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TICINO

Englishman in Ticino

Lo scrittore di viaggi britannico Diccon Bewes è stato nostro ospite per un tour in Ticino. L’occasione per rivisitare luoghi più o meno conosciuti e commentare luoghi comuni.

FOTO
melanie türkiylmaz
10 giugno 2019

Diccon Bewes è un inglese particolare: non beve tè, né alcol, né caffè. Ma è un grande estimatore di dolci.

Quest’inverno, durante un viaggio in Svizzera romanda, nel bus sento un uomo che sta spiegando alla sua interlocutrice le similitudini tra tedesco, svizzero tedesco e inglese. Lo guardo e mi sembra di riconoscerlo. Non può essere che lui! Diccon Bewes, scrittore inglese, ma bernese d’adozione. È una personalità a Nord delle Alpi: ha pubblicato diversi libri sulla Svizzera ed è regolarmente ospite dei media, che lo interpellano per farsi raccontare la Svizzera da un expat o la Brexit da un inglese. Non mi lascio sfuggire l’occasione: scesi dal bus, gli chiedo se è disponibile per fare un servizio con noi di Cooperazione. Cordiale e affabile, mi lascia il suo biglietto da visita e pochi giorni dopo abbiamo già fissato il nostro incontro: a maggio ci accompagnerà due giorni e mezzo per il Ticino, mostrandoci con il suo sguardo acuto e il suo humour very British i luoghi di sua scelta. Tra le cose che non ha mai visto e vorrebbe visitare figurano le opere maggiori di Mario Botta e le valli locarnesi; tra quelle da rivedere, le principali città, diverse funicolari e la Swissminiatur. E Alprose: per un “autore, viaggiatore e amante del cioccolato”, come si autodefinisce, quasi una tappa d’obbligo. È subito chiaro che non potremo vedere tutto: ci limiteremo a Lugano e dintorni, un salto al Tamaro, dirigendoci verso la val Verzasca, Locarno e Bellinzona.

Swissminiatur.

Morcote.

Monte Brè.

L’inizio del viaggio

Ci incontriamo quindi a maggio a Paradiso. Il nostro ospite si mostra subito alla mano ed entusiasta di partire verso la nostra prima tappa: la Swissminiatur. «Alcuni la trovano un po’ kitsch, a me piace – racconta Diccon Bewes –. Ci sono stato dieci anni fa, quando stavo ancora facendo ricerche per il libro Swiss Watching – il suo primo libro sulla Svizzera uscito nel 2010, un bestseller da 200mila copie, libro dell’anno del Financial Times, pubblicato in inglese, tedesco, francese e… cinese –. Mi piacerebbe venisse pubblicato in italiano, anche perché mia nonna materna era italiana, ma per ora non c’è stata l’occasione» spiega lo scrittore. Il nostro ospite si muove con sicurezza nel parco. Da quando è arrivato in Svizzera, circa quindici anni fa, ha solcato il paese in lungo e in largo, non sorprende quindi che riconosca quasi tutte le miniature: «Questa è facile: è la cattedrale di Losanna». Poi ci tiene a mostrarci i monumenti della sua città di adozione, finché, mentre posa davanti a Palazzo federale, uno zelante cittadino svizzero tedesco – ignaro della nostra autorizzazione – lo ammonisce: «Lei non può stare lì!». Poco dopo gli striscia davanti un innocuo scurson. E c’è chi ancora sostiene che la vita a Palazzo sia monotona…

Lo scrittore britannico, fine osservatore, nota cose che spesso passano inosservate.

Dopo la Svizzera in miniatura è il momento di visitare il Ticino in scala 1:1. Quindi via per Morcote, incoronato il più bel villaggio svizzero nel 2016. «È davvero incantevole, apprezzo molto che il traffico lungo il lago sia limitato, e anche la passeggiata fino alla chiesa è piacevole. Ma sembra un po’ artificiale» commenta Diccon Bewes. In effetti, notiamo più turisti che abitanti, più negozi di souvenir che di alimentari. Pranziamo sul lungolago, dove il piatto di pasta al pomodoro fa la gioia del nostro ospite, che sottolinea l’importanza del cibo in Ticino: «Solo qui e in Italia si può trovare il festival della pasta fatta in casa (riferendosi alla rassegna di Quartiere Maghetti di fine maggio ndr)! Il Ticino, per me, è un compromesso tra l’Italia, rumorosa e caotica, e il resto della Svizzera. Qui le cose funzionano, non mi è mai capitato per esempio che in un hotel avessero smarrito la mia prenotazione. E rispetto al Nord delle Alpi, in Ticino nei ristoranti e negli alberghi la gente sembra più cordiale e si prende il tempo per due chiacchiere, è più chatty».

Lugano.

Monte Tamaro.

Corippo.

Proseguiamo verso il Monte Brè, monte dei superlativi, come ci fa notare Diccon Bewes, a cui non sfugge nulla: nell’opuscolo si parla di monte più soleggiato della Svizzera e un cartello pubblicizza la miglior vista su Lugano. Se la seconda affermazione è probabilmente vera, la prima risale a quando si facevano queste misurazioni qui e in altre rare località svizzere; il dato è quindi da prendere con le pinze.

Ritornando in centro a Lugano, restiamo incolonnati, e al nostro ospite il traffico ricorda la vicina Italia. Così come altri indizi: i portici di Via della Posta, la vegetazione, le bancarelle di Gabbani in centro o l’episodio di qualche anno fa, quando un autista di bus scese velocemente per bersi un caffè...Ma se siamo venuti in città è perché il nostro ospite vuole rivedere l’indizio inconfutabile di “svizzeritudine” di Lugano, oltre agli edifici in cemento («In Svizzera siete fan del cemento» sorride). Eccola quindi di fronte a noi: la statua di Guglielmo Tell all’entrata di Parco Ciani. Un passante, notando il nostro interesse, ci racconta la storia dell’opera d’arte, del suo scultore Vincenzo Vela e della più famosa statua di Guglielmo Tell di Altdorf. Sì, decisamente in Ticino la gente è più “chatty”…

Torniamo in albergo a Paradiso, dove ci godiamo la vista su Lugano al riparo dal vento. Per cena optiamo per il ristorante giapponese del Suitenhotel Parco Paradiso. Non proprio una cena tipica locale, ma in fondo anche questo fa parte del Ticino di oggi, che si apre a nuovi piaceri per il palato.

Secondo giorno

Ci ritroviamo a colazione, e il buffet diventa una nuova occasione di apprendimento delle differenze culturali. «Si vede che siamo in Ticino e non in Italia o in Svizzera tedesca: c’è sia il birchermüesli sia la torta, che non vedo spesso quando so- no in Svizzera tedesca. Mi ricorda le vacanze da bambino con la famiglia in Italia: torte e nutella a colazione» sorride Diccon Bewes.

Diccon Bewes è un amante del cioccolato, a cui ha dedicato diversi articoli sul suo blog.

Aspettando il treno a Paradiso per Rivera-Bironico, il nostro ospite fotografa divertito il tabellone degli orari: segna un ritardo di 6 minuti. A noi sembra un’inezia. «Sì, è vero, sulla tratta Zurigo-Berna per esempio ci sono spesso ritardi. Ma quelli sono degli intercity, mentre questo è un treno regionale ed è partito solo da Chiasso! È come se la S-Bahn fosse in ritardo» osserva bonariamen- te lo scrittore, tra l’altro grande amante delle ferrovie svizzere, di cui parla spesso nei suoi libri.

Arrivati al monte Tamaro eccoci di fronte alla chiesa Santa Maria degli Angeli: «Fa un po’ Games of Thrones – scherza Diccon Bewes, impressionato dall’opera architettonica firmata da Mario Botta –. È molto bella: mi piacciono il colore della pietra e queste forme geometriche diverse che si incrociano tra loro». Si sofferma a lungo, cercando l’angolo migliore per fotografarla: «Non la chiesa più semplice da fotografare – confessa ammirativo –. La prossima volta che verrò in Ticino devo visitare anche quella di Mogno».

Ridiscesi, proseguiamo il viaggio verso Nord, tappa Corippo. «Mi interessa vederlo, perché ne ho scritto nel mio primo libro, in cui spiego il funzionamento delle istituzioni svizzere. È il comune più piccolo della Svizzera, eppure ha lo stesso status di una città come Zurigo».

Diga di Contra.

Madonna del Sasso.

Bellinzona.

Arrivati in paese, Diccon Bewes intravede una donna sistemare dei fiori su un balcone. «Credo di aver avvistato una residente! È come un safari, ma qui devi trovare la gente! – esclama scherzando –. È un bel paesino, me lo immaginavo più piccolo: ce n’è di posto per 12 abitanti» osserva, e riferendosi al progetto dell’albergo diffuso, commenta che «è una bella idea perché permette di preservare le costruzioni del paese. Sarà interessante tornare tra qualche anno, quando gli abitanti d’un botto uscendo di casa incontreranno gente». Ma già il presente riserva qualche curiosità. A partire dalla gazzosa al mandarino. «Come fa ad avere questo colore?» chiede il nostro ospite, che, quando non riceve una risposta precisa, si affida al suo iPhone. «Allora, vediamo un po’… E110, un derivato del petrolio…». Le sorprese continuano nella visita alla chiesa, dove nell’acquasantiera l’acqua santa si trova in una ciotolina di vetro accanto a numerosi bollettini di versamento: «How Swiss!» osserva Diccon Bewes. Ha ragione: il pragmatismo elvetico non sempre è compatibile con il buon gusto…

Diccon Bewes posa di fronte alla miniatura di Palazzo federale.

Uno scatto al "Più bel villaggio della Svizzera 2016".

Discesa dal Monte Brè.

La statua di Guglielmo Tell, la prova che Lugano non è una città italiana. 

Scendendo verso Locarno ci fermiamo alla diga di Contra, famosa per la scena del salto di James Bond in Goldeneye, il tempo di scattarci qualche foto («smart design» osserva lo scrittore) e osservare la manciata di turisti che ammirano l’impressionante parete di cemento.

A Muralto cerchiamo di parcheggiare nell’autosilo di fronte alla stazione: «Probabilmente il più brutto edificio del Ticino» commenta Diccon Bewes. Fosse solo brutto: all’interno è quasi impossibile muoversi, i sensori dell’automobile fischiano in continuazione. Ci lasciamo questo imprevisto alle spalle e continuiamo in funicolare verso la Madonna del Sasso. «Sono stato qui più volte ed è uno dei miei luoghi preferiti in Ticino. Si trova in un posto ideale, con una vista magnifica sulle montagne e sul lago». E poi vuoi mettere il lusso della funicolare che si ferma proprio a due passi dal nostro hotel? A metà strada tra il santuario e il centro, l’Hotel Belvedere invita al relax, ma prima procediamo ancora con una seduta fotografica, a cui il nostro ospite si presta con molta gentilezza e disponibilità. Sembra infaticabile, come se la giornata fosse appena iniziata...

Terzo giorno

Pausa gelato a Locarno.

Sessione foto nel giardino dell'Hotel Belvedere a Locarno. 

Diccon Bewes fotografa uno dei suoi luoghi preferiti in Ticino, la Madonna del Sasso. 

L’ultima tappa del nostro viaggio è Bellinzona, il mattino seguente. «È forse l’unica capitale in Svizzera a non essere la più grande città del proprio cantone. È interessante anche che la capitale fino al 1878 fosse a rotazione: Bellinzona, Locarno e Lugano. In verità alla base ci sono idee molto svizzere: da una parte si cerca di trattare tutti allo stesso modo, attribuendo la stessa importanza a tutte le città. Dall’altra, grazie a questo compromesso, si evita di prendere una decisione, con il risultato che nessuno è davvero soddisfatto e tutti possono lamentarsi un po’» ironizza Diccon Bewes. «L’architettura di Bellinzona ricorda di più l’Italia rispetto a Locarno o Lugano, ma quello che rende veramente speciale la città sono i suoi castelli» osserva scattando delle foto da Castelgrande. Prima di partire, e per compensare la mancata visita alla Alprose, suggeriamo una capatina al negozio della Chocolat Stella alla stazione. Sperando che gli abbia reso un po’ più dolce il rientro: il suo treno è arrivato in ritardo a Zurigo, facendogli perdere due coincidenze per Berna. Durante questi giorni volevamo smontare qualche cliché e confermarne altri: pare che ci siamo riusciti... 

Il servizio è stato realizzato con il sostegno dello Suitenhotel Parco Paradiso e dell’Hotel Belvedere di Locarno.


Bibliografia

I libri di Diccon Bewes

Una Svizzera originale

Diccon Bewes ha pubblicato quattro libri sulla Svizzera: vi narra e spiega in modo documentato e con stile brillante diversi fatti storici e culturali, spesso sconosciuti agli svizzeri stessi. I volumi non sono purtroppo disponibili in italiano.

www.dicconbewes.com