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Nella terra del Primitivo

L'evoluzione di una cantina e l'energia di una regione vinicola che ha saputo riscattarsi puntando sulla qualità delle uve autoctone. – ELISA PEDRAZZINI

04 gennaio 2017



Giovanni Mele in un  tradizionale  vigneto salentino coltivato ad alberello. Questo è il periodo della potatura verde e della lavorazione del terreno. (Foto: Alain Intraina)

Mani veloci e viso abbronzato, ci saluta con un sorriso sincero. Giovanni Mele (67 anni), sta zappando la terra tra i vecchi ceppi di un vigneto da poco acquistato. Dopo aver lavorato 27 anni nell'industria siderurgica, ha ritirato alcuni terreni da coltivare con ulivi e vigne e da una quindicina d'anni porta il frutto della sua vendemmia alla cantina Giordano di Torricella, in provincia di Taranto. «Non proprio tutto – precisa l'agricoltore –, ne tengo 4-5 quintali per uso famigliare e da regalare». Come il signor Mele, molti piccoli e medi agricoltori della regione sono autosufficienti per quanto riguarda verdura, olio e vino, e vendono ciò che è in esubero.


I «pagliari» sono costruiti con le pietre che emergono dalla lavorazione del terreno. Sono un luogo di riposo al riparo dal calore.

Nascita della cantina di Torricella
Ci troviamo in Salento, il «tacco d'Italia», le cui coste sono bagnate dalle acque cristalline del mar Adriatico a Est e dello Ionio a Ovest. In estate le sue magnifiche spiagge richiamano bagnanti da ogni dove, ma d'inverno, e fino alla fine di maggio, i villaggi costieri riposano in un apparente letargo e la vita si svolge prettamente in campagna. «L'economia della nostra regione pugliese è fortemente legata all'agricoltura» spiega Giuseppe Spagnolo (42 anni), enologo della cantina Giordano. «A Nord, nel Barese e nel Foggiano, si coltiva molta uva da tavola; nel Sud, dopo l'abbandono del tabacco, rimangono uve da vino, carciofi e pomodori. Qui, nello spicchio di territorio tarantino che circonda Manduria e si affaccia sul Mar Ionio, è il vitigno Primitivo a farla da padrone». Giuseppe Spagnolo è di Sava, un comune poco distante da Torricella, e segue la produzione della cantina pugliese fin dalla sua inaugurazione nel 1997. L'azienda Giordano è nata in Piemonte a inizio '900 e una ventina di anni fa, intuendo il potenziale delle zuccherine e pregiate uve del Sud Italia, ha deciso di avviare una cantina in Puglia. Tra i primi a credere nel progetto, sostenuto dalla complicità di Gianni Giordano, vi è stato l'enologo piemontese Gianfranco Repellino: «Oggi può sembrare strano, ma mentre Chianti e Barolo conquistavano il mondo, il Primitivo era poco conosciuto fuori dalla Puglia. Era venduto sfuso e utilizzato come “vino da taglio”. La prima volta che l'abbiamo vinificato in purezza ne abbiamo prodotto 6.000 bottiglie: non si sapeva se sarebbe piaciuto» ricorda l'enologo sorridendo. Entrato in azienda da ragazzo, Repellino ha seguito le piccole e grandi conquiste del nettare salentino. «La svolta per noi fu nel 1994. Avevamo una cantina in affitto e vincemmo una medaglia d'oro a un concorso enologico con un Primitivo di Manduria. Fece scalpore. E Coop si interessò al nostro vino per il mercato svizzero». Nel frattempo, il vino pugliese è riuscito a farsi conoscere nel mondo come prodotto di qualità.


Da sinistra, Giuseppe Spagnolo insieme a Gianfranco Repellino all'interno di un “pagliaro” adibito a sala di degustazione.

Gli effetti del clima
Oggi, la cantina Giordano di Torricella vinifica 70.000 quintali di uva ogni anno, dal Pinot Grigio al Negroamaro, dal basso Barese a Santa Maria di Leuca, selezionando le migliori uve. La maggior parte dei fornitori non possiede più di un ettaro di vigna e gli appezzamenti sono molto eterogenei. «Dalle vigne vecchie “esce” il vino buono; ma sono da lavorare con la zappa» sottolinea Giovanni Mele. E così, anche se le storiche vigne ad alberello danno ottime uve, sempre più viticoltori scelgono impianti a “tendone” o a “spalliera”, che consentono la meccanizzazione.  Nemmeno il terroir è uniforme, come ci spiega Ginafranco Repellino: «Ci sono terreni argillosi, sabbiosi, ricchi di ferro e spesso poveri di nutrienti. Il denominatore comune è però la scarsità di acqua, con due vantaggi: per prima cosa, la vite che “soffre” è quella che produce meno in quantità ma dà uve di qualità; secondariamente, vista la poca umidità, la pressione delle malattie è molto bassa, quindi sono necessari pochi trattamenti». Oltre al clima secco, le viti sono influenzate anche dalla vicinanza del mare. «Lo scirocco, vento che proveniene da Sud-est, porta la salsedine per diversi chilometri verso l'entroterra e la “mineralità” si trasmette anche al vino, che presenta una buona sapidità. Caratteristica che aiuta a sgrassare il palato» afferma Spagnolo. In effetti, il classico Primitivo di Manduria DOC è consigliato anche in abbinamento a formaggi stagionati proprio per questa caratteristica. Una selezione dei migliori vini pugliesi di Giordano si trova da Coop.

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