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VINO

Una grande realtà di famiglia

I giorni di vendemmia sono fatti di uve, chiacchiere, aspettative, tempismo, corsa alle cassette... Alla Cantina Gialdi, padre, figlia, enologi, cantinieri e oltre trecento viticoltori, dimostrano che la forza di un vino di successo sta soprattutto nella collaborazione.

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Viola Barberis
18 ottobre 2019

Feliciano Gialdi e la figlia Raffaella tra "carasc" e vigne di Merlot in Bassa Leventina.

Una lunga fila di camionette, pick-up e furgoncini “Ape” sosta nel cuore di Bodio: attende con impazienza il proprio turno per consegnare le uve. Sono i viticoltori delle Tre Valli; ogni autunno portano il frutto del loro lavoro alla Cantina Gialdi. In questa tiepida giornata di settembre, sorridenti ed entusiasti, ci sono Feliciano Gialdi (73) e la figlia Raffaella (46) ad aspettarli. «È un’annata generosa, ma occorre raccogliere in fretta e ciò crea un po’ di agitazione – osserva lei, divertita dal via vai concitato –. La maturazione delle uve è in ritardo rispetto agli scorsi anni; i grappoli sono sani, ma se dovesse piovere, la qualità ne risentirebbe.

Così, tutti corrono qui ad accaparrarsi le cassette per vendemmiare e ce le ritornano appena sono piene». Alla ricezione, tra una chiacchiera e l’altra, le uve sono controllate, pesate ed etichettate. In breve tempo passano dalla diraspatrice alla pressa e iniziano la fermentazione suddivise in cuvée, a seconda della provenienza. La selezione e l’assemblaggio per i vini di prestigio, come il Sassi Grossi, avverranno tra qualche mese.

Raffaella Gialdi e l'enologo Ettore Müller controllano il mosto in fermentazione.

Un territorio dalle tante sfumature

«Presso le nostre due cantine, a Bodio e a Mendrisio, riceviamo un volume analogo di uva – spiega il patron –. In totale sono 8-9.000 quintali all’anno. Nel Sottoceneri i conferitori sono una settantina, molti dei quali professionisti. Nel Sopraceneri sono invece 240, perlopiù hobbisti con piccoli appezzamenti». I vini delle Tre Valli di Gialdi nascono da un mosaico di parcelle famigliari, alcune di queste aggrappate sui versanti delle montagne, altre in cui la vite è coltivata a pergola o sostenuta da carasc (pali in sasso).

Nel Sud del Ticino le vigne crescono in un clima più mediterraneo, fianco a fianco degli ulivi. «È una fortuna che il Ticino abbia una così grande varietà. L’80% del mosto che fermenta nelle nostre cantine è di Merlot e i nostri tre enologi – Fredy de Martin, Daniel Kern ed Ettore Müller – lavorano in sintonia. Eppure, ogni vino ha un suo stile: il Baiocco è morbido, il Terre Alte è più robusto» spiega Raffaella Gialdi.

Un dettaglio della diraspatura.

Continuità

La storia della Gialdi Vini inizia, come ­altre realtà ticinesi, con il commercio di vini. Era il 1953, a capo dell’attività c’era Guglielmo Gialdi, papà di Feliciano. Negli anni ’80 il figlio entra in azienda e di lì a poco acquista la cantina di Bodio, decidendo di collaborare con i vignaioli della zona – come accade ancora oggi. Nel 2001 ritira la cantina Brivio a Mendrisio e cinque anni dopo è affiancato dalla figlia. Raffaella Gialdi (sommelière dal 2015) si occupa di marketing e amministrazione, mentre il padre dirige l’attività. «Quando pennellavo i fiaschetti da bambina sognavo un mestiere artistico, non un ruolo in azienda – scherza la 46 enne –. Ho studiato psicologia e, dopo qualche anno di pratica a Ginevra, mi sono resa conto di quanto mio papà avesse faticato e mi è parso un peccato che nessuno in famiglia desse continuità al suo operato. Così, sono entrata a far parte della Gialdi». Da quando lavorano fianco a fianco, i loro vini han-no conquistato raffiche di premi prestigiosi e la cantina ha ottenuto – prima in Ticino – la certificazione “ISO 22000:2005”. È un duetto che promette di funzionare... «Per almeno altri vent’anni!».


 

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