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Una metamorfosi

Dall’agonismo al piacere puro e alla socialità. Luisa Montalbetti, pluricampionessa di wakeskate, racconta la sua trasformazione.

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SANDRO MAHLER
22 luglio 2019

Luisa Montalbetti, 40enne del Gambarogno.

Con quella tavola ha vinto praticamente tutto. Luisa Montalbetti, gambarognese, oggi 40enne, nel 2014 ha detto basta alle gare agonistiche di wakeskate, sport acquatico in cui l’atleta, coi piedi appoggiati su una tavola mobile, si fa trascinare da una barca o da un cavo automatizzato (variante “cable”). «Ho vissuto l’agonismo più estremo. Ho girato il mondo, dalla Turchia alle Filippine. Oggi per me il wakeskate è soprattutto piacere e socialità. È stata come una metamorfosi».

La bacheca di Luisa è piena di trofei. Spiccano i due titoli europei con la barca. E il titolo mondiale “cable”. Tanti, tantissimi i ricordi. «Come quell’exploit in Germania, contro avversari fortissimi». La “pensione agonistica” non ha mutato il carattere di Luisa. «Certo, nel frattempo ho preso il posto di mio padre alla testa dell’azienda di famiglia, specializzata nel commercio di macchine fotocopiatrici. Dirigo una dozzina di dipendenti, ho delle responsabilità. Prima facevo la maestra di snowboard e di sci in inverno, in Engadina, e avevo tutto il resto dell’anno da dedicare alle gare. Detto ciò, io lo sport non lo mollo. Attraverso il wakeskate vivo il mio lago».

Peccato che, nel frattempo, non sia spuntato un “erede” di Luisa. «Nella Svizzera italiana, la situazione dei laghi è particolare. Per fare wakeskate, l’ideale sarebbe avere il lago piatto. Zero vento e niente altre imbarcazioni. Poi da noi mancano i “cable”. L’unico è sul lago di Neuchâtel. Ce ne sono alcuni, in formato ridotto, in altre regioni della Svizzera. Ma questo implica pur sempre delle trasferte».

Luisa si guarda alle spalle e sorride. La sua è stata una carriera emozionante. «Ha messo a dura prova le mie ginocchia. Oggi mi rilasso, vedo lo stesso sport sotto un’altra ottica. Penso sia un privilegio».