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FERROMODELLISMO

Trenini, che passione

Il 2 dicembre ricorre la giornata internazionale del ferromodellismo. L’occasione per tuffarci in questa attività, che è molto di più di un semplice passatempo. Per completare un plastico ci vogliono pazienza, costanza e numerose competenze.

FOTO
SANDRO MAHLER / PINO COVINO
27 novembre 2018

È una grande storia d’amore quella tra la Svizzera e la ferrovia. Nonostante le voci che regolarmente si alzano per ritardi e treni sovraffollati, a livello europeo il nostro Paese è quello dove si prende più spesso il treno. Le cifre del Litra (il servizio d’informazione per i trasporti pubblici) lo dimostrano: in media ogni svizzero nel 2016 ha preso il treno 72 volte e percorso 2.463 chilometri. Gli austriaci, secondi in classifica per numero di chilometri, ne hanno fatti solo 1.425. Ad aver contribuito a queste medie tanto alte c’è sicuramente anche Riccardo Veri, presidente dell’associazione Amici del ferromodellismo Chiasso, fervente appassionato di treni, reali e in scala 1:87.
L’informatico in pensione ci accoglie con un grande sorriso alla stazione di Chiasso per portarci alla sede dell’associazione: la Cabina 1, un’ex torre di controllo del traffico ferroviario. «Siamo praticamente al chilometro uno della mitica linea del San Gottardo. Mentre lavoriamo al nostro plastico, vediamo passare i treni veri – spiega mostrandoci il modello dell’associazione –. Abbiamo posato il primo binario dieci anni fa, il 5 novembre 2008 e abbiamo quasi completato il modello. L’anno prossimo faremo una bel- la festa per i 40 anni dell’associazione» anticipa.
Intanto ci raggiungono Roger Peverelli, Luca Guerrieri e Andrea Melandri, lo zoccolo duro dell’associazione, che conta una sessantina di soci. Quelli più attivi, circa una decina, si ritrovano qui il mercoledì sera per portare avanti il cantiere. Nel ferromodellismo, c’è chi è appassionato di tecnica e non bada troppo al paesaggio e chi dedica una grande cura alla scenografia, ma si interessa meno della tecnica: il club ha la fortuna di avere entrambi i profili.
Ma all’origine del modello complesso che vediamo oggi, con i suoi 300 metri di binari su circa 40m2, ci sono stati 6 mesi di progettazione al computer. «Abbiamo dovuto valutare le superfici per sfruttarle al massimo, senza che ne risultasse qualcosa di pacchiano. Ma per necessità di spazio ci sono alcune cose poco realistiche, come queste curve: un treno vero non potrebbe mai affrontarle» concede Luca mostrandoci i punti critici.

Luca Guerrieri alla "sala comandi" del plastico di Chiasso.

Dettaglio del paesaggio, ricco di elementi estremamente curati.

Carrozza commemorativa per i 10 anni dell'associazione.

Reto Casserini all'opera sul suo plastico

Mancano ancora i pali con le catenarie, che vengono posizionati poco a poco, perché anche questo è un lavoro certosino, e procedere in modo approssimativo è fuori questione: le distanze tra i pilastri devono corrispondere, in scala, alla realtà. Così come la velocità con cui circolano i treni o la funzionalità dei segnali luminosi. «Siamo un po’ maniaci» ammette Riccardo. Noi toglieremmo anche il “po’” perché tutto è curato nei minimi dettagli: persino l’erbetta sembra vera, è composta da fibre sottilissime posizionate grazie a un sistema elettrostatico, per cui i fili restano dritti. E, come se non bastasse, vengono aggiunti ciuffetti e fiorellini per rendere il tutto ancora più autentico. L’occhio vuole la sua parte e in questo locale è soddisfatto: il plastico è ricco di binari, curve elicoidali, rettilinei, una bella stazione. «Simboleggia quella di Chiasso, ma non l’abbiamo potuta fare in scala, non avremmo avuto lo spazio» precisa Riccardo. Ma anche il suono è importante: la locomotiva per eccellenza, la coccodrillo, fischia con il suono originale. «Siamo andati ad Erstfeld per registrarlo, si sente anche come rimbomba nella valle» si entusiasma Riccardo. Ma non è finita: Riccardo ha pure percorso la tratta Bellinzona Arth-Goldau per registrare il rumore del motore della locomotiva. Come tutti gli altri parametri, lo installerà sul piccolo processore di cui sono dotate le locomotive: un microchip che contiene tutte le informazioni, dalla velocità, ai segnali luminosi, ai suoni. Riccardo e gli altri soci sono, a ragione, fieri del proprio lavoro: «Sono rari gli impianti tanto precisi e strutturati». Il plastico di Chiasso è digitalizzato e il monitor del computer sembra una sala comandi. «C’era gente che temeva che con l’avvento del software non si sarebbe fatto altro che cliccare con il mouse. Ma non è vero: il digitale permette una grande varietà di modalità che prima non c’erano. Puoi fare il macchinista con il joystick o il capotreno dal computer, ma anche da uno smartphone o da un tablet…» spiega Luca.
C’è un clima allegro e serio al tempo stesso in questa cabina di comando, dove regna quella complicità che nasce da anni di frequentazione e di lavoro di squadra. «È bello stare in un club perché se sei da solo a casa, hai solo la tua testa, mentre noi qui di teste ne abbiamo tante!» sottolinea Riccardo. E Luca rilancia: «Se lavori da solo a casa, hai tutta la libertà che vuoi, ma sei un’anima persa: sono 9 su 10 quelli che alle prime difficoltà buttano la spugna e non completano il loro plastico».

Un lavoro pluriventennale

Quell’unico su dieci che la spugna non l’ha buttata, lo abbiamo trovato a Comano. «Sono molto fiero di essere riuscito a completare il mio modello, perché non se ne vedono molti di finiti» spiega Reto Casserini, mostrandoci la sua impressionante opera nel seminterrato di casa, prima di aggiungere «diciamo che è completo al 95 %». D’altronde un modello non sarà mai finito: gli amanti dei dettagli e della precisione troveranno sempre qualcosa da aggiungere o da migliorare.
Come tanti ferromodellisti, anche per Reto la passione è iniziata da ra- gazzino. La prima locomotiva, ricevuta in regalo dal padre, ha il suo posto d’onore in una vetrina. «Ho iniziato con i miei genitori, quando abitavamo a Bienne. Questa parte l’ho costruita con mia mamma 55 anni fa – dice indicandoci la sezione con montagne e gallerie –. È per non distruggere questa parte del plastico che non ho applicato la nuova tecnica digitale» spiega. Infatti Reto comanda i treni dalla sua postazione analogica, con le manopole a mezzo della vecchia tecnica elettro-magnetica. La corrente e i comandi passano sui binari ma anche sulle catenarie: a differenza dei sistemi digitali, qui i pantografi non sono decorativi. Il suo plastico di 15 m2 conta ben 200 metri di binari che corrono su vari livelli ed inoltre è ricchissimo di elementi paesaggistici. Si potrebbe passare tranquillamente mezza giornata a voler scoprire tutte le scenette nascoste: ci sono omini che fanno arrampicata, altri che si buttano da una piattaforma di bungee jumping, gente in campeggio, stambecchi, mucche al pascolo. Tutto questo è il frutto di un lavoro di oltre vent’anni, e anche in questo caso l’ingrediente del successo è stata una buona pianificazione iniziale: Reto conserva ancora il disegno fatto a mano di fine anni Ottanta, in scala, con le indicazioni della lunghezza dei vari tratti di binari.
Ma affinché un plastico sia riuscito, secondo Reto «bisogna che sia come nella realtà: uno deve avere l’illusione che il paesaggio ci sia stato già prima dei binari». Realismo è una parola chiave anche qui, anche se Reto non nasconde che il suo plastico serva innanzitutto per «giocare», e permettergli di utilizzare un grande numero di combinazioni. Per questo ci sono numerosi binari e persino una “stazione cieca”, una postazione nascosta dove posiziona i treni quando non circolano. «Con altri ferromodellisti ci confrontiamo e ci scambiamo pezzi, come i bambini con le figurine – sorride –. Perdo la cognizione del tempo quando lavoro qui». E infatti, nella tabella con le specifiche del suo modello, alla voce “ore di lavoro” c’è un grande vuoto. Impossibile contabilizzarle. Ma forse perché più che tempo trascorso, sembra tempo guadagnato: è come se stando qui le lancette corressero al contrario, facendoci tornare ragazzini…


Trenini precisi come orologi

A Stansstad, nel canton Nidwaldo, si producono ancora trenini in modo praticamente artigianale. La ditta Hag impiega 14 persone che si occupano dell’assemblaggio di vari modelli di treni, tutti rigorosamente svizzeri. Nonostante i loro prodotti siano soprattutto acquistati in Svizzera, un buon 20% parte per l’estero, soprattutto verso Paesi che hanno un’ancorata tradizione ferroviaria: la passione per il modellino in scala 1:87 va di pari passo con la passione per l’originale.

Heinz Urech ai comandi del plastico dell'azienda.

Inserimento del piccolo motore.

Una locomotiva Coop Naturaplan, la prima ad aver beneficiato della tecnica di impressione laser.

Limatura di un trenino.

«Possiamo dire che l’80% del lavoro viene effettuato in modo manuale» ci spiega il CEO della ditta, Heinz Urech. Qui i modelli vengono limati a mano, lucidati, pitturati, in seguito vengono inseriti i motori, i pantografi e persino i tergicristalli vengono aggiunti a mano. Così come la figurina del conducente del treno, un segno distintivo dei modelli Hag. Una locomotiva può costare tra i 700 e gli 800 franchi. «Nei nostri modelli, ogni vite deve essere posizionata esattamente come nell’originale» spiega Heinz Urech, porgendoci un modellino, piccolo, ma sorprendentemente pesante. «È praticamente tutto metallo, la plastica è utilizzata in misura minima. I nostri modelli sono d’alluminio e zinco. È un prodotto di qualità e di precisione. Potremmo dire che i nostri trenini sono dei Tissot, se dovessimo fare il paragone con il mondo dell’orologeria» sorride. Ci mostra alcuni modelli e le componenti elettroniche che contengono: «La digitalizzazione ha salvato il prodotto» ci spiega, sottolineando che, grazie alle nuove tecnologie, anche i giovani stanno ritrovando interesse per questo hobby «altamente emozionale».


Gli indirizzi

Per gli appassionati

Galleria Baumgartner (Mendrisio)

Espone una delle più grandi collezioni di treni in miniatura, ricca di oltre tremila pezzi, alcuni dei quali addirittura unici. Oltre alle numerose vetrine che custodiscono varie collezioni, vi si possono anche ammirare alcuni impianti ferromodellistici. www.gb-trains.ch

Chemins de fer du Kaeserberg (Granges-Paccot)

Un indirizzo imperdibile per gli appassionati di ferromodellismo, il grande plastico in scala 1 :87 è articolato su tre piani, conta 2.045 metri di binari per una superficie di 610m2. Grazie a 10mila lampadine Led, il plastico viene anche mostrato in modalità notturna. www.kaeserberg.ch

Smilestones (Neuhausen am Rheinfall)

Non è ancora completato, ma Smilestones ha aperto le porte al pubblico sabato scorso. È la più grande Svizzera in miniatura coperta del Paese. In occasione dell’apertura e fino ad aprile 2019, riduzione sul prezzo d’entrata. www.smilestones.ch