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La Svizzera in battello

Ci siamo imbarcati sul battello «La Suisse» e navighiamo sul lago Lemano. Scopriamo la vita a bordo, prima di prendere il largo su una delle 15 crociere del nostro Paese.

13 agosto 2018

Reportage

TESTO: GILLES MAURON - FOTO: OLIVIER MAIRE

«I motori sono accesi già da un’ora» dice il capitano Laurent Thierry e spiega così da dove proviene il brontolio della nave ormeggiata sul molo. Sono le 8 di lunedì mattina. Un marinaio sta pulendo il vetro della cabina di comando. Il capitano, solo nella cabina, stampa la tabella di marcia e indossa la divisa. Dopo di che dà alcune informazioni a Gilles, il marinaio responsabile del registratore di cassa: «Oggi ci saranno due gruppi, uno a Montreux e uno a Bouveret. Hai trascorso un buon fine settimana?». L’ora della partenza si avvicina, i sette marinai in servizio sono ai loro posti. Gli ultimi passeggeri salgono a bordo. Il cielo è azzurro. Laurent Thierry aziona la sirena: si parte!

Il capitano e il timoniere mollano gli ormeggi del battello “La Suisse”. Due meccanici e tre battellieri completano l’equipaggio.

Abbiamo preso “La Suisse”, una delle navi più belle del nostro Paese, e siamo partiti per una suggestiva crociera sul Lemano: l’estremo superiore del lago (Haut Lac) con partenza da Losanna. Dal porto di Ouchy il battello attraversa il lago fino a Saint-Gingolph, una piccola località vallesana e francese tagliata in due dal confine, da cui si apre lo sguardo su Montreux e la Riviera vodese. I buongustai vi si fermano per mangiare i deliziosi filetti di pesce persico del lago a pochi passi dall’imbarcadero. Una meta classica.
Il battello segue poi la costa, attraversa la foce del Rodano e la riserva delle Grangettes, supera il castello di Chillon per raggiungere Montreux e Vevey, e infine attraversa il mare di vigneti di Lavaux, un’esplosione di colori specialmente in autunno. A bordo si possono assaggiare alcuni Chasselas in omaggio a Losanna, luogo di origine del vitigno.
“La Suisse” impiega in tutto 3 ore per completare il giro. Fermarsi in una delle diverse tappe non è un problema, dato che il battello parte da Ouchy tre volte al giorno (9:20, 12:30, 15:30).

Il motore de «La Suis» permettono al battello di raggiungere una velocità di 25 km/h.

Il charme della Belle Époque

La parte più esotica del viaggio è senza dubbio la traversata verso Saint-Gingolph. In questo tratto la nave prende davvero il largo, mentre le due coste, distanti tra loro al massimo 14 km, sembrano scomparire. Circondati dal turchese del lago, anche i nostri pensieri prendono il largo, il tempo sembra fermarsi e ci sentiamo portati dalle onde, come per mare. Il nostro battello in stile belle époque, costruito nel 1910, è stato ristrutturato nel 2009. La stiva racchiude un motore potente con due turbine alternate. Gli amanti della meccanica possono osservare il movimento del motore attraverso un grande pozzo centrale: la perfetta armonia di forme e movimento richiama il fascino dei tempi che furono.
Tutto è stato rifatto come nell’originale: dal salone riccamente decorato alla sirena fissata alla ciminiera come sul Titanic. Fa eccezione la caldaia, che oggi non va più a carbone.
Ma anche senza fuoco, nella stiva fa caldissimo. Oggi il vapore viene prodotto con la nafta e la temperatura arriva fino a 200 °C. «Abbiamo già usato il calore per cuocere le salsicce o fare il caffè» dice Frédéric Thumelin, un meccanico di 42 anni. «Queste sono le nostre mostrine!» commenta Thumelin, che prima di fare il meccanico sul battello, fino a vent’anni fa lavorava in fabbrica. «Quando vidi l’annuncio sul giornale “24 heures” non ci pensai due volte» racconta.

I marinai hanno tutti fatto una formazione (in meccanica, ebanisteria, pittura) che sarà utile a bordo. E tutti possono diventare capitani.

Da mozzo a capitano

«Durante l’inverno facciamo noi stessi la manutenzione» spiega il capitano Laurent Thierry. «Questa panca di legno, per esempio, l’ho levigata e verniciata io». Come tutto il personale di bordo, prima di essere assunto dalla Compagnia generale di navigazione (Cgn) – che impiega circa 120 persone e assume ogni anno una decina di nuovi marinai – Laurent Thierry aveva in tasca un attestato federale di capacità. Di formazione ebanista, iniziò a lavorare dapprima come mozzo; in seguito si è specializzato salendo progressivamente di grado. «Ogni marinaio può diventare capitano. La nostra è una professione che si trasmette: impariamo lavorando».
«Salire di grado si intende quasi alla lettera! – spiega il nostro capitano – ossia fare instancabilmente la scala dal ponte alla cabina di comando, mostrando interesse e il desiderio di apprendere. Quando facevo il mozzo, alla fine della giornata avevo le gambe a pezzi!», ricorda questo padre di famiglia con la passione della montagna. «Ho già scalato tutte le cime intorno al lago».
Yann Zumofen sta salendo la scala per raggiungere il capitano nella cabina sul tetto del battello. È timoniere, apprendista capitano, e ha appena superato un primo esame che gli permette di guidare da solo alcune imbarcazioni, ma non questo grande piroscafo, con a bordo 850 passeggeri. Dopo una breve chiacchierata, Laurent Thierry gli chiede di prendere i comandi: «Ha dato prova di esserne all’altezza e io mi fido di lui». Yann punta con il dito lungo la riva i punti di riferimento per le manovre di approdo all’imbarcadero: «Quando il campanile e l’antenna sono sulla stessa linea è il momento giusto». Laurent Thierry lo lascia fare: «Niente da ridire, perfetto!».
Siamo arrivati all’altezza del porto. Yann e il capitano escono sulla piccola postazione di controllo sulla fiancata, dove si trova il quadrante rotondo munito di impugnatura. È collegato meccanica
mente con l’altro quadrante che si trova nella sala macchine. Quando il capitano punta la leva su “Stop”, il quadrante della sala macchine riprende la stessa posizione e viceversa. Prima di dare la sua prima istruzione, Yann suona un campanello nella stiva per avvertire i meccanici che sta per essere effettuata una manovra. Fa quindi un annuncio ai passeggeri, e suona la sirena per segnalare l’arrivo imminente.
A questo punto i marinai raggiungono le funi sui bordi del battello. «Il loro lavoro è determinante per la buona riuscita dell’attracco» spiega Yann. Hanno infatti il compito di anticipare il movimento del battello quando si avvicina al pontile e individuare la bitta giusta per gettare le funi e ormeggiare il battello senza urti.

Governare un battello a vapore è un lavoro di squadra»

Laurent Thierry (45 anni), capitano CGN

Un lavoro di squadra

Yann sposta la leva per indicare di spegnere i motori. Nella stiva, dopo aver rilevato il comando sul quadrante, Frédéric Thumelin sposta a sua volta la leva su “Stop” e trasmette così al capitano che ha ricevuto l’ordine e che si appresta a eseguirlo. Gira una grande ruota che riduce gradualmente la pressione e fa rallentare le macchine fino al loro arresto. Il turbinio svanisce, mentre il battello scivola silenzioso verso il pontile. Yann chiede di invertire i motori per frenare e avvicina il battello alla riva. I marinai lanciano le funi e fissano il battello, poi mettono il ponte e salutano dapprima i passeggeri che scendono e poi quelli che salgono. «È un lavoro di squadra – commenta Laurent Thierry –. Tutti fanno la propria parte per un “parcheggio” perfetto. È un’operazione gratificante». Il lavoro di squadra esiste solo sui battelli a vapore. Sulle altre navi, il capitano comanda direttamente i motori.
Lo spirito di squadra è rimasto invariato sin dal primo battello a vapore inaugurato sul Lemano nel 1823. Oggi in Svizzera si contano ancora diciassette imbarcazioni di questo tipo (cfr. cartina a fianco). Con o senza vapore, i paesaggi non cambiano.

 

Le figure di prua e di poppa sono scolpite in legno e coperte con fogli dorati. Costruito nel 1910, il battello è stato completamente rinnovato nel 2009. Viaggiare a bordo de “La Suisse” è anche fare un viaggio nel tempo.

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Prendere il largo

Prendere il largo

 

Il più piccolo e vecchio a vapore

 

Il «Greif» naviga nelle acque del Lago di Greifen (ZH) dal 1895. È stato restaurato nel 1988 e oggi va ancora a carbone. Propone escursioni di un’ora e mezza la domenica e nei giorni festivi, condizioni meteorologiche permettendo. Può accogliere a bordo solo 24 persone. Non è richiesta la prenotazione, tranne la sera per aperitivi speciali.

www.dampfschiff-greif.ch

Nel cuore della Svizzera

È una crociera nel cuore della Svizzera e nei luoghi storici a bordo di un battello Belle Époque. Si parte da Lucerna per raggiungere la cosiddetta Svizzera primitiva – Uri, Svitto e Nidvaldo – fino a giungere al famoso prato del Grütli. Un viaggio irrinunciabile, in una regione incantevole e significativa del nostro Paese.

www.lakelucerne.ch

Lungo la frontiera

Su questo lago navigano tre compagnie, due svizzere e una tedesca. Due attraversano il Lago di Costanza, tra la Svizzera, la Germania e l’Austria (compresi i traghetti). La terza, svizzera, viaggia sul Reno, da Kreuzlingen a Sciaffusa, e offre una crociera di 3 ore e mezza sul confine con la Germania. Da qui è possibile visitare le famose cascate del Reno.

www.urh.ch

www.sbsag.ch

www.bsb.de