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OTTIMISMO

Sull'ottimismo

Il pensiero positivo non ha solo una base biologica, ma si può anche imparare. Il vantaggio: fa bene alla salute e allunga la vita. La testimonianza di due fan dell’ottimismo. Attenzione però a stigmatizzare il pessimismo.

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SANDRO MAHLER
28 dicembre 2018

Piernando Binaghi, da 20 anni "Signore della meteo" alla RSI.

Gli auguri di buon anno che ci scambiamo in questi giorni sono un rito propiziatorio, un esercizio collettivo di ottimismo. Sì, di ottimismo, quell’energia positiva che dà speranza e permette a certe persone di essere più felici di altre. Naturalmente, c’è ottimismo e ottimismo. Quello “idiota” di tanti narcisi, ottimisti a loro insaputa, ignari della loro condizione, e quello ingenuo “alla Candido”, il protagonista del racconto omonimo di Voltaire, che di fronte a guerre, terremoti e sciagure, è convinto, serafico, di vivere nel «migliore dei mondi possibili». Meglio l’ottimismo realistico di chi insegue un proprio equilibrio emotivo, consapevole della propria fragilità e di vivere in un mondo abitato anche dal dolore e dalla sfortuna. E come Sisifo, prova a non soccombere al masso del pessimismo.

Cinque consigli utili

  1. Rispetto di sé: sei tu in ogni momento l’artefice della tua vita. Non lasciare che siano gli altri a pilotarla. Impara a dire dei no. Devi rispettarti e trattare te stesso come tratti il miglior amico.
  2. Prendi nota ogni giorno di tutte le cose che sono andate bene, dallo svegliarsi in un bel letto caldo, al pranzo con un collega. Per imparare a focalizzarsi sulle cose minime e positive della vita.
  3. Cura le amicizie con persone positive e stimolanti, che sono affini al tuo stile di vita.
  4. Empatia: essere gentili e comprensivi verso il prossimo, ma anche capace di saper dire no.
  5. Resilienza: non tanto come atteggiamento di resistenza passiva ai momenti in cui le cose vanno male, ma come occasione per imparare a migliorare e a evitare di ricadere negli stessi errori.

Un esempio? La cilena-ticinese Pilar Koller da Rocha che, negli stravaganti panni della “Dottoressa Poppins”, porta l’allegria ai bambini malati negli ospedali cantonali. «Sì, sono un’ottimista nata, una che vede il bicchiere sempre mezzo pieno, che ha fiducia nella vita, anche se non mancano i momenti che mi buttano giù. Perché ogni fase negativa passa. È la mia natura, forse ereditata da mio padre, un avvocato pieno di stimoli e curiosità verso la vita e il sapere». Ma come è nata questa “missione” nei nosocomi ticinesi, progetto encomiabile della fondazione Theodora? «È successo 24 anni fa, per caso, come tutte le cose belle della mia vita. E mi diverte ancora, perché posso fare teatro con i ragazzi e recitare il ruolo del medico, la mia ambizione adolescenziale» confessa l’artista e regista teatrale, che vive a Losone. «In ospedale tutti, dai bambini al primario, mi chiamano “dottoressa”. È buffo. Con i miei sketch faccio la parodia del medico e provo a sdrammatizzare le paure dei piccoli. Gioco ad auscultare i loro battiti cardiaci con uno stetoscopio che ha un imbuto alla fine, offro un grande ciuccio da succhiare, e poi porto con me un maialino di plastica, dal nome-scioglilingua “Ina la suina che è tanto carina”; grugnisco e faccio ridere tutti».

Pilar Koller da Rocha da 24 anni veste i panni della "Dottoressa Poppins" per la fondazione Theodora.

Un altro professionista del pensiero positivo è Piernando Binaghi, brillante “Signore della meteo” alla Rsi. «Più che un ottimista, mi considero un ottimizzatore della mia esistenza, cioè una persona che in ogni istante cerca di orientare la propria vita verso il benessere, mio e degli altri», sottolinea. «L’ottimismo che io manifesto con il sorriso, la gentilezza, l’apertura è solo la conseguenza di questa mia filosofia di vita». La sua ricerca verso l’ottimizzazione lo ha portato a una scelta coraggiosa e radicale. Tra poche settimane, infatti, all’età di 54 anni, dice addio a Comano, dopo 20 anni di onorato servizio. Si dedicherà a una nuova professione: quella di insegnare come raggiungere il benessere personale e finanziario. Infatti, Binaghi si è abilitato negli USA come coach e trainer di PNL-Programmazione Neuro Linguistica ed è autore di un portale (www.controlinvest.it) per insegnare a fare trading di successo partendo da zero. «Sono corsi per chi vuole scoprire come si può gestire il proprio denaro in modo metodologico e imparare a trovare il proprio punto di equilibrio personale, in modo etico e concreto. Perché le due cose vanno insieme. Il denaro non dà la felicità, ma è un mezzo che tutti possono imparare a gestire per realizzare uno stile di vita gratificante per sé stessi e per le persone più care».

Contro le avversità della vita

Ogni ottimista, consapevole o no, deve fare i conti prima o poi con le avversità della vita (un lutto, un divorzio, una lite in famiglia), che fanno vacillare la propria integrità esistenziale. «È capitato anche a me una grave tragedia che ha colpito la mia famiglia. E la mia reazione istintiva è stata di continuare a vivere», racconta con un po’ di commozione Binaghi. «Decisi di andare in onda pochi giorni dopo il funerale e credo che quella scelta mi aprì a considerare la mia vita e il mio ruolo nel mondo in modo diverso».
Anche Pilar Koller ha un piccolo “rosario” di sofferenze: «Sono stata 17 anni sotto la dittatura di Pinochet, ma ho anche vissuto il lutto per la perdita di mia nonna a cui ero molto legata e, da ultimo, la fine del matrimonio. Momenti duri, che sono riuscita a lasciarmi alle spalle, perché la vita deve andare avanti. Il mio ottimismo è sinonimo di “tutto è possibile”. Come quando ho deciso di lasciare il Cile per venire in Svizzera. Con gli anni ho perso quell’attitudine coraggiosa. Forse per l’età, ma continuo ad essere aperta e fiduciosa. Anche se a volte il mio ottimismo mi fa commettere errori».
Il pensiero positivo proposto dal trainer Binaghi è l’imperativo “Volere è potere”: «In fin dei conti noi siamo ciò che vogliamo e possiamo sempre fare qualcosa per ottenere ciò che riteniamo giusto. Siamo noi a scegliere se essere una persona di un certo tipo o di un altro. Tutti abbiamo dei modelli: i genitori, un insegnante, un amico o un collega. L’insieme di queste figure compongono il nostro “avatar”, il nostro modello. E la cosa da ricordare è che si può cambiare ad ogni età». Sono molti gli studiosi che, nei loro saggi, sostengono la possibilità di “imparare l’ottimismo” (Martin Seligman) e “ad essere felici” (Paolo Crepet), attraverso una nuova comprensione di se stessi. È l’apologia dell’ottimismo.

C’è pessimismo e pessimismo

Freud e la psicoanalisi ci hanno insegnato, però, che l’uomo “non è padrone in casa propria”, che l’io non è onnipotente. Da ultimo, le neuroscienze ci hanno mostrato che la felicità risiede innanzitutto nel nostro cervello, in particolare nel neurotrasmettitore chiamato serotonina, “l’ormone del benessere” (cfr. l’intervista alla pagina accanto). Il pensiero positivo rischia di banalizzare o di non prendere sul serio il male, dalle piccole ferite dell’esistenza alla depressione. «Essere pessimisti è una perdita di tempo, avvelena la vita e mette a disagio chi ti sta intorno» afferma, non senza ragione, Piernando Binaghi. «Nella mia esperienza di coaching, se una persona è pessimista la metto di fronte ad una scelta, come Matrix: pillola rossa o pillola blu. Alla fine deve scegliere, perché ognuno di noi è libero». Anche papa Francesco, in un recente incontro con i giovani, ha stigmatizzato all’ingrosso i pessimisti: «non hanno mai concluso qualcosa di bene».
Eppure, come per l’ottimismo, ci sono vari atteggiamenti negativi o critici verso la vita. C’è il nobile pessimismo “metafisico” che si trova nella Bibbia (Geremia, l’Ecclesiaste, Giobbe) e nel pensiero di tanti filosofi (da Aristotele a Nietzsche) e si interroga sulla condizione umana, sull’angoscia del perché siamo gettati nel mondo. E la risposta, nichilista, o il dubbio, è: “Meglio non essere nati”. C’è però la variante propositiva dell’“ottimismo tragico”, rivendicato dal teologo Vito Mancuso, per il quale se non possiamo né dobbiamo smettere di vedere la crudeltà e le contraddizioni della vita, possiamo comunque «lavorare al servizio dell’armonia, del bene e della giustizia» (in La via della bellezza). O, infine, l’opzione esistenziale minimalista di Italo Calvino in Le città invisibili: «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». Per valorizzare quel poco o tanto bene che c’è in noi e intorno a noi.

RICCARDO PIGNATTI

IL RITRATTO

Per il Dr. Pignatti è la serotonina nel cervello la fonte primaria del pensiero positivo.

Neuropsicologo.

«C'è una tendenza innata all'ottimismo»

Ottimisti si nasce? C’è una tendenza genetica innata nel “vedere il bicchiere sempre mezzo pieno”, come confermano certi studi scientifici?
Sì, c’è una tendenza innata all’ottimismo come spinta evolutiva alla sopravvivenza. Già i neonati, per esempio, riconoscono il volto sorridente, allegro, da quello arrabbiato della mamma e puntano istintivamente sul primo. Noi percepiamo “il bicchiere mezzo pieno” e di fatto lo è, lo possiamo bere! Anche Van de Sfroos in una sua canzone risponde con ironia: «Avrei dovuto berlo e guardarlo di meno».

Ricerche sul cervello dei topi hanno mostrato che è la serotonina “l’ormone del buonumore”. Dal punto di vista biochimico, perché certe persone hanno un’attitudine al pensiero positivo e altri no?
Purtroppo, gli studi sul metabolismo della serotonina sugli esseri umani hanno ancora molto da esplorare. Recenti ric- erche sulle scimmie hanno dimostrato che quelle di “alto rango” possiedono più serotonina, perché hanno un’alimentazione migliore, si godono le loro giornate, ecc. Così è anche tra le persone. La differenza sulla propensione ad essere ottimisti o meno dipende proprio da come è distribuita la serotonina, un neurotrasmettitore che ha effetti in tutte le aree del cervello e regola funzioni basilari come il sonno, la veglia, l’appetito.

Esiste la pastiglia dell’ottimismo a base di serotonina?
Nei casi necessari, dopo una visita psichiatrica, esistono farmaci che inibiscono il riassorbimento della serotonina e quindi affievoliscono i sintomi depressivi: la persona diventa meno cupa, il ciclo sonno-veglia e l’appetito sono stabili… Però, per evitare che tutti corrano in farmacia, devo ricordare che ci sono anche rimedi naturali contro il pessimismo: l’esposizione alla luce, al sole, la cura del sonno, cioè dormire di meno, e l’alimentazione, con i cibi “serotoninergici” come le uova, le carni bianche, le banane, i vegetali, la rodiola, il cioccolato fondente …

Secondo numerosi studi, l’ottimista, oltre ad avere relazioni umane più ricche e stabili, si ammala di meno e vive più a lungo del pessimista…
Sì, l’ottimismo è l’elisir di lunga vita. Chi è in contatto maggiormente con i valori della famiglia, ama la convivialità e il divertirsi, è più resistente allo stress, ai momenti negativi. Viktor Frankl, autore di Uno psicologo nei lager, un libro sulla sua esperienza ad Auschwitz, sottolinea che a sopravvivere più facilmente nei campi di concentramento fossero i prigionieri che avevano valori forti e una vita spirituale ricca.

C’è pessimismo e pessimismo. Dalle patologie gravi come l’ansia e la depressione a quelle curabili con la psicoterapia…
C’è un pessimismo, come dire, di giornata, in cui la persona sente il lato malinconico di certe avversità e reagisce: un lutto, una lite con il partner. E va accettato, come fase transitoria. Il problema è se si tratta di un pessimismo clinico, patologico, quando diventa la risposta prevalente che si dà tutti i giorni a certe esperienze negative. In questo caso, ci vuole l’aiuto di un esperto.


I 10 paesi più felici del mondo 2018

Fonte dati organizzazione per la cooperazione economica Infografico cristiane soares

1. Svizzera
2. Norvegia
3. Canada
4. Danimarca
5. Austria
6. Islanda
7. Australia
8. Finlandia
9. Messico
10. Olanda