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Chi le suona, le campane

Il Natale si sta avvicinando e i rintocchi festivi delle campane anche. Molte sono state elettrificate, ma in diverse località ci sono ancora campanari che mantengono viva la tradizione. Breve viaggio nel mondo di questo oggetto millenario.

TESTO
FOTO
MASSIMO PEDRAZZINI
03 dicembre 2018

La chiesa di Aurigeno vista dall?alto.

Alle ore 15 di venerdì, è usanza che le campane suonino per ricordare la morte di Gesù. Ed è proprio in quel preciso momento che ancora oggi, nelle fonderie, si procede alla fase finale della produzione delle campane: la fusione. «Da un lato per tradizione, dall’altro perché fabbricare una campana è un lavoro laborioso e non è male procedere all’ultima tappa di venerdì, anche per permettere alla campana di raffreddarsi durante il fine settimana» ci spiega Oskar Näpflin, consulente tecnico di Muff, un’azienda che si occupa di tutto ciò che concerne le torri campanarie: dalla riparazione degli orologi alla doratura delle decorazioni, fino all’elettrificazione delle campane e alla produzione di batacchi. La sede di Triengen (LU), oltre ad ospitare locali di produzione e vari laboratori, possiede anche un museo, che apre su richiesta per visite guidate: vi si possono scoprire numerosi orologi storici e diverse curiosità sul mondo delle campane. Grazie a un’installazione su cui sono montate delle piccole campane, ci si può fare un’idea delle diverse tecniche e melodie in Svizzera e in Europa. Oskar conosce bene anche il panorama ticinese: «Abbiamo effettuato diversi lavori di elettrificazione in Ticino, tra cui quello della cattedrale di Lugano, dove abbiamo installato il nostro sistema Signum, che permette di programmare i rintocchi di ore e feste religiose per diversi decenni, a cui se ne possono aggiungere altri, per occasioni come matrimoni e celebrazioni non legate al calendario liturgico. Il pannello di controllo di questo sistema esiste sia con touch screen sia con tasti: entrambi sono user friendly e in questo modo anche sacrestani un po’ in là con gli anni e poco pratici si ritrovano facilmente» spiega mostrandoci il pannello, tramite il quale si possono programmare sia il suono delle campane sia l’accensione di riscaldamenti e luci, così come l’apertura e la chiusura delle porte delle chiese.

Quando tutti i campanari sono in azione, lo spazio si fa angusto.

Aurigeno ha la fortuna che anche i più giovani continuino la tradizione.

Guido Vanoni, campanaro appassionato, quest?anno ha formato anche un paio di ragazzi.

Stretti stretti, ma ci si sta: oltre ai campanari, ci sono due posti per assistere alle suonate della Novena.

La Novena ad Aurigeno

Oggi, invece, ad aprirci la porta della chiesa di Aurigeno con una chiave metallica, troviamo Guido Vanoni, neo pensionato e campanaro per passione da quando aveva quindici anni.
«Non abbiamo potuto elettrificare le campane perché il campanile è troppo piccolo» sorride felice facendoci strada su per il campanile stretto stretto e alto 20 metri. Otto rampe di scale verticali portano in cima, dove fanno bella mostra cinque campane. «Vedi? Per elettrificarle bisognerebbe mettere le ruote, ma qui non ci stanno» ci spiega. E in effetti, lo spazio è limitatissimo: c’è appena posto per i cinque campanari, il fotografo e per me. L’unico aiuto tecnologico che ci si è concessi è l’elettrificazione dell’orologio, ma si tratta di un semplice martelletto che va a battere contro il campanone.

In questa giornata di sabato, Guido, assieme al figlio Davide, al cugino Alessio Barca, Gianroberto Bazzana e Patrick Arnold, ci fa una dimostrazione di quello che sarà uno dei concerti della Novena, le nove sere che precedono il Natale, una tradizione che qui in paese si tramanda di generazione in generazione e il cui futuro sembra garantito, visto che quest’anno Guido e Alessio stanno formando un paio di ragazzi. Nel repertorio ci sono diverse melodie, che i campanari insegnano oralmente: si impara facendo e sbagliando. «È normale che all’inizio uno stoni un po’. Si sbaglia la prima volta, poi si riprende come se nulla fosse e la seconda volta va meglio. Siamo qui anche per stare in compagnia – racconta Guido –. La cosa bella, quando suoniamo, è l’affiatamento che si crea tra noi campanari». Infatti, l’ambiente è scherzoso, ma quando arriva il momento di suonare, la concentrazione è al massimo. Guido dà le istruzioni «Fem un cinc, ses, sett e vott e pö un brum». Ognuno è posizionato sotto una campana; tira la catena, portando la campana in posizione verticale, e poi uno dopo l’altro la fa ricadere; la blocca e poi la riporta di nuovo in alto: le campane sono suonate in modo alternato e intercalato per più volte, fino a ricadere tutte contemporaneamente – il brum –. La difficoltà per i campanari, oltre allo sforzo fisico, sta nel coordinarsi, dato che ogni campana ha una dimensione e una velocità diversa: «Ognu- na ha le sue peculiarità. Quattro sono di fabbricazione italiana, due dell‘800, e due del 1920, mentre la più recente è del 1938 e viene dalla fonderia Rüetschi di Aarau (l’unica ancora attiva in Svizzera, ndr). È la più veloce, ma la più difficile è un’altra: la quarta, che è anche l’unica mancina, la catena da tirare infatti è sulla sinistra. Ma quando sai suonare questa, le sai suonare tutte» ci dice indicandocela. Ed è proprio con “la mancina” che Davide ha imparato: «Già a 5-6 anni venivo sul campanile con mio papà, mi piaceva stare qui. Mi ricordo anche la prima Novena: avevo 12 anni e non sapevo quando dovevo suonare, allora aspettavo che mio papà mi facesse segno» sorride il ventitreenne.

Patrizio Zurini sul campanile della chiesa di Golino. Dal 16 dicembre partiranno i concerti della Novena.

Dal campanile Patrizio Zurini gode di un?incantevole vista sul paese e i dintorni.

Patrizio Zurini sul campanile della chiesa di Golino. Dal 16 dicembre partiranno i concerti della Novena.

Patrizio Zurini sul campanile della chiesa di Golino. Dal 16 dicembre partiranno i concerti della Novena.

Tutti i campanari hanno iniziato seguendo un parente o un amico e, affascinati, hanno continuato la tradizione. Ma non ci sono donne. «È vero, non abbiamo mai avuto campanare, ma potrebbero suonare tranquillamente anche loro. Mia figlia, che voleva mettercisi, ha dovuto rinunciare per un problema al polso. Però in paese c’è una quattordicenne che viene a suonarle con la tastiera (il batacchio della campana viene collegato tramite una catenella a un tasto, e battendo su questo con i pugni si produce il suono, ndr). Anche il concerto a tastiera, il Rabatt la Novena, fa parte della tradizione. Precede il nostro concerto. E con la tastiera qui si suona di tutto. Il sacrestano aveva persino suonato Bandiera Rossa» sorride Guido Vanoni.

Il musicista di Golino

«Suono musiche di Natale, di chiesa e canzoni popolari, ma Bandiera Rossa no» sorride Patrizio Zurini, altro campanaro appassionato, conosciuto per la sua bravura alla tastiera. Nelle serate della Novena si esibisce dal campanile di Golino, a pochi chilometri da Aurigeno, con concerti che durano anche più di mezz’ora e la sua maestria è stata notata da molti: stampa, radio e tv sono già saliti sul “suo” campanile. «Sono contento di parlarne e mi fa piacere che ci sia interesse, perché questo mi incoraggia a continuare una tradizione che si sta perdendo» racconta. Ma Patrizio non si limita a suonare le campane solo nel periodo natalizio: a Golino, ad eccezione dei rintocchi delle ore, automatizzati, le campane sono ancora manuali, e Patrizio le suona tutti i giorni sia a un quarto alle sette di mattina sia la sera per l’Ave Maria – «a mezzogiorno invece viene mia sorella, dato che io lavoro» precisa –, ma anche in occasione di matrimoni, battesimi e decessi.
Ci fa strada su per il campanile, e, come ad Aurigeno, per arrivare in cima bisogna affrontare otto rampe di scale strette, anche se qui c’è spazio per una decina di persone. Il campanaro sale con una disinvoltura e una velocità notevoli: «È la mia palestra» sorride. Arrivati in cima, Patrizio “bussa” lievemente contro il campanone che diffonde un suono delicato ma profondo: «Bello eh» dice mostrandoci il suo strumento. «A sette anni ho iniziato a salire sul campanile a osservare papà che suonava le campane. Ho imparato le melodie a memoria, ad orecchio, rubandogli il mestiere: non ci sono spartiti» spiega. Anche se per sperimentare nuove melodie si esercita a casa sullo xilofono o sulla tastiera, con le campane è tutta un’altra cosa. «Suonare da quassù è fantastico, perché diffondo il mio stato d’animo tutt’intorno e tutti mi sentono – racconta allargando le braccia e mostrando il suo palco, i paesini della valle –. Un tempo era ancora più bello perché anche le campane di Intragna e delle Terre di Pedemonte suonavano per la Novena e ci si rispondeva. Oggi, invece, le loro sono state elettrificate; suonano per la Novena, ma essendo programmate, suonano sempre le stesse cose. Io invece posso passare da un Jingle Bells a un Bianco Natal e poi magari una Verzaschina, una Marina Marina, un Yellow Submarine o un Azzurro. Ho cinque campane a disposizione, mi posso sbizzarrire! – sorride Patrizio, prima di farsi serio. – Oggi mi viene un po’ di malinconia, perché ripenso a mio papà e a mia mamma che non ci sono più. Ma al tempo stesso, quando sono quassù nel periodo dell’Avvento, torno bambino e rivivo la magia del Natale».
E la magia del Natale a suon di campane manuali è pronta a tornare. Ed è meglio arrivare presto, per trovare un posto in cima a un campanile. «Certe sere abbiamo il tutto esaurito» ci fa l’occhiolino Guido Vanoni. 

IL RITRATTO

ROMEO DELL'ERA

Romeo Dell'Era dottorando in storia antica all'Uni di Losanna ed esperto di campane.

Ancora adolescente, tra il 2006 e il 2008, Romeo Dell’Era ha contattato tutte le parrocchie ticinesi alla ricerca di testimonianze sulla tradizione del suono delle campane. In un secondo tempo si è occupato di studiare le campane in quanto oggetto storico, percorrendo il cantone in lungo e in largo, catalogandole, trascrivendo date e luoghi di fabbricazione e iscrizioni, procedendo così al primo censimento completo delle campane del nostro territorio.

Visitate il canale YouTube di Romeo dell'Era, dove è possibile ascoltare praticamente tutte le campane del Ticino. 

Quali sono state le sorprese più grandi delle sue inchieste?
La scoperta più inaspettata è stata che per ogni chiesa ho sempre trovato persone molto disponibili, per lo più sacrestani o presidenti di consigli parrocchiali. Questo mi ha permesso di svolgere un lavoro coerente e completo, basato su testimonianze affidabili e osservazioni personali. Inoltre, ho scoperto che non solo esisteva un linguaggio in codice delle campane, ma che poteva variare molto di paese in paese. E di questo oggi si sa poco.

Può farci qualche esempio?

In alcune parrocchie, il modo in cui le campane suonavano a morto permetteva quasi di risalire alla persona. Le sequenze di rintocchi potevano indicare se si trattava di un uomo o di una donna, se era sposato o no, o se apparteneva a una confraternita. In alcuni paesi suonavano tanti rintocchi quanti gli anni del defunto. E ancora, una cosa che oggi ci stupirebbe, era che per la morte di un bambino si suonavano le campane a festa. Ai tempi la mortalità infantile era più comune e si diceva che il bambino era un angioletto che andava in cielo. Ma le campane trasmettevano anche messaggi civili, con una funzione pratica. Al di là del rintocco delle ore, venivano suonate al posto della campanella scolastica per l’inizio delle lezioni, oppure per annunciare l’arrivo del medico condotto. O quando ancora lo spalaneve non c’era, un determinato suono delle campane indicava alla popolazione il momento per iniziare il lavoro di sgombro dalla neve.

Com’è messa la tradizione del suono manuale delle campane?

Piuttosto male. In Ticino, le campane delle chiese parrocchiali sono state elettrificate quasi tutte (circa l’85%) e in questi casi, dato che si tratta di programmi preimpostati, suonano sempre allo stesso identico modo, con le stesse cadenze. Ma ci sono ancora alcune località, forse una trentina, dove le campane si suonano manualmente, perlomeno in occasione di feste religiose e patronali. Il mio lavoro vuole anche essere una testimonianza di queste usanze che si stanno perdendo.

Quali sono le particolarità delle campane ticinesi rispetto al resto della Svizzera?

A Nord delle Alpi, come in quasi tutta l’Europa, le campane sono a slancio: hanno un piccolo contrappeso (se non nessuno) e il battaglio va a picchiare sul bordo alto della campana. Le campane oscillano velocemente e non si possono controllare. Ne riscontriamo di questo tipo anche nelle Tre Valli. Ma da noi il sistema più diffuso è quello ambrosiano o a ruota. In questo caso, le campane sono dotate di un pesante contrappeso e di una grande ruota, i battagli restano quasi fermi e sono le campane in oscillazione che vanno a batterci contro. Le campane di questo tipo sono meno veloci e offrono la possibilità di essere fermate in posizione rovesciata, potendo così controllare i rintocchi (2 alla volta). Questa tecnica, con un minimo di tre campane, rende possibile la composizione del cosiddetto concerto ambrosiano, che si basa sulla concatenazione dei rintocchi delle diverse campane. E questa è la peculiarità del suono delle nostre campane rispetto a quelle della Svizzera interna.