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Romeo e Giulietta "made in Ticino"

La Pop Music School di Paolo Meneguzzi presenta la famosa tragedia di Shakespeare in versione «pop», dal 22 al 24 maggio al Palazzo dei Congressi di Lugano. — GIANLUCA BLEFARI

09 maggio 2017

PROVA A VINCERE I BIGLIETTI!

brevissima  pausa tra una scena e l'altra, ci intrufoliamo dietro le quinte delle prove. Cerchiamo di parlare con qualcuno per ottenere maggiori delucidazioni, ma non è facile, perché c'è grande fermento al Cinema-Teatro Plaza di Mendrisio: decine di giovani su un palco gremito recitano e cantano a squarciagola, applicandosi in complesse coreografie. Tutto questo sotto l'attenta supervisione dei coach, entusiasti e concentrati nel tirare fuori il meglio dai loro giovani allievi.

Sono le prove del musical «Romeo & Juliet» prodotto dalla Pop Music School di Paolo Meneguzzi, in cartellone al Palazzo dei congressi di Lugano dal 22 al 24 maggio. «Uno spettacolo dall'energia pop. Tanta roba!», afferma il giovane Massimiliano Di Paolo (nel ruolo di Tebaldo) Lui è uno dei 54 attori aspiranti professionisti, selezionati all'interno di un casting che ha visto la partecipazione di centinaia di persone.


Il produttore Paolo Meneguzzi segue attentamente lo svolgimento delle prove.

La storia rivisitata
hanno ispirato ed ispirano un sacco di artisti. Noi però con questo spettacolo vogliamo lanciare un messaggio nostro, con un concetto importante ed attuale, che non voglio svelare in pieno. Forse è un'operazione un po' rischiosa, ma è anche nel nostro modo di essere artisti: esprimerci in libertà. Ci saranno delle belle sorprese…».


Lorenza Guatteri (Giulietta), Dominic Lo Russo (Paride) e Stefano Como (il frate) in un momento delle prove.

storia originale c'è e lo sviluppo fondamentale della trama resta sostanzialmente invariato, ma abbiamo voluto rendere lo spettacolo prima di tutto contemporaneo, e in secondo luogo abbiamo inserito dei momenti farseschi, che non abbassano però il tono e l'energia della trama originale». Il carattere unico e particolare di questa produzione traspare anche dalla scelta dei costumi, che presentano «elementi di contrasto tra stile militaresco e romanticismo», come sottolinea la costumista Gloria Zingali, appena uscita dagli studi di sartoria e su cui Paolo Meneguzzi ha deciso di scommettere: da fan del cantante a sua collaboratrice.  


Mauro Marchese prova le coreografie con gli attori sul terrazzo della palestra di Mendrisio.

Musiche e testi originali

sempre da solo, nella sua stanza. In questo caso, però, è stato bello poter collaborare in un team e mettere insieme le nostre capacità». E riguardo alla storia? Cosa avviene di particolare in questa vostra versione della tragedia? «Quello che ti posso dire è che si tratta di meta-teatro, ovvero di teatro nel teatro: un gruppo di attori decide di mettere in scena la tragedia di Shakespeare e si troverà davanti a un muro, come due eserciti in una guerra contemporanea» racconta Fernando Coratelli. «In ogni caso la sfida, la cosa complessa nello scrivere i testi delle canzoni per un musical sta nel fatto che queste devono essere funzionali nel mandare avanti la storia. Non è come scrivere una singola canzone d'amore». «Beh, anche per la musica è lo stesso discorso» gli fa eco Simone Tomassini. «Nella scena della morte di Giulietta, per esempio, è inevitabile un abbassamento del ritmo, mentre nelle scene di movimento e di danza, bisogna avere un approccio più rock e dance. Ma per fortuna in questo senso abbiamo avuto come supporto le competenze di Mauro, il coreografo».  



La regista Margherita Remotti e Stefano Como nel ruolo del frate. 

Una coreografia imponente
se sembra muovano le braccia a caso, hanno un'eleganza e una leggiadria inconfondibili». Il brillante e talentuoso coreografo, cresciuto artisticamente a fianco di Paolo Meneguzzi, protagonista di importanti produzioni italiane come gli spettacoli di Crozza e di Pintus, è il responsabile di queste coreografie così complesse e articolate. A detta della regista, si pongono sulla falsa riga dei lavori di teatro sperimentale realizzati da Tim Robbins e dalla sua ”Actors' gang”. Come nelle opere del regista statunitense, infatti, anche qui tutti gli attori saranno sempre sulla scena, lavorando come un corpo unico. Ma si può sapere di chi è stata l'idea di realizzare uno spettacolo così ambizioso? «È colpa mia» confessa Sara Orlacchio, vocal coach e assistente alla regia. «È un sogno che si realizza vedere oggi questo progetto che prende forma».  Sara si occupa in primo luogo di tirare fuori le potenzialità vocali degli attori. Lei è una delle tante professioniste dello spettacolo che ha seguito come una brava maestra i giovani aspiranti attori in questa avventura.


L'entusiasmo degli artisti dopo la fruttuosa giornata di prove.

La Pop Music School

regista: «È bello vedere dei volti felici ed allegri, grati per il lavoro che stanno facendo e per quello che stanno imparando. È la cosa più bella che possa capitare nel mio lavoro». La Pop Music School è «molto “scialla”, tranquilla e moderna», dichiara Meneguzzi descrivendo la scuola che ha fondato due anni fa: «Ho voluto crearla su misura per me. È quello che avrei voluto incontrare nel corso della mia crescita artistica e professionale». Un luogo dove si cerca di «realizzare i sogni dei ragazzi». Ma senza montarsi la testa e restando con i piedi per terra. Il produttore del musical ci tiene a sottolineare come l'importante nella vita sia prima di tutto avere una passione sana per la musica, stare bene con se stessi ed essere felici. In questa scuola non si vuole assolutamente trasmettere l'obbiettivo sbagliato, cioè quello di essere famosi e ricchi. «Che tu sia a Sanremo o in cantina a suonare, l'emozione deve essere sempre la stessa». 

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