Un giorno vorrebbe diventare maestra di scuola dell’infanzia. «Il basket, però, non lo mollo. Il Riva per me è come una famiglia. Peccato che al PalaSanGiorgio il pubblico sia sempre meno. È un calo di interesse che riguarda il basket svizzero in generale. Tra le donne, però, si sta peggio. Ora non c’è neanche più la prima squadra del Bellinzona. È triste non avere più un derby. A me spiace doppiamente con- statare questa disaffezione. Soprattutto perché la pallacanestro è una disciplina positiva, che mette di buon umore. Dovrebbe essere un buon diversivo per la gente. Invece oggi i palazzetti sono quasi deserti».