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Castelgrande: presepi da 50 paesi

Fino all'8 gennaio Castelgrande a Bellinzona ospita 250 presepi di tutto il mondo della collezione del museo Krippenwelt di Stein am Rhein (SH). Con il sostegno di Coop cultura.

08 dicembre 2016

Il bavarese Alfred Hartl (61 anni) con il suo presepe preferito


Dalla Natività in miniatura in una scatola di fiammiferi a quella dell'Amazzonia con Giuseppe e Maria che sembrano due divinità azteche, fino al presepe polacco con il diavolo sopra la capanna a simboleggiare il comunismo… Queste «opere d'arte» si possono ammirare a Castelgrande a Bellinzona, grazie alla mostra «Il mondo dei presepi», che presenta 250 scene della Natività di 50 paesi, provenienti dal museo Krippenwelt di Stein am Rhein (canton Sciaffusa).
L'artefice di questo evento è il bavarese Alfred Hartl, 61 anni, con studi in teologia e filosofia. La sua famiglia, durante quattro generazioni, ha raccolto un patrimonio unico di presepi, che lui ha ceduto alcuni anni fa al museo di Stein am Rhein e che oggi – una parte della collezione – è esposta a Castelgrande. «Questa mostra non vuole essere uno spazio profano di artigianato etnico», sottolinea e ammonisce il signor Hartl. «Deve essere soprattutto l'occasione per riflettere sull'universalità di Gesù, su come ogni popolo del mondo rappresenti la propria fede cristiana attraverso il presepe, con i suoi significati teologici e di storia dell'arte». A Bellinzona, quindi, anche attraverso visite guidate, è possibile comprendere la molteplicità dei simboli religiosi e artistici della Natività. Dal presepe degli indiani d'America, ambientato in una tenda, al perché nelle Ande peruviane le figure hanno il collo lungo come i lama. Quali sono i presepi preferiti del signor Hartl presenti qui a Castelgrande? «Ne scelgo due. Per ragioni estetiche mi piace quello della Tanzania: la rappresentazione è minimalista e simbolica. Con la Madonna e il Bambino distesi su una stuoia all'ombra di una palma, e i datteri che servono a nutrire Gesù. Ma il presepe che mi tocca intimamente – dice con un po' di commozione – è quello francese con le figure in sasso, decorate e intarsiate. In particolare la statua della Madonna che tiene Gesù tra le braccia in modo protettivo, a esprimere il legame materno. I miei genitori hanno voluto proprio questo simbolo sulla loro tomba».