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SFERA CELESTE

Stella stellina, la notte s'avvicina

Stelle e comete sono classiche decorazioni natalizie che addobbano le nostre città. Ma noi siamo andati all’osservatorio di Carona, a caccia di quelle vere.

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NASA / KEYSTONE / TI-PRESSE / INFOGRAFICO: DANIEL HOLLIGER
21 dicembre 2018

Il cielo è già punteggiato di stelle, il vento ha spazzato via tutte le nuvole in questa fredda notte di fine novembre: dopo giornate di pioggia, le condizioni sono infine di buon auspicio per chi ama scrutare la volta celeste. All’osservatorio Calina a Carona, Francesco Fumagalli, astronomo e responsabile dei luoghi, sta tenendo una lezione di astronomia elementare nell’ambito dei Corsi per adulti a una decina di astrofili, che seguono con attenzione. Io intanto ricevo un’infarinatura express da Anna Cairati, segretaria della Società astronomica ticinese (Sat) e dell’Associazione Astrocalina, nonché astrofila-astronoma per passione da quando, 10 anni fa, ha partecipato proprio a questo corso. «Prima guardavo il cielo e mi dicevo “Che bello!”. Ora quando lo osservo ho le vertigini! È una cosa pazzesca: guardi una stella e quella luce che vedi è partita anche milioni di anni fa, viaggiando a 300mila km/s, percorrendo 9.400 miliardi di chilometri all’anno. Il telescopio non ti permette solo di osservare oggetti celesti a distanze grandissime, ma pure di viaggiare indietro nel tempo». Anna Cairati non contiene il suo entusiasmo, e quando racconta degli oggetti celesti, lo fa con affetto, come se parlasse di cari amici e vecchie conoscenze.

«In questi giorni dovrebbe iniziare ad essere visibile la cometa Wirtanen, che per ragioni di calendario è anche stata chiamata la cometa di Natale. Ma non è da paragonare alla cometa Hale-Bopp, che abbiamo potuto osservare alla fine degli anni ’90. Wirtanen in confronto è una cometa piccinina, un batuffolino di nebbia» spiega, unendo i polpastrelli e le mani come a mimare le piccole dimensioni di questa cometa periodica, che circa ogni sei anni si avvicina al nostro Pianeta.

Ben più di un batuffolino dev’essere apparso anche l’astro menzionato nel vangelo secondo Matteo (2, 1-10), in cui si narra della nascita di Gesù: «Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” [..] Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stel- la, essi provarono una grandissima gioia». L’astro cui si fa riferimento è conosciuto comunemente come Stella di Betlemme, ma sulla sua plausibilità scientifica il dibattito è ancora aperto (cf. le domande a Stefano Sposetti, presidente della Sat a pag. 18). Per secoli le comete hanno suscitato meraviglia e sono state interpretate come messaggi celesti o segni premonitori. Non sempre sono state considerate messaggere di buone nuove, né viste di buon occhio. Per esempio, non godevano di buona fama tra gli antichi greci, che non le ritenevano oggetti celesti, ma miasmi di gas provenienti dalle zone più putri- de del nostro Pianeta, che elevandosi nell’atmosfera e riscaldati dal Sole, si infiammavano, producendo la caratteristica coda, come spiega Francesco Fumagalli. Oggi sappiamo che le comete sono corpi celesti composti di ghiaccio, roccia e polveri. Quando si avvicinano al Sole, a causa del calore e dei venti solari, i loro strati di ghiaccio più esterni vengono sublimati. È così che attorno al nucleo della cometa si formano sia una nube di polveri, chiamata chioma (in greco kométes), sia la peculiare coda.

Francesco Fumagalli è astrofilo da quando ha osservato, ragazzino, la luna al telescopio assieme a suo padre. Oggi è responsabile dell?osservatorio Calina.

Ma dopo la lezione teorica, è giunto il momento di uscire ad osservare il cielo con il telescopio. Le probabilità di vedere la cometa sono alte, dato che si è rivelata cento volte più luminosa di quanto si fosse previsto, come precisa Francesco Fumagalli. Grazie al computer, l’astronomo pilota il telescopio: in questo cielo invernale osserviamo la galassia di Andromeda, l’unico oggetto extragalattico visibile anche a occhio nudo; e poi via verso una grande “nursery” spaziale: la nebulosa di Orione, dove stanno nascendo delle stelle. Ma della nostra Wirtanen stanotte non c’è traccia: forse c’è troppo inquinamento luminoso, forse è la Luna troppo splendente a rubarle la scena. Ma come volergliene? Allora, per farci dimenticare la frustrazione d’aver mancato la cometa, Francesco Fumagalli riprende in mano il computer e punta il telescopio altrove: «Andiamo sulla Luna!». Uno spettacolo indimenticabile: si vedono i dettagli della sua superficie, i contorni sembrano tremolare, ma forse a tremolare siamo noi di fronte a tanta bellezza. Alla fine siamo letteralmente accecati, ci vorrà qualche minuto agli occhi per ricalibrarsi; per riprendersi dall’emozione, invece, qualcosa in più. Per alcuni questo momento non arriva mai, come per Francesco o per Anna, che di sicuro si ritroveranno qui le prossime notti per tornare alla caccia della cometa. A voi lettori, non restano che un paio di notti per tentare la fortuna con Wirtanen. Altrimenti, appuntamento tra sei anni…


La risposta è nelle stelle

L'osservazione del cielo stellato ha sempre suscitato domande. Stefano Sposetti, presidente della Società astronomica ticinese, risponde ad alcune nostre curiosità.

Quali sono gli appuntamenti astronomici del 2019?
Il 21 gennaio ci sarà un’eclisse totale di Luna parzialmente visibile dall’Europa e il 16 luglio ancora una eclisse di Luna, ma parziale. Ci saranno pure due eclissi di Sole, ma non visibili da noi. L’11 novembre Mercurio transiterà davanti al Sole. Avevo osservato lo stesso fenomeno nel 2003 col telescopio. Bellissimo. Da non perdere. Comunque i vari osservatori sul territorio cantonale organizzano serate per il pubblico a scadenze regolari.

Come si distingue un pianeta da una stella?
Un pianeta è un oggetto che si muove relativamente alle stelle. Anche le stelle si muovono nell’universo, ma così lentamente che il loro moto non è percettibile su una scala temporale come quella umana. Questo è dovuto alla loro enorme distanza. La loro immobilità le caratterizza col nome di stelle fisse. Solo dopo l’invenzione del cannocchiale fu possibile misurare la loro lontananza.

Ai suoi occhi, qual è la missione spaziale più importante compiuta finora?
Difficile dire. Ogni missione ha proprie caratteristiche e finalità. Il lancio dello Sputnik nel 1957 è stato sicuramente importante perché è stato il primo. Un satellite che ha ottenuto dei risultati scientifici che ritengo splendidi è il WMAP (la missione della Nasa, Wilkinson Microwave Anisotropy Probe, ndr) che, preceduto da altri, ha mappato la radiazione cosmica di fondo e ci ha fatto capire da cosa è costituito il nostro universo.

Ci sono oltre 29mila oggetti più grandi di 10 cm (residui di satelliti e razzi) che fluttuano intorno alla terra. Sono visibili?
Certo. Quelli grandi si vedono anche a occhio nudo quando riflettono la luce del Sole. Quelli piccoli si possono tenere d’occhio con sistemi radar. So che l’Università di Berna è impegnata in questo campo.

Come si decide il nome di un nuovo pianeta? Perché sigle complicate?
La scoperta di un nuovo pianeta del sistema solare avviene a causa del suo moto rispetto alle stelle del fondo cielo. La prima designazione è di tipo cronologico e contiene delle cifre e delle lettere che fanno riferimento all’anno e al mese della scoperta. Soltanto dopo centinaia di ulteriori misure di posizione e dopo che l’orbita è stata definita con la necessaria precisione, viene attribuita una sigla più facile e magari anche un nome.

È vero che la vita sulla Terra è stata portata da un meteorite?
Sembra essere la tesi più accreditata. Non vi è però certezza. Miliardi di anni fa, la Terra è stata bombardata da corpi che popolavano il sistema solare e che l’hanno arricchita di nuovi materiali. Si sa oggi che le comete contengono acqua, ma il dibattito è ancora aperto.

Quanto si sa della plausibilità scientifica e storica della stella di Betlemme?
Il dibattito dura da molto tempo. Se ne sono occupati diversi studiosi senza giungere a una conclusione condivisa e definitiva. Pare che in quel periodo sia avvenuta una congiunzione planetaria o stellare particolare che potrebbe aver attirato l’attenzione, ma ne so poco.

Che differenza c’è tra una cometa e una stella cadente?
Una cometa è un oggetto che si trova a grande distanza dalla Terra e che mostra una chioma o una coda luminosa. La si può osservare generalmente per parecchi giorni o mesi consecutivi. Una stella cadente è quel fenomeno di breve durata, qualche manciata di secondi al massimo, causato dall’impatto di un frammento solido contro l’atmosfera. Si situa quindi relativamente a piccola distanza dalla superficie del Pianeta.

Quali altri eventi astronomici sono legati a miti o episodi nella storia?
Quelli legati a eclissi o ad apparizioni di comete o di stelle nuove. Mi viene in mente Colombo che in uno dei suoi viaggi nel Nuovo Mondo pare abbia intimidito i nativi nel predire un’eclisse di Luna. Se si vogliono cercare degli episodi che hanno fatto la storia del Pianeta e che fanno notizia ancora oggi, allora penso all’impatto di asteroidi o comete. Come quello avvenuto 65 milioni d’anni fa o il più recente evento nel febbraio del 2013 a Chelyabinsk.

E fra meteoroide, meteora e meteorite?
I termini hanno a che vedere con l’evento luminoso delle stelle cadenti. Prima dell’impatto con l’atmosfera terrestre l’oggetto si chiama meteoroide. La meteora è l’apparizione luminosa dell’evento. Il meteorite è invece l’oggetto solido ritrovato al suolo dopo l’apparizione luminosa. Ovviamente non tutti i meteoroidi sopravvivono all’urto atmosferico ed è quindi molto raro trovare al suolo le corrispettive meteoriti.