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GIORNATA DELLA BUONA AZIONE

Anime buone

Il volontariato è impagabile: in senso letterale ma anche figurato, perché senza il contributo di tante anime buone la Svizzera sarebbe decisamente più povera. Ma esistono molti modi di fare del bene.

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Peter Mosimann / Kostas Maros / Alain intraina / Darrin Vanselow / ValentinFlauraud
20 maggio 2019

 

#GiornataDellaBuonaAzione

Partecipa anche tu!

Il 25 maggio 2019, Coop e cinque partner daranno vita alla Giornata della buona azione. Si tratta di 24 ore interamente dedicate all’impegno sociale, con l’obiettivo di ispirare tutta la Svizzera a fare del bene. Ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo e, di conseguenza, a rendere la Svizzera un po’ migliore. Anche i collaboratori Coop parteciperanno alla giornata in oltre 1.000 punti di vendita di tutta la Svizzera. 

Condividete la vostra buona azione su #GiornataDellaBuonaAzione e siate d’ispirazione al prossimo.

«Vi è più gioia nel dare che nel ricevere», ci ricorda la Bibbia. Tranquilli, non vogliamo farvi la predica, ma solo perorare la causa dell’altruismo. Spezzare una lancia a favore delle buone azioni. Rendere omaggio al volontariato. 

Le persone che si dedicano ad aiutare il prossimo sono davvero tante, il che è ancora più ammirevole in un’epoca di grande individualismo come la nostra, in cui la maggior parte della gente ambisce solo a successo, soldi, potere, beni materiali, fama o alla ricerca sfrenata di nuovi piaceri. Eppure anche aiutare gli altri può essere, di per sé, fonte di piacere. Anzi, potrebbe perfino essere il piacere più grande in assoluto. 

«Chi compie una buona azione prova gioia al pensiero di essersi reso utile», spiega il Professor Udo Rauchfleisch (76 anni), in passato docente di psicologia all’Università di Basilea e oggi guest professor presso vari atenei e scuole universitarie in Svizzera e all’estero. «Questa gioia è del tutto legittima, anche se, in effetti, per definirsi tale una buona azione non dovrebbe comportare vantaggi personali».

«Miracoloso non è fare il nostro lavoro, bensì essere felici di farlo»

Madre Teresa (1910-1997), suora macedone naturalizzata indiana e Premio Nobel per la Pace (1979)

Portare al vicino ammalato un pasto caldo, fare la spesa per una mamma in difficoltà, donare denaro a un ente di beneficenza, pagare l’affitto a un amico in ristrettezze economiche, dare una mano nel bar di un circolo sportivo, prestare servizio in una mensa sociale: gli esempi sono tanti. Alcuni arrivano addirittura a sacrificare la propria vita per gli altri, come avvenne qualche anno fa a Gü-mligen (BE), quando una nonna riuscì a passare il nipotino di due anni a un vicino attraverso la finestra della sua casa in fiamme, per poi morire nell’incendio assieme al marito. Anche nel tribunale distrettuale di Zofingen (AG), nel 2016, è capitato un fatto straordinario: i parenti di una donna morta in un incidente stradale hanno abbracciato e consolato l’autotrasportatore che l’aveva investita e trascinata per 500 metri senza nemmeno accorgersene. 

Che cos’è una buona azione?

Per definire le buone azioni, la scienza ricorre a due concetti. La parola «altruismo» deriva dal latino «alter», ossia «altro», e indica un comportamento privo di fini egoistici. «Filantropia» nasce invece dall’unione dei termini greci «philos», «amico», e «anthropos», «uomo». I filantropi sono dunque «amici del genere umano». «Per filantropia si intende qualsiasi gesto privato spontaneo volto alla pubblica utilità», precisa il professor Georg von Schnurbein (42 anni), direttore del Center for Philanthropy Studies (CEPS) dell’Università di Basilea. «Ciò significa che la filantropia non ha nulla a che fare con la ricchezza o la posizione sociale di una persona». Per definirsi filantropi non bisogna per forza essere Bill o Melinda Gates (63 e 54 anni), creatori della fondazione privata più grande al mondo, che finora ha raccolto ben 37 miliardi di dollari. 

Filantropia, volontariato, altruismo: sono la stessa cosa? «È difficile distinguere, perché questi concetti si sovrappongono», afferma Georg von Schnurbein. «Il volontariato è una funzione per cui si viene scelti e non si viene pagati. Si tratta di lavoro svolto di propria spontanea volontà e, in quanto tale, rientra nella filantropia. L’altruismo va oltre, perché nella sfera personale è possibile compiere numerosi gesti altruistici senza che questi siano di pubblica utilità».

Fare una buona azione significa aiutare un’altra persona senza aspettarsi un tornaconto. E di buone azioni in Svizzera se ne fanno tante, perché ogni anno i nostri compatrioti dedicano al prossimo 665 milioni di ore del proprio tempo, l’equivalente di 7.477 anni e due mesi! Secondo i calcoli dell’Ufficio federale di statistica, il controvalore in denaro sarebbe di 41 miliardi di franchi. Tanto per fare un confronto, il budget della Confederazione per il 2019 ammonta a 72 miliardi di franchi. E non finisce qui, perché Georg von Schnurbein stima che ogni anno circa quattro miliardi di franchi vengano donati dai cittadini privati a sostegno di cause benefiche. «Rispetto agli altri paesi, la Svizzera si colloca puntualmente ai primi posti nella classifica della solidarietà», conclude il nostro esperto di filantropia.

Una tradizione antica

L’altruismo è riconosciuto in tutte le culture e lodato da ogni religione. Inoltre, gli studi dimostrano che la propensione ad aiutare gli altri è presente già nei bambini molto piccoli, anche se è l’educazione a svolgere un ruolo decisivo. Ci sono poi altri fattori in gioco: chi ha avuto particolare fortuna nella vita prova spesso il desiderio di restituire qualcosa alla società. Ne è esempio la star del tennis Roger Federer (37 anni), che con la sua fondazione promuove programmi di istruzione nell’Africa meridionale – sua madre Lynette (67 anni) è originaria del Sudafrica. Tra i più celebri filantropi svizzeri ricordiamo il fondatore della Croce Rossa Henri Dunant (1828-1910) e Christoph (1800-1858) e Margarete Merian (1808-1886), che lasciarono tutto il loro patrimonio alla città di Basilea perché fosse destinato a scopi benefici. O ancora Luc Hoffmann (1923-2016), discendente della famiglia fondatrice di Roche, cofondatore del World Wildlife Fund (WWF) nonché creatore di altre organizzazioni per la tutela della natura. Oggi le figure di spicco nel mondo della filantropia svizzera sono l’imprenditore Hansjörg Wyss (83 anni), Stephan (71) e Thomas Schmidheiny (74), Carolina Müller-Möhl (50) e le famiglie proprietarie di Roche: gli Hoffmann e gli Oeri. «Trovo però riduttivo concentrarsi solo sulle grosse somme di denaro», dichiara Georg von Schnurbein. «Per incidere in modo significativo sulla società, la filantropia deve essere ampiamente diffusa e contribuire al miglioramento delle condizioni di vita in diversi contesti e situazioni». Tutti noi, quindi, possiamo essere benefattori, a prescindere dalla nostra ricchezza, origine, istruzione, professione, posizione sociale o età. 

Importante per la società

Ma la beneficenza può anche avere un lato oscuro. Esiste infatti il pericolo che qualcuno si approfitti della bontà altrui o che, al contrario, il presunto filantropo abbia dei secondi fini, non del tutto disinteressati. Magari lo scopo è quello di farsi ammirare, oppure di trarne profitto in ambito sociale o professionale. «La contraddizione nasce quando qualcuno agisce a sostegno degli altri ma allo stesso tempo per puro vantaggio personale. Se la vera motivazione è il vantaggio personale, non si tratta più di una buona azione intesa come atto disinteressato», spiega Udo Rauchfleisch. Secondo Georg von Schnurbein, però, è un comportamento tipicamente umano. «Unire altruismo ed egoismo fa parte della nostra natura». Ai destinatari della buona azione potrebbe non importare molto: quel che conta è ricevere aiuto.

«L’atteggiamento filantropico, l’attività di volontariato e le buone azioni sono molto importanti per la società», riassume Udo Rauchfleisch. Su questo punto concorda con Georg von Schnurbein: «Le varie forme di filantropia sono alla base della coesione sociale. Se non siamo disposti a impegnarci a favore degli altri, allora la nostra società non può funzionare».

Ursina Schwab, 50 anni, samaritana presso la sezione di Grindelwald (BE)

CROCE ROSSA SVIZZERA

Ursina Schwab sembrava predestinata a diventare una samaritana già in tenera età, visto che suoi genitori erano entrambi impegnati nell’organizzazione. «Invece, all’epoca non ero interessata», ci dice. A risvegliare in lei il desiderio di seguire le orme dei genitori è stato suo marito, ex autista di ambulanza e anche lui samaritano. Dal 2008 Ursina Schwab è socia della sezione samaritana di Grindelwald (BE), dove dal 2012 si occupa delle azioni di donazione del sangue che si tengono in primavera e autunno. Il suo compito è assicurarsi che tutto sia pronto e rifocillare i donatori dopo il prelievo di sangue. «Inoltre, tra le quattro e le sei volte l’anno presto servizio in occasione di manifestazioni sportive come la Maratona della Jungfrau, la Eiger Ultra Trail, la Eiger Bike Challenge o il Trucker & Country-Festival di Interlaken», racconta. Potersi rendere utile a chi, nel corso di questi eventi, accusa dei dolori o subisce un infortunio, per lei è molto gratificante: «Mi fa davvero piacere quando le persone che soccorro si riprendono e mi ringraziano». 

Il fatto che le grandi manifestazioni sportive possano durare fino a dodici ore non le pesa più di tanto: quando torna a casa è sì stanca, ma pienamente soddisfatta. Per lei conta molto la collaborazione con gli altri samaritani: «Siamo una squadra, sostenersi a vicenda è fondamentale». Oltre all’attività di volontariato, alle esercitazioni e ai corsi di formazione continua, nella sezione non mancano le occasioni di socializzare: Ursina, che per mestiere lavora nel settore del commercio e della ristorazione, apprezza particolarmente la possibilità di frequentare gli altri samaritani. E

Evidentemente, la passione di Ursina ha contagiato anche i suoi figli. La nuova generazione è già in prima linea: da quest’anno il suo figlio maggiore Ivan (31 anni) è presidente della sezione samaritana di Grindelwald e dunque anche il suo capo.

Ulteriori informazioni qui: https://www.youtube.com/watch?v=UcFK8t6Wuz4

 

Dominique Hänggi, 20 anni, capo dei lupetti sez. scout «Aquile» di Pratteln/Muttenz (BL)

LUPETTI

A sabati alterni, per tre ore tiene a bada un gruppo di piccoli scatenati. Da circa cinque anni Dominique Hänggi è capo dei lupetti, dunque «comandante» di una trentina di bambini tra i sei e i dieci anni. «Naturalmente è impegnativo e la sera sono anch’io k.o., però si tratta di una stanchezza piacevole», dice. Questa attività è un ottimo modo di compensare le fatiche di una giornata di studio: tra un anno, infatti, questo ventenne di Muttenz (BL) sosterrà la maturità. Contando anche il lavoro di preparazione e le riunioni con gli altri capi, Dominique Hänggi o, per usare il suo soprannome scout, «Goofy» dedica all’associazione otte-nove ore la settimana. Per lui, il team dei capi è come una seconda famiglia.

«Ma a motivarmi è soprattutto il desiderio di essere d’esempio ai bambini, di incoraggiarli ad aiutare chi ne ha bisogno», spiega. Ovviamente, ci si diverte anche parecchio: «Vedere ridere i lupetti, leggere la felicità sui loro volti mi ricompensa di ogni sforzo». Un’altra grande gioia è stare nella natura con i suoi ragazzi, insegnando loro ad amarla e rispettarla. Non per niente, la casa dei genitori di Dominique sorge proprio ai margini del bosco. Stare all’aria aperta per lui è, fin dall’infanzia, un’abitudine irrinunciabile.

A questo liceale il volontariato scorre praticamente nel sangue: da quando ha memoria, i suoi genitori sono membri di associazioni benefiche. «In più, nel nostro quartiere ci sono degli spazi verdi e tutti facciamo a turno per occuparcene, ad esempio pulendo stagni e sentieri oppure tagliando piante e cespugli».

Lo scoutismo per Goofy è un gran divertimento, ma anche una scuola di vita: «Quando avrò dei figli, sarò già preparato ad affrontare la situazione». Inoltre è un modo per sviluppare doti di leadership che più avanti potranno rivelarsi utili anche nella vita lavorativa. Non c’è da stupirsi che Dominique Hänggi voglia diventare docente di scuola elementare. Che sia molto portato per questo mestiere lo dimostra già a ogni incontro dei lupetti!

Ulteriori informazioni qui: https://www.youtube.com/watch?v=2qK8BCopfeE

 

Bruna Bernasconi, 74 anni, responsabile Tavolino Magico a Chiasso

TAVOLINO MAGICO

«La solidarietà nei confronti degli ultimi è nel mio DNA». Attorno a Bruna Bernasconi, responsabile del Tavolino Magico di Chiasso, c’è un gran movimento. Come ogni martedì, nella vecchia palestra scolastica giungono i possessori della carta acquisti per ricevere un aiuto alimentare comprendente frutta, verdura e generi alimentari al prezzo simbolico di un franco. Sono passate le 14.00, ma il camioncino dal centro di distribuzione di Castione non è ancora arrivato e per le diverse famiglie arrivate l’attesa si allunga. «A Chiasso e nei comuni limitrofi sono 800 le persone in assistenza, di cui una sessantina sotto la soglia di povertà, che usufruiscono di questo servizio», sottolinea la ex docente di scuola elementare. Numeri impressionanti, che stridono con l’immagine opulenta della Svizzera.

«Nel nostro Paese vivono 650mila persone sotto la soglia della povertà. Una realtà nascosta ai nostri occhi. Per questo ho deciso di aderire a Tavolino Magico». Arrivano i viveri. I volontari, una trentina, li scaricano e li espongono sui tavoli. «Sono circa una tonnellata di merce alla settimana». Tavolino Magico – sono 14 i centri di distribuzione nella Svizzera italiana - è presente nella cittadina di confine dal settembre del 2011. «Ho sposato questa causa non solo per aiutare chi ha bisogno, ma anche perché  si contribuisce a combattere lo spreco alimentare e a diminuire i rifiuti», dice Bernasconi, mentre nella saletta continuano ad arrivare nuovi utenti. «Un altro punto rilevante è la solidarietà che si instaura tra queste persone bisognose. Si scambiano il cibo, facendo in modo che tutti possano avere un po’ di tutto. E questa apertura la trovo molto positiva e gratificante. All’inizio non è stato facile. Il curdo siriano, il cristiano siriano, l’arabo musulmano e l’eritreo mantenevano le distanze. Oggi, grazie allo sforzo profuso dalle istituzioni comunali, della Parrocchia locale e di Tavolino Magico, il cammino di dialogo e inclusione sembra essere quello giusto», conclude Bernasconi. È tutto ciò fa bene al cuore di chi riceve e di chi dà.

Ulteriori informazioni qui: https://www.youtube.com/watch?v=UTdWYiFKL1U

 

Cloé Brachotte, 28 anni, volontaria del WWF nel canton Vaud.

WWF

«Quello che mi piace delle buone azioni è partire da zero e poi fare qualcosa di concreto insieme», spiega Cloé Brachotte, una ventottenne di Losanna. Cloé ha conseguito un master in biologia. Dall’inizio dell’anno è volontaria per il WWF del Canton Vaud, dove si occupa di coordinare le attività legate alla biodiversità. Cloé vive a Ouchy, con la coniuge Lucie e i loro due gatti, vicino al lago di Ginevra, le cui rive meritano un po’ di attenzione …

Se si osservano i ciottoli del lungolago, si scoprono ovunque bastoncini di lecca-lecca, cartacce, mozziconi. «La più grande fonte di rifiuti sono i picnic», dice Cloé. «Una buona soluzione sono sempre le stoviglie riutilizzabili. Ci vuole un po’ di organizzazione, ma è molto meglio che buttare ogni volta piatti e bicchieri». Prima di partire, un’ultima occhiata per verificare di non avere dimenticato nulla dietro di sé. «Se il cestino del parco è pieno fino a traboccare, è importante portare la propria immondizia fino alla prossima pattumiera, in modo da evitare che il vento non disperda tutto». 

Cloé, che è cresciuta giocando nei prati del Jorat, è molto legata al rispetto dell’ambiente. Nella sua agenda ha scritto, in corrispondenza della mattina del 25 maggio: riunione dei volontari per pulire la spiaggia di Préverenges (iscrizione al WWF Vaud). «Grazie a una macchina messa a disposizione dall’associazione Precious Plastic Léman, la plastica trovata sarà trasformata in oggetti». Sarà così possibile fare nascere a nuova vita i rifiuti spiaggiati sulle rive del lago. 

Cloé ha scoperto il piacere del volontariato un anno fa, partecipando ad azioni come la messa a dimora di siepi autoctone per la fauna selvatica. «Prima non capivo perché la gente lavorasse gratis. Ora so che c’è un altro tipo di guadagno: la soddisfazione di aver fatto qualcosa di utile e di avere dato una mano. È qualcosa di incredibile, di gratificante. Tutti dovrebbero provarci una volta». Il consiglio di Cloé: non esitate a contattare la vostra associazione preferita per offrire il vostro aiuto. Da soli o in compagnia, tutti possono farlo!

 

Ulteriori informazioni qui: https://www.youtube.com/watch?v=We5gIuG4Xrw

 

Eduard Walter, 70 anni, volontario alla Tavola Svizzera del canton Vaud

TABLE SUISSE

«Presto sarà Natale», dice scherzando Eduard Walter, quando arriva tutto pimpante al magazzino del Centro Coop di Vevey. Il pensionato da otto anni lavora per Table Suisse Vaud, il Tavolino magico vodese. «Ogni mercoledì, estate e inverno, compresi Natale e Capodanno. Stiamo cercando persone per ridurre la frequenza dei turni. Lo devi mettere nel tuo articolo!». In totale sono in dieci a fare lo stesso lavoro di Walter, al ritmo di tre persone al giorno.

Mantenersi attivo è importante, ma ancor più fare una buona azione. È questa la vera motivazione che sta dietro all’impegno di Eduard. Il pensionato insiste perché gli diamo del tu: «Volevo fare qualcosa per la gente di casa mia, toccandone con mano gli effetti». Ed eccolo servito. Partito alle 7 da St-Sulpice, sulla base di un piano dalla precisione millimetrica fa il giro di tutti i donatori. Tra questi anche Coop, che consegna casse colme di cibo e prodotti. Eduard parcheggia il furgone frigorifero, rende le casse vuote, carica quelle piene e via verso un nuovo donatore. Ci vogliono all’incirca 5 minuti prima che egli riparta in direzione della prossima tappa del suo giro. «Carichiamo e scarichiamo circa una tonnellata di cibo al giorno. Arriviamo a sera belli cotti».

Non appena ha raccolto abbastanza merce, Eduard si ferma al primo punto di distribuzione, dove la gente lo sta già aspettando. Eduard apre le porte del furgone e i cuochi dei centri di diversi istituti sociali, una novantina nel canton Vaud, possono fare la spesa gratuitamente a cavallo delle casse. Ad approfittarne alla fine sono tutte le persone socialmente vulnerabili che si trovano in situazioni di difficoltà: bambini in istituti, persone indigenti, rifugiati, persone che soffrono di dipendenze… «Scoprire l’altra faccia della medaglia sociale è stata una scoperta. Non è sempre facile vedere delle persone in queste situazioni».

In linea di principio ogni volontario di Table Suisse è spalleggiato da un disoccupato in fase di reinserimento. Oggi con Eduard c’è Ruben Blazquez, 38 anni. «Preferisco lavorare piuttosto che rimanere inattivo». Indipendentemente dal settore, il volontariato è anche un modo per imparare, incontrare persone e svolgere un lavoro gratificante.

Ulteriori informazioni qui: https://www.youtube.com/watch?v=H-G1YInyX6Q