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Questa casa è il futuro: fa tutto da sola

Visita ad un immobile nella campagna zurighese alimentato unicamente dal sole, che riesce a produrre tutta l'energia di cui necessita. Benvenuti nella prima abitazione multifamiliare autosufficiente al mondo.

03 gennaio 2018

Il servizio

A Brütten, nella campagna zurighese, l'immobile in cui abita la famiglia Baltensperger sembra uguale agli altri. Bisogna avvicinarsi per scoprire un tetto completamente ricoperto da pannelli solari. Altri sensori, ancora più discreti, danno inoltre l'impressione che le facciate siano rivestite di legno. L'immobile, che per l'aspetto non si distingue da una qualsiasi abitazione moderna, ha nel sole la sua sola fonte di energia. Al momento della sua inaugurazione, nel giugno 2016, era la prima casa multifamiliare autosufficiente al mondo. La disposizione dei pannelli su tutta la casa permette di sfruttare integralmente l'apporto energetico del sole. «Un'ora di esposizione garantisce il bisogno energetico di tutta la casa per una giornata», spiega Renato Nüesch, esperto di energia presso Umwelt Arena, il centro espositivo e congressuale all'origine del progetto.


La famiglia Baltensperger vive con tutti i comfort, ma senza pagare per l'elettricità.

Scarica il PDF
Scarica il PDF Alla fine del mese,  i genitori di Noel e Elia (3 e 2 anni) non hanno però la fattura dell'elettricità e del riscaldamento da pagare. L'edificio, infatti, non è collegato alla rete elettrica e non utilizza combustibili fossili. Ciò rende la «casa del futuro» più cara del 15% rispetto a un'abitazione normale (circa 7 milioni di franchi). Ciononostante gli affitti che offre sono comunque attrattivi, specie se si tiene conto del risparmio in elettricità e riscaldamento alla fine del mese. Si stima inoltre, che i costi saranno ammortizzati in una trentina d'anni. Tutto avviene nel piano interrato, dove una “centrale elettrica” permette di immagazzinare e trattenere le eccedenze di energia prodotte – che quando splende il sole giungono a 20-30 volte di più del fabbisogno immediato – senza reinserirle nella rete. E proprio questa è una delle principali innovazioni dell'immobile. «Per lo stoccaggio a medio termine, sono previste batterie con un'autonomia da due a tre giorni. In vista dell'inverno e per il fabbisogno a lungo termine, due bat
Sul loro schermo (a sinistra) gli abitanti dell'edificio possono vedere quanto consumano .

La famiglia Baltensperger consuma circa 2.200 Kwh l'anno, due volte meno di un'economia domestica media composta da quattro membri. Un risultato eccezionale, reso possibile dai dispositivi per la gestione del fabbisogno energetico e dagli apparecchi a basso consumo di cui è dotato l'appartamento . «I dispositivi per la gestione del consumo di elettricità permettono di utilizzare tre volte meno energia rispetto a un'economia domestica classica», afferma Renato Nüesch. Delle lampadine normali, ad esempio, assorbirebbero da sole la metà del bilancio energetico della casa. Per questo abbiamo utilizzato unicamente lampadine LED».

I TICINESI E L'AMBIENTE: ECCO IL VIDEO

Sulla parete, uno schermo tattile della taglia di un tablet permette a ogni famiglia di sapere in tempo reale quanto
Nel sottosuolo, una sorta di mini centrale elettrica permette di immagazzinare l'energia solare per tutta la casa.

Un po' più in là, Rahel conferma: «Se possibile, laviamo oramai la biancheria a 20° o 30° invece che a 60°». La giovane coppia si è anche sbarazzata della seconda auto, preferendole quella messa a disposizione degli inquilini. Una è elettrica e l'altra a biogas. Quest'ultima funziona grazie agli scarti organici della cucina e del giardino. La casa, quindi, produce anche il combustibile per il veicolo.


Il NeighborHub (a destra) è stato realizzato in 18 mesi da studenti di quattro atenei romandi.

Ulteriori informazioni su: www.umweltarena.ch

Una casa da podio

Marilyne Andersen ha coordinato il progetto NeighborHub, con il quale si è voluto costruire una casa che funzionasse unicamente a energia solare e potesse mettersi al servizio del suo quartiere. La casa lo scorso ottobre ha vinto il Solar Decathlon, competizione internazionale dedicata all'habitat sostenibile a Denver (USA).

Gli obiettivi sono due. Il progetto ha da un lato un aspetto unificante, come riassume bene il termine «neigborhub» (cuore del quartiere): raccogliere le persone attorno alle problematiche della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile. Dall'altro persegue un'ulteriore finalità, ossia dare una dimostrazione tangibile di ciò che sarà possibile fare in futuro, fornendo così nel contempo un'opportunità di imparare grazie a questa esperienza.

Il messaggio è che lo sviluppo sostenibile deve oramai passare più dalle collettività che dagli individui?
Sì, questo è il messaggio che volevamo trasmettere. Oggi, nella pratica, una casa individuale a «energia 0» è qualcosa che si sa già realizzare senza problemi. L'idea era però di indurre la nuova generazione a pensare piuttosto in termini di quartiere, secondo una dimensione sociale e di impegno civico che non risponde unicamente a criteri di performance. Il quartiere è una leva della transizione ener
getica. È interessante per ché permette alle persone di scambiare esperienze tra loro e in questo modo di apprendere. Nella dimensione del NeighborHub la sostenibilità è un problema che si pone in maniera concreta a tutti i livelli, tanto che chi vi abita è indotto in maniera quasi naturale ad agire mutualmente in questo senso.

Come sarà l'habitat tipo
della Svizzera nel 2035?
Immagino una casa rivolta verso la luce, connessa all'esterno e che sfrutta al meglio le risorse naturali. A condizione di non volere avere il controllo assoluto su tutto, a
livello tecnologico siamo già in grado di farlo. Una domoti ca pedagogica è secondo me una prospettiva più attraente rispetto a una domotica autogestita che non coinvolge l'utente nella gestione del suo habitat. In futuro spero che essere attivi nella relazione quotidiana con il proprio ambiente diretto possa diventare la norma. Tutto dipende da come si sceglierà di vivere.