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Fratelli portafortuna

Da Lugano sono partiti verso l’Italia, dove da professionisti hanno vinto di tutto. Da quattro anni sono rientrati alla base.

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SANDRO MAHLER
10 giugno 2019

Goran e Deni Fiorentini, cresciuti nella Lugano Pallanuoto.

Da quando, quattro anni fa, sono tornati a casa, la Lugano Pallanuoto ha vinto tre titoli di fila. E all’orizzonte, con gli imminenti playoff, si profila la possibilità di centrare il poker. Goran e Deni Fiorentini, fratelli di rispettivamente 38 e 35 anni, restano scaramantici. «Anche se non ci si sazia mai», ammette Deni.

In effetti questi due ragazzi di origini croate, svizzeri d’adozione e italiani da parte del nonno materno, nella loro carriera hanno vinto di tutto. «Abbiamo avuto la fortuna di fare i professionisti in Italia. Lì la pallanuoto è uno sport molto sentito», spiega Goran. Scudetti, coppe nazionali, coppe europee. Bacheche traboccanti di trofei. «Lui ha vinto di più a livello di club – scherza Deni –. Ma io ho avuto la fortuna di vincere un mondiale con la nazionale italiana, a Shangai». «In Italia con noi i giornalisti andavano a nozze – aggiunge Goran –. Perché a volte, a livello di club, ci è capitato di giocare uno contro l’altro. E allora ci dedicavano le classiche interviste doppie».

Entrambi papà, Goran e Deni oggi hanno un lavoro accanto allo sport. «Io sono dipendente delle Aziende industriali luganesi», spiega Goran. «E io sto concludendo la formazione come fisioterapista», gli fa eco il fratello. Goran gioca in attacco, Deni invece è un difensore roccioso. «Non c’è mai stata rivalità tra noi», sostiene il fratello maggiore. «Anzi, siamo sempre stati felici dei nostri reciproci successi», conferma Deni.

Di certo il Lugano, i suoi due figliol prodighi, se li vuole tenere stretti. «Portiamo fortuna? Di certo, assieme all’arrivo di altri giocatori importanti, abbiamo contribuito a dare esperienza alla squadra». Deni si prende l’ultima battuta. «Quando siamo partiti per l’Italia, lui un titolo col Lugano l’aveva già vinto. A me questa cosa mancava. Ora che ho capito quanto è bello vincere a casa, non voglio smettere».