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L'esperta: «È importante che i genitori fissino delle regole»

Come riconoscere un inizio di dipendenza da Internet e cosa si può fare per contrastarla? Ce lo spiega la psicologa Isabel Willemse.

30 giugno 2015

I giovani usano solo lo smartphone per scambiarsi foto, notizie e informazioni.


Come mai i giochi online e i social media assorbono così tanto l'attenzione degli utenti?
Entrano in gioco molti fattori. Una peculiarità dei giochi online è ad esempio il fatto che il gioco prosegue anche se al momento non stiamo giocando. Un altro giocatore, infatti, può attaccare il castello che abbiamo faticosamente costruito e distruggerlo mentre stiamo seguendo una lezione a scuola. Viene utilizzato anche il principio della ricompensa: nei giochi si ottengono punti e si accede a nuovi livelli; nei social media si ricevono «Mi piace», commenti e più follower. Chi viene premiato, si sente gratificato e vuole sempre di più. Soprattutto se la ricompensa, almeno all'inizio, è relativamente semplice da ottenere.

È possibile imparare ad avere un rapporto consapevole con questi meccanismi oppure bambini e adolescenti sono ormai senza speranza?
Il cervello nei ragazzi non è ancora completamente sviluppato; valutare le conseguenze negative a lungo termine può tuttora risultare difficile. Per questo è importante che i genitori fissino dei limiti. In questo modo i figli imparano a gestire le proprie esigenze sapendo che queste non sempre devono essere soddisfatte immediatamente e imparano anche ad apprezzare l'emozione dell'attesa. Questo è spesso difficile anche per alcuni adulti. Ci si può allenare provando qualche volta a rinunciare consapevolmente a qualcosa, ad esempio stabilendo un fine settimana al mese senza cellulare.

In che modo i familiari e i compagni possono riconoscere l'inizio di una dipendenza da Internet?
L'equilibrio tra online e offline viene a cadere: alcuni frequentano sempre meno gli amici, trascurano gli hobby a cui si erano dedicati finora e perdono il controllo sul proprio comportamento: pur sapendo che bisognerebbe in effetti spegnere il computer o riporre il cellulare, non ci si riesce più con le sole proprie forze. Anche il calo del rendimento può essere un sintomo. Oppure se i bambini o i ragazzi si sentono spesso molto stanchi a scuola e arrivano regolarmente in ritardo. Il tempo che una persona trascorre online non è determinante ai fini della diagnosi. È però vero che i dipendenti da Internet restano in media online più a lungo rispetto agli altri.



In questi casi, a chi bisogna rivolgersi per chiedere aiuto?
Ad esempio presso consultori sulle dipendenze. Esistono anche alcuni centri di consulenza specializzati come il nostro IAP. In genere, si rivolgono a noi genitori preoccupati, più raramente i giovani stessi, dato che sono soprattutto i genitori a soffrire in queste situazioni. Spesso una dipendenza da Internet insorge insieme ad altri problemi psichici, che vengono identificati solo nel corso di una terapia, ad esempio una forma di depressione o delle fobie. In tali casi è importante riconoscere e affrontare al meglio le varie forme di stress o di problemi anziché rifugiarsi nei giochi e nei social media. Isabel Isabel Willemse lavora presso lo IAP (Istituto di psicologia applicata) dell'Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW). Lo IAP offre consulenza e assistenza in materia di cybermobbing o dipendenza da Internet.