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GIOCHI DI SOCIETà

Mettiamoci in gioco!

A lungo bistrattati e ritenuti una perdita di tempo, i giochi da tavolo e di società si stanno prendendo una bella rivincita. E a ragione! Ci sono infatti tanti buoni motivi per riscoprirli e provarne di nuovi.

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SANDRO MAHLER / HEINER H. SCHMITT / FOTOMONTAGGIO DI NUM ROTH
11 dicembre 2018

Ogni anno l'associazione tedesca «Spiel des Jahres» assegna il più importante premio del settore. Nel 2018 ad aggiudicarsi il titolo è stato «Azul», fra le cui tessere passeggiano Alessia e Simone, frequentatori delle serate organizzate da Giochintavola.

«Se c’è il re, qualsiasi cosa tu voglia fare non puoi farla». Il tono è perentorio, ma non siamo in attesa di un sovrano e nessuno ci sta istruendo su come comportarci al suo cospetto. Ci troviamo molto più semplicemente presso la sede dell’associazione Drago Rosso di Locarno, una delle tante che promuove i giochi da tavolo e di società in Ticino.
Il gioco in questo caso si chiama El grande e non è recentissimo. Ciò che è nuovo è piuttosto il ritorno di fiamma per questo genere di attività. In Germania, uno dei paesi dove la cultura ludica è più radicata, si pubblicano oggi più di 1.000 nuovi giochi l’anno. Mentre in Svizzera i dati di vendita, seppur più modesti, parlano di una crescita d’interesse costante: +6,5% nel 2015, +10,8% nel 2016 e ancora +3,3% lo scorso anno.

Bandido in fuga

«Bandido» è un gioco cooperativo per 1-4 giocatori a partire dai 6 anni, pubblicato dall’editore svizzero di giochi Helvetiq. L’obiettivo è quello di bloccare la fuga di un bandito dalla prigione, chiudendo tutte le gallerie che il malvivente prova a scavare per scappare. Una partita dura in media 15 minuti. In vendita online su Microspot.ch, fr. 15.– (prezzo valido fino al 16.12).

Al di là dei numeri, però, è soprattutto l’atteggiamento delle persone nei confronti del gioco ad essere cambiato.
«Una volta era un’abitudine trovarsi a giocare a scopa nei bar», dice Laura, una delle giocatrici presenti questa sera. «Poi c’è stato un lungo periodo in cui il gioco è stato considerato una cosa da bambini. Come se “da bambini” fosse un insulto».
«E se hai questa idea in testa», prosegue sulla stessa linea Sascha Lüscher, presidente dell’associazione locarnese attiva dal 1997, «se anche al bambino viene fatto passare questo messaggio, per sentirsi grande proverà a staccarsi dal gioco. Il che è ridicolo».
Già, perché i giochi di società hanno tanti meriti, sia per lo sviluppo dei più piccoli sia per il piacere e lo stimolo intellettuale dei più grandi; senza contare che possono diventare un ottimo ponte fra le generazioni.

Per tutti i gusti

Degli aspetti positivi di questo mondo fatto di regole da seguire e strategie da elaborare ne sa qualcosa anche Paolo Rizzi, membro del comitato di Giochintavola, altra associazione che organizza serate ed eventi dedicati a questo passatempo. Uno di questi, è la varietà dell’offerta e, quindi, delle capacità richieste ai giocatori.
«Si passa da giochi che hanno un livello di riflessione pari a zero, ma che richiedono destrezza, manualità, prontezza di riflessi o colpo d’occhio – doti prettamente fisiche – a giochi, invece, di puro ragionamento, pianificazione, strategia a breve e lungo termine; giochi paragonabili agli scacchi, di una certa complessità, che richiedono competenze mnemoniche e matematiche. Fra questi due estremi c’è di tutto, a livello di durata delle partite, complessità delle regole, numero di partecipanti o tipo di materiali».
Come a dire che ce n’è per tutti i gusti. Al punto che «se qualcuno ti dice che non apprezza i giochi di società, in realtà è perché non li ha provati», sentenzia Sascha Lüscher. «Noi abbiamo fatto giocare tanta gente. Ed è veramente raro che a qualcuno non piaccia nulla. Prendiamo crokinole, un gioco di destrezza dell’Ottocento simile alla carambola. Oppure Nome in codice, eletto gioco del- l’anno nel 2016. L’abbiamo fatto provare a persone di tutti i generi e di tutte le età. Sono giochi creati con l’obiettivo di far giocare un po’ tutti. E ci riescono».
Elia cita anche i party game, «giochi più leggeri, le cui partite durano poco, 10 o 15 minuti». «In altri, più strategici», interviene di nuovo Sascha, «il divertimento sta invece nello scervellarsi, nel “soffrire” per trovare le giuste soluzioni».

Tutti insieme appassionatamente

Il divertimento spesso si cela però anche nelle dinamiche che si sviluppano nel corso di una partita.
Un esempio? Quando «due giocatori si accaniscono uno contro l’altro, in modo magari anche illogico», ricorda Laura. «È un po’ il meta-gioco», le fa eco Elia, «quando si interagisce con l’avversario, ma non tanto per provare a vincere la partita. Lo si stuzzica, si vede come reagisce. Il bello è anche quello».
Insomma, non si tratta solo del gioco in sé, del mettersi alla prova e uscire vincitore da una sfida all’ultimo punto. I giochi di società, come dice il nome stesso, sono prima di tutto un’occasione per stare insieme.
Durante le serate ludiche «si costruiscono relazioni, si conoscono persone», dice Paolo Rizzi. Per Sascha Lüscher è «un modo come un altro per stare in gruppo. Come lo sport. O uscire al bar con gli amici». Addirittura, in alcuni casi può diventare il modo migliore e più semplice per integrarsi in una nuova comunità.
In effetti, mentre al Drago rosso continua la nostra partita a El grande, con il re che di tanto in tanto viene spostato da una regione all’altra della Spagna rinascimentale, due persone si affacciano incuriosite al piano di gioco. Vengono da Roma, ma non sono né Michelangelo né Raffaello. Vivono da poco in Ticino e amano i giochi da tavolo.
«Anch’io, in fondo, se mi trasferissi altrove, per prima cosa cercherei un posto dove poter giocare», riflette ad alta voce Sascha Lüscher. «Il fatto è che non devi nemmeno fare un grande sforzo. Giochi a qualcosa che ti piace e pian piano ti rendi conto di come e di quanto ti stai adattando alla nuova realtà».

Fra competizione e collaborazione

A unire ulteriormente le persone c’è poi una categoria di giochi ormai salita alla ribalta, quella dei giochi collaborativi. In questo caso, i giocatori non si trovano l’uno contro l’altro, bensì tutti insieme contro il gioco, che diventa quindi «una specie di problema da risolvere collettivamente», spiega Paolo Rizzi.
Anche Laura, che oltre a essere un’appassionata di giochi da tavolo è anche maestra di scuola dell’infanzia, sembra apprezzarli. «Con i più piccoli sono forse ancora più interessanti, perché per loro la questione del vincere/perdere è tutta in costruzione. Ed è un tema che va affrontato, perché nella vita serve in ogni ambito, non solo nei giochi».
«Molti genitori si preoccupano se il loro figlio non vuole mai perdere. Al che io dico: “Ma scusate, a nessuno piace perdere”. Chi lo afferma sta mentendo. Poi è vero, si può accettare di aver perso in modo più sereno o meno sereno. Però voler vincere fa parte della normalità».
Secondo Elia, ad ogni modo «il gioco è più bello se tutti provano a ottenere la vittoria». A prescindere dall’avversario, l’obiettivo in effetti è sempre uno solo: vincere. «D’altronde c’è competizione anche nei giochi collaborativi», precisa Paolo Rizzi, «in alcuni casi la sfida è veramente complessa. Ed è gratificante arrivare a trovare una soluzione tutti insieme».
«Quando sei un ragazzino sei molto più competitivo», incalza Sascha Lüscher. «Quando perdi ti arrabbi con il mondo. Adesso mi arrabbio ancora, ma con me stesso. Mi dico che potevo fare di meglio. Ed è interessante anche perdere, perché ti vengono un sacco di pensieri sul perché hai perso».
Laura sembra confermare: i giochi «sono un po’ una sfida con sé stessi: ho visto e capito delle cose, sono riuscita a un certo punto a mettere in difficoltà gli altri, e quello per me è sufficiente, come competizione. Vincere o perdere mi è abbastanza indifferente».

La Catalogna è mia

Sul piano di gioco di El grande, la tensione nel frattempo è salita al massimo. Le ultime mosse saranno quelle decisive. La Catalogna è stata la regione più contesa per tutta la partita, anche se più spesso per cieco accanimento che non per una strategia ben studiata. Il trionfo verrà probabilmente festeggiato da tutt’altra parte, a qualche giorno di cammino da Barcellona.
Ciò che conta si trova però ancora altrove. Nell’aver scoperto e imparato un nuovo gioco, nell’aver conosciuto nuove persone, nell’aver perso la cognizione del tempo e nell’aver riso e visto sorridere; nell’aver indossato, per un momento, i panni di un cavaliere spagnolo del Cinquecento, in compagnia di giocatori più esperti ma pazienti, disponibili a dare consigli e a ripetere ogni regola, anche più di una volta.
Ché poi in fondo bastava ricordarsene una, di regola: «Se c’è il re, no. Se c’è il re, non lo puoi fare». 


Serate giochi

Dove quando e con chi

Mendrisio – ogni domenica alle 19:30 (ogni prima domenica del mese alle 17) presso il Centro culturale LaFilanda (via Industria 5) con l’associazione MoMoludica

Lugano – ogni venerdì alle 20:30 presso il Foce (via Foce 1) con l’associazione Giochintavola

Bellinzona – ogni venerdì alle 20:30 presso lo spazio giovani Velabianca (viale 1814 4) con l’associazione Giochintavola

Locarno – ogni giovedì alle 19:00 presso la sede dell’associazione Drago Rosso (via Borghese 17)

Serravalle – un mercoledì e un venerdì al mese alle 20.30 presso la Soffitta del libro (ex casa comunale di Ludiano) con l’associazione Libera il libro

MORITZ DAUM

INTERVISTA

Moritz Daum, responsabile del programma di studio di Psicologia dello sviluppo presso l'università di Zurigo.

Responsabile del programma di studio di Psicologia dello sviluppo presso l’università di Zurigo.

Perché è importante giocare

Partecipando ai giochi di società, i bambini sviluppano importanti capacità per la vita, dice l’esperto. Ma anche gli adulti traggono vantaggio dai giochi condivisi con la famiglia e gli amici.

TESTO Markus Kohler FOTO MAD

Quale effetto hanno i giochi da tavolo e di società sui bambini?
Durante il gioco, i bambini devono capire, imparare e applicare regole. Chi gioca spesso acquisisce una certa flessibilità ed esercita il pensiero logico, l’applicazione di strategie, la capacità di risolvere problemi e l’analisi della situazione. Alcuni giochi richiedono l’attuazione di diverse mosse nella sequenza corretta. Questo genere di ragionamento lineare è importante per la matematica. I giochi semplici per bambini piccoli promuovono la conoscenza di elementi quali le forme e i colori.

Saper perdere è un bene?
Nessuno ama perdere. Io mi innervosisco ancora oggi quando ho la peggio in un gioco. Quando perdono ad un gioco, i bambini fanno un’esperienza negativa e possono imparare a gestire situazioni di questo tipo esercitandosi a tollerare le frustrazioni, regolare le proprie emozioni e aspettare il proprio turno.

Quali sono i vantaggi dei giochi da tavolo rispetto a quelli online?
Innanzitutto, il gioco analogico è una faccenda sociale; si possono guardare gli avversari negli occhi, riconoscere reazioni emotive e provare a prevedere le loro mosse. Così si esercita l’assunzione di prospettiva, immedesimandosi nel- l’altra persona e pensando a come si agirebbe al posto suo. Questa forma di comunicazione manca online, mentre il gioco «offline» è più cooperativo e può contribuire a promuovere lo sviluppo sociale dei bambini. I giochi condivisi rafforzano la coesione.

E per quanto riguarda gli adulti?
Gli aspetti appena menzionati riguardano anche gli adulti. La capacità di lavorare in gruppo è importante nella vita professionale. Nei giochi cooperativi, per esempio, si capisce rapidamente come comportarsi all’interno di un gruppo e le strategie che funzionano nel gioco possono essere utilizzate anche nella vita quotidiana. E per le persone anziane è salutare incontrarne altre per giocare. Queste interazioni preservano la rete sociale, una componente importante per il benessere psichico durante la vecchiaia.

Lei gioca?
In famiglia giochiamo spesso. È formidabile vedere come i bambini acquisiscono abilità nuove di volta in volta. Trovo sia bello giocare insieme e vedere come loro diventino più bravi, come sia sempre più difficile non farsi battere. Ma se a sconfiggermi sono i miei figli, per me è una bella cosa. Per noi genitori non può esserci niente di più bello che vedersi superare, prima o poi, dai propri figli.