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La donna del trail

Mamma di cinque figli e nemica del cellulare. Patrizia Besomi ha un amore sfrenato per la corsa estrema in montagna.

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SANRO MAHLER
05 agosto 2019

La 47enne capriaschese Patrizia Besomi.

«L’unica occasione in cui mi trovate col cellulare è durante le competizioni. Perché lì, per questioni di sicurezza, è obbligatorio». E infatti Patrizia Besomi, mentre pratica il trail, gira con un telefonino del Paleolitico. È uno dei tanti aneddoti legati a questa simpatica 47enne di Tesserete (Capriasca). Mamma di cinque figli, di età compresa tra i 12 e i 21 anni, educatrice di formazione, ha trovato nella corsa estrema in montagna la sua vocazione. «E ogni tanto porto a casa pure qualche medaglia».

Patrizia è sempre stata una grande sportiva, sin da giovanissima, quando praticava il nuoto e l’atletica. Sei anni fa, proprio in Capriasca, ha scoperto il trail. «Mi affascinava l’idea di correre in mezzo alla natura. E poi quegli incredibili dislivelli. Su e giù per la montagna. Ho la fortuna di avere una grande resistenza. Più i percorsi sono lunghi, più ho la possibilità di fare un buon risultato. Mi esprimo benissimo, in particolare, nelle gare sopra i 100 km. Sono stata in Sardegna, ma anche all’ombra dell’Eiger. Pratico tutte le varianti: vertical, skyrace, ultra. Tra le donne mi piazzo quasi sempre tra le top 10. E molte volte bagno il naso a qualche maschietto».

A Patrizia il lato agonistico del trail interessa relativamente. «Il bello è arrivare, senza la pressione di fare per forza la performance perfetta. In alcune gare si parte di notte e si vede l’alba. Sono sensazioni intime, mozzafiato. A me la montagna regala armonia, dà la carica. È anche uno sport etico. Tra un ristoro e l’altro, ti danno il necessario per essere autosufficienti. Cibo e acqua, da mettere nello zaino. Ma se lasci in giro rifiuti, ricevi una penalità». Tutto fantastico. A parte quel dannato telefonino. «Nella vita privata mi rifiuto di averlo. Ti fa perdere un sacco di tempo. E a me, invece, piace assaporare ogni secondo della mia quotidianità».