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Missione: salvezza

Alla terza stagione nei Ticino Rockets, Aronne Pagnamenta ci racconta il suo percorso. Con una parentesi nel freddo Nord.

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Stefano Mussio
25 novembre 2019
Aronne Pagnamenta, 22 anni, di Origlio.

Aronne Pagnamenta, 22 anni, di Origlio.

«Quando la gente ci critica perché perdiamo, ci resto male. Significa che non si è capito quanto è importante per il Ticino questa squadra». A parlare è Aronne Pagnamenta, 22 anni, di Origlio, alla sua terza stagione con la maglia del Biasca Ticino Rockets. L’hockey su ghiaccio, per lui, è una ragione di vita. «Il balzo dai campionati giovanili alla serie A è enorme. Per questo è importante che ci sia un club, in serie B, che permetta ai ragazzi di crescere e mettersi in mostra».

Ed è ancora più importante che questa squadra, in serie B, ci resti. Perché quest’anno è stata reintrodotta la retrocessione nella categoria inferiore. E per l’hockey ticinese, uno scivolone dei Rockets, punta di diamante dei settori giovanili di Ambrì e Lugano, sarebbe traumatico. «Ci salveremo», dice con convinzione Aronne. «Il rischio di retrocedere c’è. Ma non vogliamo neanche pensare a questa eventualità. Siamo partiti bene. Poi siamo incappati in qualche sconfitta evitabile. Rispetto al recente passato, comunque, ce la giochiamo alla pari con tutti. Il gruppo è unitissimo».

Cresciuto nel Lugano, Aronne ha giocato nel Bellinzona e nell’Ambrì. Ad appena 15 anni, il grande salto in Sve- zia. Per quattro stagioni. «Dapprima a Uppsala. Poi a Stoccolma. Giocavo nelle giovanili e in parallelo studiavo da impiegato d’ufficio. I primi tempi sono stati duri. Non conoscevo nessuno, vivevo in un monolocale. Era freddo, le giornate erano buie. In seguito sono stato ospitato da una famiglia, non finirò mai di ringraziarla. Mi hanno trattato come un figlio».

In Svezia, Aronne ha imparato ad arrangiarsi ed è maturato sportivamente. «Sono partito dal Ticino come attaccante e sono tornato difensore. Oggi sono semiprofessionista. Lavoro al 50% nel ramo delle assicurazioni. Il sogno è la serie A. Ma prima voglio che il Biasca si salvi».