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Oltre la nebbia

Enrico Bütikofer è ipovedente dall’età di 39 anni. Un episodio che ha stravolto la sua vita. Ecco come lo sci lo ha fatto rinascere.

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HSASKIA CEREGHETTI
19 febbraio 2019

Il bellinzonese Enrico Bütikofer insieme a una guida.

È riuscito a diradare la nebbia grazie allo sport. Quella nebbia che, a causa di una neuropatia ottica bilaterale, malattia genetica, ha offuscato in maniera netta la sua vista. Aveva 39 anni, Enrico Büti- kofer, bellinzonese classe 1970, quando è diventato ipovedente. La montagna, in particolare lo sci alpino, gli ha permesso di rialzare la testa. Oggi si racconta con emozione. «Nella mia “vita precedente” avevo la vista di un falco. Quando mi dissero che non esisteva una cura, mi cascò il mondo addosso».
Membro di comitato del Gruppo Ticinese Sportivi Ciechi e Ipovedenti, Enrico ha un passato nel ramo informatico-bancario. Un percorso professionale interrotto nel 2009. «Iniziò a pizzicarmi l’occhio destro. In auto, inoltre, vedevo in modo sempre più sbiadito. Un giorno decisi di andare da uno specialista». Dopo una serie di esami, Enrico riceve la diagnosi. «Il primo anno l’ho trascorso avvolto dalla depressione. A un certo punto mi sono detto che dovevo reagire. Ho cominciato ad andare in palestra, e poi ho conosciuto il fantastico gruppo di cui oggi faccio parte».
Enrico rinasce. Si lancia nello sci di fondo, nell’escursionismo, fino ad arrivare allo sci alpino. «Disciplina che pratico regolarmente con una guida. Mi indica se devo andare a destra o a sinistra, se procedere piano o in velocità. Si deve creare un gran feeling. E pensare che io non avevo mai sciato prima! Facevo ciclismo, amavo la fotografia, disegnavo siti web. Ho dovuto rinunciare a tante cose, ma ne ho scoperte altre».
Una di queste è lo spinning. Enrico, da quattro anni, è addirittura monitore. «I miei allievi sono tutti vedenti. Ma tutto mi riesce bene, sono felice». Spazio anche alle “pazzie”. «Sono riuscito a percorrere la Via Alta della Valle Verzasca. E per i miei 50 anni, a luglio 2020, vorrei scalare il Cervino».