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TAMBORINI VINI

Il futuro è sostenibile

La protagonista del nostro incontro ha le sembianze di una principessa, con gli occhi azzurri e i capelli dorati, ma ama sporcarsi le mani con le vinacce e avere un’agenda fitta di appuntamenti di lavoro.

TESTO
FOTO
ALAIN INTRAINA
23 ottobre 2018

La cantina Tamborini è un affare di famiglia: al centro, Valentina Tamborini, vicepresidente dell'azienda, con il cugino e direttore Mattia Bernardoni (a sin.) e il padre Carlo Tamborini, presidente.

   Tutte le copertine regionali. Prima fila: Neuchâtel, Ginevra, Vallese, Losanna, Friborgo, Berna francofona, Ticino. Seconda fila: Argovia, Basilea, Berna, Svizzera centrale, Vallese, Glarona, Mittelland, Zurigo, Winterthur, Seeland, Grigioni, San Gallo.  

 

San Zeno

Merlot ticinese doc 2015

Prezzo: fr. 21.95
Provenienza: Ticino
Vitigno: Merlot
Da bere: da 3 a 6 anni dalla vendemmia
In vendita: nei grandi ­centri Coop

Ulteriori informazioni qui: San Zeno

Solare e piena di energia, Valentina Tamborini ricostruisce il suo passato lavorativo in base alle vendemmie. Parte con quella in Toscana nel 2012, avvenuta subito dopo la sua laurea in Scienze Gastronomiche, poi l’australiana nel gennaio 2013 e le vendemmie “Tambo”, come soprannomina l’azienda di famiglia. La raccolta 2018 appena conclusa è la sua quinta presso la Tamborini Carlo SA, azienda vinicola nata nel 1944 per mano di suo nonno con lo scopo di importare vini e cresciuta con produzione propria sotto la guida del padre Claudio.
Essere donna e per di più “la figlia del capo” in un ambiente a maggioranza maschile non è sempre stato facile, ammette Valentina. «Occorre fare ancora di più per meritarsi il rispetto dei colleghi. Però sono testarda e non mollo facilmente. Ho iniziato nell’agosto del 2013. Avevo il jet leg, perché ero appena tornata dall’Australia e mio papà mi ha detto: “Sei stata in vacanza fino adesso… non sarai mica stanca?”. C’era bisogno di aiuto all’impianto di imbottigliamento, così sono stata lì due settimane… con la labirintite. È stata tosta, non lo auguro a nessuno» ricorda divertita Valentina. Nella terra dei canguri non è stata solo in vacanza, ha trascorso la stagione della vendemmia nella Barossa Valley, lavorando sei mesi come cantiniera: «L’azienda che mi ha assunto era un puntino in mezzo a colossi tipo Penfold Estate. Le giornate lavorative erano intense ma il fatto che fosse “piccola”, mi ha permesso di seguire meglio tutte le fasi, dalla pigiatura con i piedi ai rimontaggi». Conoscere ogni aspetto della vinificazione è stato un passaggio fondamentale per la trentaduenne.

Valentina Tamborini tra i grappoli di Merlot del suo vigneto preferito: il San Zeno.

Anche presso l’azienda di famiglia ha svolto diverse mansioni in vigna e in cantina prima di diventare responsabile della comunicazione e del marketing, e vicepresidente. Il direttore dell’azienda è Mattia Bernardoni, cugino di Valentina, e il presidente è il padre Claudio, che quest’anno festeggia 50 anni di attività. Lui è stato tra i primi in Ticino a valorizzare il concetto di terroir; ne sono la prova alcune loro etichette storiche come Comano, il primo vigneto, e San Zeno, i cui nomi corrispondono all’ubicazione dei vigneti. Un altro punto sul quale l’azienda è da sempre attenta è la grande versatilità dell’uva Merlot; i vini proposti vanno dai rossi leggeri a quelli maturati in barrique, dalle versioni rosate a quelle vinificate in bianco, dalle bollicine a un vino fortificato stile Porto.
Quali saranno le sfide future? Per Valentina non ci sono dubbi: «Dovremmo prestare più attenzione alla sosteni- bilità. Seguiamo con attenzione l’evoluzione nel campo dei vitigni interspecifici, selezionati per resistere alle malattie e che necessitano di pochissimi trattamenti. Personalmente ritengo le varietà bianche molto gradevoli, mentre i rossi assaggiati finora avevano un profumo “foxy” che non piace a tutti... ma si stanno facendo progressi», lasciando intendere che presto ci saranno delle novità. «Dobbiamo reagire in fretta per stare al passo con i viticoltori interna- zionali. Su certi aspetti siamo già in ritardo». E dalle sue risposte si intuisce che l’imprinting innovativo e coraggioso del nonno e del ­padre è stato tramandato con successo.