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Alberghi d'alta quota

Non c’è niente di meglio che andare nel cuore delle Alpi per vivere appieno l’incanto dell’inverno. E in Svizzera c’è solo l’imbarazzo della scelta. Un piccolo tour tra le vette, a cominciare dal Grimsel.

FOTO
PINO COVINO
14 gennaio 2019

All'ospizio del Grimsel, in inverno regna una rilassata atmosfera familiare.

Inverni sempre più caldi, nevicate meno frequenti a basse quote. Chi vuole vedere la neve deve andare in montagna. E noi abbiamo deciso d’andare davvero in alto, per un piccolo viaggio alla scoperta degli hotel svizzeri d’alta quota. Abbiamo scelto come meta un luogo così alto e così sperduto che in inverno non è raggiungibile in auto. Niente paese, niente feste après-ski, niente sci. Solo neve e pace: il paradiso. «Oasi invernale di pace» c’è scritto sul dépliant dell’ospizio del Grimsel. Scopriamo se è vero.
Già solo arrivarci è una piccola avventura. Dopo aver lasciato l’auto in valle, a Innertkirchen (BE), inizia il vero e proprio viaggio: una guida dell’hotel viene ad accogliere gli ospiti. Dopo una ventina di minuti in autopostale, si arriva alla stazione della funivia, che da Handeck ci porta a Gerstenegg. Il paesaggio innevato invita all’osservazione: gli occhi attenti riusciranno a scovare, oltre le tracce nella neve, anche qualche camoscio. Finita la tappa “aerea”, si prosegue in furgoncino nei tunnel di granito e cemento per circa tre chilometri nel ventre della roccia. L’ultima tappa è un’altra funivia, minuscola, che in cinque minuti ci porta alla meta, a quasi 2mila metri. Eccoci arrivati, nel cuore di un anfiteatro naturale: tutt’intorno cime innevate e più sotto il lago del Grimsel, gelato e coperto di neve. Davanti a noi l’ospizio: un imponente edificio di pietra dalle persiane rosse, che ben spiccano sui colori freddi dell’inverno. L’esterno dell’albergo sembra invariato dalla sua costruzione, nel 1932, ma dentro l’hotel è stato restaurato nel 2010: ci sono tutti i comfort per un soggiorno all’insegna del relax. La struttura fa parte degli hotel storici svizzeri e tra le varie curiosità vanta un primato: fu il primo albergo in Europa ad essere scaldato elettricamente. Ci chiediamo come sarà stato l’ospizio che sorse qui, nel 1142, anno in cui venne menzionato per la prima volta, primo ospizio sul territorio dell’attuale Svizzera.

Due ospiti si sgranchiscono le gambe nelle immediate vicinanze dell'ospizio, in un quadro invernale suggestivo.

La piccola teleferica è l'ultima tappa del viaggio per raggiungere l'ospizio.

Ursula Monhart (al centro), discute con due collaboratrici della réception la pianificazione della giornata.

Isolati dal mondo

Davanti allo scoppiettante camino del salone un gruppetto di amici sta facendo merenda, servendosi dal ricco buffet allestito sul pianoforte a coda; a un tavolo due coppie stanno giocando a carte mentre noi abbiamo appuntamento con Ursula Monhart, direttrice dell’hotel dal 2017, prima donna ad avere questo ruolo. «In estate la zona è parecchio frequentata: c’è tanto traffico sulla strada del passo e molti turisti si fermano qui. D’inverno è tutta un’altra cosa. Immagino ve ne siate resi conto – sorride –. Siamo isolati e c’è un’atmosfera completamente diversa, è tutto molto più calmo». Infatti, chi viene non lo fa certo per cercare emozioni forti o esperienze adrenaliniche. Perché qui non c’è proprio niente da fare a parte il giro a piedi nella neve attorno all’hotel, un bagno nella vasca d’acqua calda esterna o una sauna. «Molti nostri ospiti sono degli habitué. Vengono qui proprio per godersi la pace e la tranquillità. La coppia che abbiamo visto buttarsi nella neve dopo la sauna, viene ogni anno per una settimana, per concedersi una pausa dal trantran quotidiano» ci spiega la dinamica direttrice, che in sole due stagioni invernali trascorse qui, conosce già diversi clienti per nome e li accoglie scambiando due parole. «Come detto, qui regna un’atmosfera familiare, ci teniamo a fornire un’accoglienza calorosa ai nostri ospiti».
È un pomeriggio splendido, i gracchi alpini sorvolano l’hotel in piccola formazione e si posano sulla sua facciata prima di ripartire. Gli ospiti che hanno deciso di uscire all’aria fresca fanno una piccola passeggiata, affondando i piedi nella neve e osservando il magnifico paesaggio, altri se la prendono comoda, facendo un bagno caldo nella piccola vasca esterna. Il dolce far nulla in veste invernale. La serata prosegue all’insegna dei piaceri della tavola: da una degustazione-aperitivo di vini nella fornita cantina dell’albergo alla cena. Come in una crociera, ci si riconosce velocemente, gli ospiti si scambiano qualche parola cortese ma poi ognuno di ritira nel suo “cocoon” di tranquillità.
Il tempo intanto è cambiato: le nuvole sono venute a coprire il cielo. Niente stelle quindi. Poco male, ripieghiamo sul comfort delle quattro stelle dell’hotel per un sonno profondo. Promettendoci di tornare ad osservare il cielo stellato un’altra volta. 

Rafael Matos-Wasem

IL RITRATTO

Professore di turismo all'Alta scuola di gestione di Sierre (HES-SO Vallese).

Quando sono nati gli hotel d’alta quota?
È difficile dare una data precisa. Prima degli hotel c’erano le locande, e, nelle regioni di montagna, gli ospizi, segnatamente per accogliere i pellegrini, in un certo senso i predecessori dei turisti. Al Gran San Bernardo, per esempio, si accoglievano pellegrini già nel 1050. Per gli hotel veri e propri si è dovuta attendere la nascita del turismo moderno, verso inizio Ottocento. Gli inglesi vengono nelle Alpi, si fanno accompagnare da guide locali e vanno sempre più in alto: prima esplorano i passi e poi scalano le vette. Le escursioni diventano più lunghe e così diventa pratico costruire stazioni intermedie: nascono hotel ai piedi delle Alpi, come a Lucerna e Interlaken; poi nei villaggi di montagna, come a Saas Fee e Zermatt, e infine anche sulle cime. All’inizio si trattava di piccole infrastrutture con poche camere, ma con l’avvento dei treni a cremagliera, anche sulle vette gli hotel diventano più grandi.

E più lussuosi…
Sì. Oggi non sempre è facile indicare la differenza tra un hotel d’altitudine e una capanna del Cas (Club alpino svizzero, ndr). È un’evoluzione interessante, la stessa che si nota con gli ostelli della gioventù. All’inizio i giovani dovevano darsi da fare: lavare i piatti, mettere in ordine. Oggi ci sono ostelli con spa, come a Saas Fee, e nuovi di zecca, come a Zermatt. Ci sono però anche turisti che amano la semplicità, il ritorno alla natura.

Cosa rappresentano gli hotel d’alta quota per la Svizzera?
Sono simbolicamente molto importanti per il turismo svizzero. Il Kulmhotel al Gornergrat, a 3.100 metri, è l’hotel più alto delle Alpi. Era nato come piccolo albergo di una decina di camere a fine Ottocento, addirittura prima dell’arrivo della ferrovia. Per costruirlo si era dovuto portare il materiale a dorso di uomo e di mulo. Successivamente è stato demolito e nel 1910 è stato inaugurato il nuovo albergo. Oggi è un hotel storico, un palace di montagna, e attira turisti da tutto il mondo. Un altro esempio è l’hotel sulla Kleine Scheidegg, a 2.000 metri, da cui si può prendere la ferrovia della Jung- frau, la più alta d’Europa. Questi alberghi storici, che fanno parte degli Swiss historic hotels, sono spesso strutture a 4 o 5 stelle e sono un’importante carta di visita per la Svizzera. Mostrano la posizione che il Paese ha occupato dall’800 come laboratorio del turismo e come modello d’eccellenza, e tutt’oggi vengono messi in risalto nei dépliant.

Eravamo all’avanguardia nell’Ottocento. E oggi?
Le capanne del Cas sono spesso all’avanguardia: dispongono di pannelli solari, riciclano l’acqua, hanno sistemi d’isolazione di punta. Ma il dibattito è aperto: bisogna modernizzare tutto? Ci sono turisti che apprezzano lo charme dell’antico. D’altra parte assistiamo a un fenomeno meno confortante: si tratta degli hotel decrepiti che vanno in rovina e chiudono. Il settore alberghiero soffre di una crisi di vocazione. Spesso si tratta di strutture a conduzione familiare, dove chi lavora non ha mai vacanza. Tra il 2005 e il 2018 sono scomparsi tra i 50 e più di 100 hotel all’anno. Anche nelle regioni di montagna piccoli hotel spariscono o devono essere riacquistati dai Comuni: i privati spesso non ce la fanno.

I cambiamenti climatici sono anche un problema?
Sì. In modo particolare a grandi altezze, con lo scioglimento del permafrost: il suolo diventa più mobile, e hotel e infrastrutture (come i piloni delle teleferiche) sono minacciati, soprattutto se si trovano in pendenza, rendendo necessari interventi per consolidare il terreno. Diversi hotel saranno in pericolo nei prossimi anni. A mia conoscenza non ci sono cifre al riguardo, ma sarebbe una materia di studio interessante da affrontare.

 Grimsel Hospiz

 Hotel Pilatus-Kulm

 Kulmhotel Gornergrat

 Berghaus Diavolezza

Grimsel Hospiz: per chi cerca il relax totale

L’ospizio si trova a “soli” 1.874 m.s.l.m ma offre un’atmosfera unica, sia per il paesaggio sia per il viaggio che si deve affrontare per raggiungerlo. Dati i lavori alla diga che prenderanno via in primavera, l’hotel sarà chiuso per la stagione estiva.

www.grimselwelt.ch

Hotel Pilatus-Kulm: il fascino della Belle Époque

Lo storico hotel di montagna nelle vicinanze di Lucerna si trova a 2.132 m.s.l.m e offre viste spettacolari sulla Svizzera centrale. L’albergo venne costruito nel 1890 e nel 2010 è stato completamente restaurato. Raggiungibile in filovia da Kriens.

www.pilatus.ch

Kulmhotel Gornergrat: per gli amanti dei primati

A 3.100 metri, è l’hotel più alto delle Alpi in Svizzera e vanta una ricca storia. Da qui si può osservare il Cervino e 29 montagne di oltre 4mila metri. L’albergo è raggiungibile da Zermatt con il treno a cremagliera in 40 minuti.

www.gornergrat-kulm.ch

Berghaus Diavolezza: per gli sportivi

Situata sul Monte Diavolezza, a 3.000 metri sul livello del mare, la Berghaus Diavolezza offre una vista panoramica sul Piz Bernina e sul Piz Palü. Quando l’ultima funivia scende a valle, gli ospiti della struttura hanno questa vista tutta per sé.

www.diavolezza.ch