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VAL MONASTERO

La stanza del tesoro nelle Alpi

Vacanze nei Grigioni? Sì, certo: Arosa, St. Moritz, Davos… Ormai li conosciamo. Ma chi va alla ricerca dell’anima del cantone, farà meglio ad allontanarsi da boutique e grand hotel, per ritrovarsi in Val Müstair.

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HEINER H. SCHMITT
11 settembre 2018

Con i suoi 1.920 m s.l.m. Lü è il paese più alto di tutta la val Monastero.

Per qualcuno la val Monastero si trova ai confini del mondo. O perlomeno ai confini della Svizzera. Più in là, solo la frontiera italiana e la val Venosta altoatesina. Ma chi in questa valle ci abita la vede in modo diverso: «È qui che inizia la Svizzera!», affermano con orgoglio. Di fatto, il Piz Chavalatsch è il punto più orientale del nostro paese.

La valle, chiamata in romancio val Müstair, prende il nome dal suo monastero. Valentin Pitsch, 66 anni, è cresciuto a Müstair, la località più bassa della val Monastero. La sua madrelingua è il romancio, per l’esattezza la variante jauer. Dopo una serie di disquisizioni sul genere della val Monastero in tedesco, Valentin Pitsch giunge alla conclusione che, sebbene la versione più corretta sia il femminile (in romancio si dice «la val»), i germanofoni – e lui incluso – si sono ormai abituati alla forma neutra, in analogia al genere neutro di valle («das Tal») del tedesco.

Valentin Pitsch

Valentin Pitsch, di Müstair, ama mostrare la propria terra ai visitatori.

Valentin Pitsch, di Müstair, ama mostrare la propria terra ai visitatori.

Ma torniamo al convento, l’abbazia benedettina di San Giovanni. Sorta nell’VIII secolo d.C., dal XII secolo la struttura ospita un monastero femminile, incluso nel Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, nel quale è conservato uno straordinario ciclo d’affreschi. La leggenda vuole che sia stato fondato da Carlo Magno, in segno di gratitudine per aver superato indenne i pericoli della montagna. Pare che, di ritorno dalla sua incoronazione a re dei Longobardi, l’imperatore sia miracolosamente scampato a una violenta tempesta di neve sul passo dell’Umbrail. Ancora oggi il suo profilo compare sullo stemma del comune di Val Müstair. Nel 2009 tutti i sei paesi della valle si sono aggregati per formare un comune unico.

Completamente a Est, la val Monastero sta fra il passo del Forno e il confine di Stato.

Il monastero è la ragione per la quale Müstair è l’unico villaggio della valle a essere rimasto sempre cattolico, mentre gli altri sono stati riformati. «Una distinzione ormai priva di valore», spiega Valentin Pitsch. In passato però essere un abitante di Müstair significava non poter contrarre matrimonio con un abitante di un altro comune della valle.

Le differenti confessioni risultano evidenti anche passeggiando per i paesi. «A Müstair sui muri delle case si notano dipinti raffiguranti santi», spiega Valentin Pitsch durante la visita guidata. Negli altri paesi invece le facciate espongono solo iscrizioni.

Fino al 2013, quando ha ottenuto il prepensionamento, Pitsch è stato maestro di scuola elementare. «Sentivo che mi sarebbe piaciuto fare ancora qualcos’altro». Ha quindi deciso che avrebbe fatto conoscere la sua terra a chi lo desiderasse, organizzando visite guidate negli abitati ed escursioni naturalistiche. «La natura in questa zona è incredibilmente varia. Fotografarla è il mio passatempo».

Le fotografie dei luoghi non riflettono solo la religione, bensì anche l’ubicazione della valle. Molte facciate sono riccamente decorate da sgraffiti, una tecnica d’artigianato artistico che consiste nello sgraffiare ornamenti tramite matite e coltelli da uno strato d’intonaco umido. Mentre gli sgraffiti ricordano molto l’Engadina, la vicinanza all’Alto Adige è testimoniata dalla presenza dei frontoni tirolesi in legno, che rimandano alla posizione della val Monastero, geograficamente più vicina alla val Venosta, perché separata dall’Engadina – e quindi anche dal resto della Svizzera – dal passo del Forno. «Nonostante questo, gli abitanti della val Monastero si sentono a tutti gli effetti svizzeri», spiega Valentin Pitsch. «Senza contare che giurarono fedeltà alle Tre Leghe e che fino a un secolo fa l’Alto Adige apparteneva ancora all’Austria, nemico giurato dei confederati». Tuttavia, per 30 anni la val Monastero è appartenuta all’Austria: nel 1728 il vescovo di Coira gliela vendette, ma nel 1762 venne restituita alle Tre Leghe.

Vicina al confine con Italia e Austria, ma da secoli parte dei Grigioni

Oggi i valligiani si spostano liberamente fra i tre Stati: Svizzera, Italia e Austria. Per uscire la sera scelgono l’Alto Adige (I), mentre se vogliono andare al cinema o a fare compere si recano a Landeck o a Imst (A). Molti seguono una formazione in Engadina o nel resto della Svizzera. «Anche se ci sono posti di apprendista in valle, la richiesta non è elevatissima», spiega Pitsch. Dopo il tirocinio molti restano dove sono.

Al contrario, in val Monastero lavorano molti altoatesini, per esempio nell’edilizia o nella gastronomia. La valle è di richiamo anche per chi viene dalla pianura. Valentin Pitsch è sposato con una lucernese. La popolazione, costante attorno ai 1.500 abitanti, è facilmente gestibile.

«Qui ci si conosce tutti», dice Pitsch. La personalità ad oggi più celebre della val Monastero è Dario Cologna, 32 anni, campione mondiale e olimpionico di sci da fondo. Lo sportivo è stato un allievo di Valentin Pitsch. «Era uno scolaro tranquillo e diligente», ricorda il maestro.

È orgoglioso che il suo ex pupillo abbia dato visibilità mondiale alla valle. «Non ci interessa essere solo una via di transito per chi vuole raggiungere l’Alto Adige; vogliamo che la gente si fermi qui». Dopotutto la val Monastero ha un sacco da offrire. Nel vicino Parco Nazionale Svizzero si possono osservare gli animali in un contesto ricco di biodiversità. «Da noi vivono l’aspide e il ramarro occidentale. Specie che in Engadina non si trovano», spiega entusiasta Pitsch. Il progetto Biosfera Val Müstair ha poi fra i suoi obiettivi quello di preservare l’habitat della farfalla briseide, ormai presente in Svizzera solo nel Giura. Biosfera Val Müstair è inoltre la prima riserva naturale svizzera a rientrare nel Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, grazie alla perfetta interazione tra natura e cultura in valle. Nel 2010 l’elettorato ha espressamente approvato una Carta che la tutela.

Il Monastero di San Giovanni, Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Assieme al monastero, la valle vanta quindi un secondo patrimonio dell’umanità Unesco, in un raggio di 200 km2. E anche se non c’è chissà quale movimento, state certi che qualche cosa da fare in zona la si trova sempre. Bisogna solo andarsela a cercare, possibilmente senza fare troppo chiasso. Non è vero che la val Monastero è ai confini del mondo. Anche se qui, il mondo, sembra davvero viaggiare a un’altra velocità.


Renata Bott, apicoltrice e amante di lingue e costumi tradizionali, Tschierv

«La natura, la cultura e il romancio sono le nostre radici. Fanno parte della nostra identità. È nostro dovere averne cura e farne la nostra bandiera», dice Renata Bott.

L’ex contadina si impegna attivamente per la loro conservazione. È iscritta al gruppo folcloristico locale e indossa il suo costume tradizionale in occasione di matrimoni, festività e altre ricorrenze, come la festa di ringraziamento per il raccolto a Valchava (GR).

«Lo portavo già da ragazzina per eventi speciali». A quei tempi era il tipico costume grigionese. Oggi, a 74 anni, porta quello tipico della valle che si è fatta cucire 25 anni fa. «Il costume tradizionale della val Monastero è semplice, come lo sono anche i suoi abitanti», spiega. «Attraverso l’abito facciamo vedere le nostre radici e le rivendichiamo». Quel che conta però è sentircisi bene dentro. La ventina di donne del gruppo folcloristico si esibiscono spontaneamente a eventi o ricevimenti. Tra loro, anche ragazze giovani, che portano una ventata di fiducia e di allegria.

Per Renata Bott anche il romancio è cultura, una lingua che insegna volentieri a chi la vuole imparare. «È importante che nella comunità e in famiglia la si parli. I bambini devono impararla a scuola». Nella val Monastero si parla lo jauer, una variante di romancio dal timbro particolare. Si scrive però in vallader, l’idioma reto- romancio della Bassa Engadina.

Il terzo aspetto che sta maggiormente a cuore a questa orgogliosa abitante della val Monastero è la natura. Da 20 anni fa l’apicoltrice e alleva l’ape nera europea. Al momento ha 15 sciami. «Questa razza d’api è qui da secoli. Perciò si è perfettamente adattata al nostro clima e alla nostra flora», spiega Renata. Da quando poi lei e suo marito hanno abbandonato la zootecnia, dedica molto tempo alle api.

A Tschierv ci sono le loro radici, che lei coltiva con tanta passione.


Lucia Meier e Giancarlo Marco de Santis, «Meier-beck», Santa Maria

Il primo boccone di torta di noci è stato un’esperienza favolosa. Lucia l’aveva portata a Marco: è stato amore a prima vista. Per la torta e per Lucia. Sono passati 14 anni da quel giorno. I due si sono conosciuti quando Lucia frequentava ancora la formazione come guardiana di animali a Wädenswil (ZH). «Se sei cresciuto in val Monastero, per trovare un altro ritmo di vita, devi andar via».

La torta di noci proveniva dalla panetteria del padre di Lucia, che 50 anni fa ha deciso di trasferirsi da Lucerna in val Monastero. Qui ha preso in gestione la panetteria di Santa Maria e si è sposato con una valligiana.

Dieci anni fa i Meier hanno però dovuto decidere a chi, fra i tre figli, sarebbe passata l’azienda. Marco e Lucia ne hanno discusso tra loro e alla fine hanno deciso di provare a prenderla in gestione per tre anni. «Volevamo imparare il mestiere e capire se era veramente adatto a noi». Le premesse c’erano tutte: Marco sognava di diventare cuoco e Lucia si è sempre ritenuta una gran buongustaia.

Nel 2012 la coppia ha rilevato la panetteria. Le materie prime che utilizzano provengono possibilmente dalla valle. Hanno persino un loro contadino di fiducia, che li rifornisce di cereali bio come la segale.

Marco e Lucia avevano tante idee nuove, molte delle quali sono diventate realtà, come la creazione di un nuovo sito web o l’ampliamento dell’assortimento con prodotti senza glutine. Anche il bio e lo slow food fanno parte dell’offerta. I due sono convinti che «ognuno deve fare le cose a modo proprio». Per la Meier-beck questo significa scegliere la manifattura anziché l’industria. «Ci è capitato di rifiutare anche grandi ordini».

Marco e Lucia sono convinti che trasferirsi in val Monastero sia stata la decisione giusta. In città ci sono troppe distrazioni e troppa pressione. Vanno spesso a passeggio con i loro cani e si godono la natura. «Qui è davvero meravigliosa!».


Suor Clara, monastero di San Giovanni, Müstair

«La mia prima vocazione, l’ho avuta al secondo anno di scuola», racconta Suor Clara, originaria di Rueun, nella regione della Surselva (GR). Durante l’ora di religione, il parroco stava parlando di un ordine di suore che si occupava dei malati all’ospedale di Ilanz (GR), spiegandoci che facevano una vera e propria opera di carità. «Anch’io volevo essere come loro», ricorda la suora, oggi 85enne. Faceva però fatica a immaginarsi al fianco dei malati.

Qualche tempo dopo valutò l’idea di diventare maestra di lavoro manuale. Ma temeva a lungo andare di annoiarsi.

Il pensiero di diventare monaca non l’abbandonava. Sua zia aveva preso i voti a Ingenbohl, una frazione di Brunnen (SZ). Ma per Clara, all’epoca ancora giovane, non era quella la strada: «Mia zia poteva essere trasferita in qualsiasi momento. Non era quello che volevo. Io volevo la mia tranquillità». E mentre ce lo racconta si percepisce una certa ironia.

Quando un giorno vede un quadro del monastero benedettino di Müstair, ha la rivelazione: «Eccolo il posto dove voglio andare!». Da 67 anni quel luogo è diventato la sua dimora e lei la suora più anziana del convento.

La sua più grande passione è l’orto. Lo ha convertito al bio: «Non sopportavo l’uso di tutta quella roba chimica». Non è sempre stato facile: «Le consorelle non capivano la mia scelta». Ha dovuto combattere per la zona di compostaggio che voleva allestire. Quando però finalmente gli ortaggi hanno attecchito bene, anche le altre si sono convinte. Oltre ai lavori di giardinaggio, Suor Clara cuce grembiuli, scialli e copricapi per costumi tradizionali. Alla fine anche il lavoro manuale ha trovato un posto nella sua vita.

La routine del convento è scandita da regole ben precise: preghiera, pulizia, lettura, lavoro e riposo. «Sono contenta che ci siano orari di riposo ferrei. È una cosa buona e salutare». Peccato che non sempre Suor Clara li rispetti, come lei stessa confessa. Rieccola, quella sua vena ironica…


Sergio Tchenett, biker e metalmeccanico, Müstair

Sergio Tschenett percorre tranquillo la strada principale di Müstair in sella alla sua mountain bike.

È la sua grande passione. Sin da piccoli lui e il fratello hanno imparato dal padre ad andare in bici e a fare downhill. «Ai tempi l’unica cosa che contava era essere il più veloce venendo giù», ricorda il 33enne grigionese. Oggi invece quel che apprezza di più di questa disciplina è l’essere all’aperto e a contatto con la natura.

«La bici è una macchina affascinante: fa quello che le dici di fare. Anche la meccanica è incredibile». E Sergio Tschenett, fabbro competente, ama sperimentare, ideando e realizzando nuovi componenti e pezzi su misura per professionisti e per sé. Quando gli chiediamo quante bici possiede, risponde: «Intere ne ho quattro, ma poi ho anche tanti pezzi singoli».

Il fatto che Sergio viva in val Monastero non è scontato. «Ho fatto l’apprendistato a Samedan (GR) ed ero deciso a non fare più ritorno in valle», confessa. Dopo la formazione si è spostato in Vallese, dove ha lavorato come metalmeccanico, armeggiando anche sulle biciclette. Finito il suo turno, prendeva in prestito la fresa per realizzare i suoi componenti speciali. «Ma era troppo imprecisa per i miei scopi». Durante una visita a casa lo ha fatto presente al padre che gli ha fatto una proposta: «Se torni a casa, te la compro io una macchina più precisa. Ci può tornare utile anche qui in officina». E così Sergio è tornato in valle, per lavorare nella ditta del padre.

Oggi gestisce anche un’officina per biciclette tutta sua e, assieme alla compagna, una scuola di mountain bike che d’estate propone tour a tutti gli appassionati. «Attraverso l’offerta di mountain bike possiamo far sviluppare la valle e attrarre qui i turisti», è convinto. Sergio non è l’unico a pensarla così: il Comune e l’ufficio del turismo stanno investendo molto in questo sport.

Sergio fa il meccanico assemblatore soprattutto d’inverno ed è felice di aver fatto ritorno nella sua nuova vecchia casa: «Ho fatto proprio bene a tornare qui!».


Il vecchio caseificio di Müstair ha i giorni contati: è diventato troppo piccolo e presto non riuscirà più a soddisfare gli elevati standard igienico-sanitari previsti dalla legge. Non essendo possibile ampliare la struttura esistente, dall’autunno scorso ne è stato realizzato uno nuovo alle porte del paese. «A novembre dovremmo poter iniziare con la produzione», dichiara Christoph Öttl (28), il casaro altoatesino che da marzo dirige il nuovo laboratorio.

La Confederazione e il Canton Grigioni hanno sostenuto gran parte dei costi. Anche il Padrinato Coop per le regioni di montagna ha sovvenzionato il progetto, adoperandosi per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle popolazioni montane. «Per la vallata è importante che la trasformazione del latte avvenga in loco e la creazione di valore aggiunto resti entro i confini della valle», spiega Béatrice Rohr (63), direttrice del Padrinato.

Quest’anno, grazie alla vendita di panini, cervelat e formaggi del 1° agosto, sono stati raccolti per il progetto 260.000 franchi, cifra che il Padrinato ha poi portato a 1.000.000 di franchi. «In occasione del 75° anniversario del Padrinato, nel 2017 si è deciso di finanziare un progetto di portata più grande», spiega Rohr.

Da Coop trovate il formaggio di montagna grigionese Pro Montagna. Per breve tempo, in alcuni negozi selezionati troverete anche il formaggio bio della val Monastero (fino a esaurimento scorte).

Pronti per il trasloco: il casaro Christoph Öttl (destra) e i suoi collaboratori non vedono l'ora di trasferirsi.



BREVE E CONCISO

  • L’80% delle persone parla romancio (jauer), il tedesco si studia a partire dalla 3a elementare.
  • In valle c’è un ospedale per le emergenze. I bimbi nascono a Scuol, nella Bassa Engadina.
  • Attorno al 1900 esistevano piani per portare la ferrovia retica fino in val Monastero.
  • L’80% dei contadini è passato al biologico.