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FROZEN 2

Una regina da brivido

Arriva il sequel di «Frozen», il film d’animazione più visto di sempre. Ma qual è il segreto di Elsa, la regina del ghiaccio, e della coraggiosa sorella Anna? Scopriamo insieme cosa fa di un film un grande successo.

TESTO
FOTO
tobias R. dürring / illustrazioni di ©Disney
11 novembre 2019

Vinci un pacchetto sorpresa

Concorso

Cooperazione mette in palio 10 pacchetti sorpresa di «Frozen», del valore di 100 franchi ciascuno. Il pacchetto comprende sorprese dell’attività promozionale «Disney-Magie d’inverno» e altri prodotti del mondo di «Frozen». Termine ultimo: 18 novembre, ore 16.Ulteriori informazioni qui: www.cooperazione.ch/concorsodisney

Già un’ora prima dell’esclusivo filmato evento – così viene detta la proiezione di estratti di film, più di 60 persone si accalcano nella reception dell’Astor Film Lounge. Lo storico cinema berlinese è la cornice ideale per un’occasione come questa. Ma non stiamo parlando del nuovo film di «Star Wars». E neanche del nuovo capitolo della serie di James Bond. Gli spettatori, perlopiù giovani raccolti attorno al piccolo buffet per la colazione, davanti alle porte chiuse del cinema aspettano di vedere le prime immagini del film d’animazione: «Frozen 2 – Il segreto di Arendelle». Il primo film «Il regno di ghiaccio», questi giovani adulti l’hanno visto da bambini. Infatti, dalla prima proiezione di «Frozen» nelle sale cinematografiche sono passati sei anni. Elsa, Anna e il pupazzo di neve Olaf li ritroviamo sempre lì, sugli scaffali dei negozi. Segno che la regina del ghiaccio continua a esercitare il suo fascino. «Molti film a cui ho lavorato mi hanno riempito di orgoglio», racconta Peter Del Vecho, produttore di «Frozen» entrato a far parte 24 anni fa del mondo di Walt Disney Animation Studios. «Ma nessun altro film ha avuto la stessa eco a livello mondiale di Il regno di ghiaccio: è straordinario!».

Da sempre i gadget intorno alla Regina del ghiaccio piacciono.

La forza dell’amore tra sorelle

Sorprende anche il fatto che la Disney abbia aspettato sei anni prima di far uscire il sequel. Questo perché la produzione di un film d’animazione è più costosa. Inoltre, sono serviti ben quattro anni per la lavorazione di «Frozen 2 – Il segreto di Arendelle»: sarebbe stato impossibile uscire prima. «Mentre realizzavamo la prima parte, non ci è mai passata per la mente l’eventualità di fare un sequel», ricorda Del Vecho. Un anno dopo la prima di «Frozen», tuttavia, i produttori si sono resi conto di esser riusciti in un’impresa straordinaria: quando uscì il DVD, la pellicola veniva ancora proiettata in alcuni cinema.

Se lo si scompone in più parti, il film non si distanzia molto dalla tradizionale formula Disney: personaggi forti, trama avvincente con momenti divertenti e una colonna sonora semplice da ricordare. «Ciò che ha reso questo film unico è il fatto che le due protagoniste sono sorelle», spiega Del Vecho: Elsa, la Regina del ghiaccio, e Anna, la sua sorellina. È inusuale che la «storia d’amore» in questo caso non sia basata sul classico bacio tra l’eroe e la principessa, ma sull’amore tra sorelle. «Inoltre, le protagoniste non sono perfette, ma commettono errori, il che favorisce l’identificazione», aggiunge Del Vecho. Infine, Anna ha quasi sposato un personaggio che voleva ucciderla. La cosa più importante è che le persone si ritrovano in «Frozen»: «Quando racconti delle belle storie con dei bei personaggi, la gente rivive volentieri quel mondo».

Grazie ad Elsa le bambine prediligono ora il colore azzurro.

Un prodotto finale perfetto

Ingrid Tomkowiak, docente di Culture popolari presso l’Università di Zurigo (cfr. intervista a pag. 18), trova in Elsa una caratteristica che la distingue dalle altre eroine: «Elsa ha la capacità di tramutare tutto in ghiaccio; è isolata, ma si fa forte di questo isolamento. Penso che le ragazzine si siano identificate con questa sua forza». Nel momento in cui la regina del ghiaccio si libera dall’isolamento nel castello dei genitori, si emancipa. Possiamo pensare che si tratta di una fiaba moderna al femminile? Tomkowiak risponde: «È un prodotto finale di ottima qualità: le scelte estetiche, la tensione, la musica, le tecnologie al computer si incastrano perfettamente».

Eppure, il successo al cinema ha rappresentato solo la prima tappa del lungo predominio della regina del ghiaccio. La chiave strategica per continuare a esercitare fascino nel tempo si chiama merchandising. Mai prima nella sua storia Disney aveva lanciato una campagna così serrata con articoli di branding come per questo film: dal dentifricio allo yogurt, dalla biancheria da letto allo zaino per la scuola, tutti raffiguranti i personaggi di Elsa, Anna e Olaf. «Disney è riuscita a far preferire alle bambine l’azzurro al rosa, il che è incredibile – osserva Ingrid Tomkowiak –. Se all’asilo nido o alla scuola materna si presenta qualcuno con lo zaino di Frozen o una bambola di Elsa, l’effetto può essere contagioso». Anche l’onnipresenza del brand nei negozi esercita un potere sui bambini: ha dato vita a un fenomeno paradossale che ha fatto sì che le bambine fossero fan di Elsa prima ancora di aver visto il film.

È difficile quantificare in cifre l’attrattiva che il marchio «Frozen» ha acquisito negli anni. Da una parte Disney protegge i suoi bilanci, come zio Paperone proteggeva i suoi lingotti d’oro, dall’altra una diffusione così globale è difficile da rilevare con precisione. Tuttavia, si può partire da alcune cifre relative al mercato della Germania: dal 2015 al 2018, sono stati venduti oltre 16 milioni di giocattoli di «Disney Frozen»*. Attenzione: stiamo parlando solo di giocattoli! Queste cifre non riguardano la vendita di altri articoli a marchio «Frozen». Il fatturato complessivo in Germania in quei quattro anni ammontava a 170 milioni di euro e «Frozen» era diventata la seconda licenza Disney di maggior successo, dopo il mega- marchio «Star Wars».

Quarto sequel

«Frozen»: raccogli i bollini

Il 27 novembre nelle nostre sale cinematografiche sarà proiettata la prima del film «Frozen 2 – Il segreto di Arendelle». Nel frattempo da Coop sale la febbre della “Elsa” mania. Dall’8 novembre e fino al 24 dicembre, nei supermercati Coop, da Coop edile+hobby, su coopathome, al Coop City e nei ristoranti Coop per 10 franchi di spesa si ottiene un bollino. Con 40 bollini raccolti potete scegliere un peluche, più la rispettiva tazza, con i protagonisti del film «Frozen», Elsa, Anna, Olaf e Sven. Oppure una coperta per bambini con la figura stampata di Olaf (100X120 cm). Per gli adulti c’è un thermos* (500ml) o un plaid* color ghiaccio (130x160 cm). 
* Non sono articoli DisneyUlteriori informazioni qui: www.coop.ch/disneyinverno

Il valore di «Frozen» nell’azienda è dimostrato dalle seguenti cifre: nella storia di Disney, «Frozen 2» è il 58° film d’animazione, ma appena il quarto sequel e l’unico tra i «musical animati». Ma ciò che ha spinto il team del 2013 a realizzare un sequel di grande successo mondiale non è stata la prospettiva di fare un altro film di grande successo. «Quando a inizio 2015 abbiamo girato il cortometraggio «Le avventure di Olaf», ci siamo resi conto di quanto questi personaggi ci mancassero», dice Peter Del Vecho. Il team ha raggruppato tutti i punti rimasti in sospeso: Come ha ottenuto Elsa i suoi poteri sul ghiaccio? Come si sono sviluppati i suoi poteri? Perché Anna non ce li ha? Cos’è successo ai genitori? Inoltre, ha messo in discussione la definitività degli scenari basati sull’ «... e vissero felici e contenti». La seconda parte inizia esattamente un giorno dopo. La decisione di girare un sequel era stata presa.

Il team ha trovato subito il benestare dei dirigenti Disney. «Eravamo consapevoli delle speculazioni e dei desideri di un sequel, così come della grande pressione, ma dovevamo proseguire il viaggio dei nostri personaggi nel modo che ritenevamo giusto», spiega Del Vecho. Il risultato di questo viaggio lungo quattro anni con ricerche in Norvegia, Finlandia e Islanda sarà al cinema dal 27 novembre. Tutti andranno a vederlo, ma scatenerà la stessa mania del primo? «Ci siamo impegnati anima e corpo – conclude Del Vecho –. Ma la verità è una sola: noi possiamo anche apprezzare il film, ma alla fine chi decide è il pubblico».

Il bello del cinema è che non esiste una ricetta garantita per il successo. Ed è ancora più bello quando non si riesce a trovare una spiegazione. Perché la magia esiste davvero.

* Fonte: Deutschland GmbH, Retail Tracking Toys, Anno 2015–2018.

Prof.ssa di letterature popolari e media

Dr. Ingrid Tomkowiak

Bambini-adolescenti dell’Università di Zurigo.

«Elsa è una donna emancipata»

Quali ingredienti trasformano un film d’animazione in un successo?

Servono personaggi forti per identificarsi, scelte estetiche interessanti ed elementi di comicità, come il pupazzo Olaf in «Frozen– Il regno di ghiaccio». Serve anche una trama avvincente e drammatica, alleggerita al tempo stesso da scene comiche. Infine, una perfetta interazione tra musica e immagini. Un obiettivo raggiunto con «Biancaneve», il primo lungometraggio di Disney, girato secondo i modelli dei musical hollywoodiani, di grande successo negli anni ’30, ma in versione animata. E oggi come allora, Disney è sempre al passo con lo sviluppo tecnologico.

Perché questo film di Disney continua ad avere successo? Perché non Ariel, Rapunzel o Merida?

È sicuramente legato alla rappresentazione esteriore del personaggio di Elsa, che deriva dalla tradizione delle classiche principesse di Disney. Merida, ad esempio, non è la tipica eroina di Disney, e le bambine naturalmente conoscono la tradizione di Disney. Il successo duraturo di «Frozen» è legato alla sua straordinaria e incredibile campagna di merchandising. Il film è stato riprodotto come libro illustrato, app, gioco per computer, audiolibro e altro.

In «Frozen» la vera eroina è Anna. Eppure la più amata tra le bambine è Elsa. Perchè?

Per i piccolissimi non so spiegarmelo. Quelli più grandi, che hanno già visto storie di questo tipo, probabilmente sono affascinati dal fatto di vedere un’eroina diversa: una donna fredda, potente, talvolta crudele, tuttavia emancipata e indipendente. Una donna che non si sacrifica, ma va dritta per la sua strada. Forse anche le bambine vorrebbero essere potenti. Oggi ci sentiamo ripetere continuamente che dobbiamo saper lavorare in gruppo, essere gentili..., tutto questo può essere irritante.

Sei anni dopo, arriva il sequel. Si aspetta lo stesso successo?

È difficile dirlo. Può andar bene, ma può anche trasformarsi in un flop. Non capita di rado che i sequel vadano male. A volte viene realizzata una terza parte che poi torna a riscuotere successo. Succede così anche per le serie di libri considerati “bestseller”. Pur provando a programmare strategicamente i successi, va tenuto presente che il pubblico non segue sempre certe logiche.

Quando si esaurisce una trama come quella di «Frozen»?

Dipende da come sarà la seconda parte. Se si offre un intreccio avvincente, si può andare avanti. Se si riuscisse pure a creare un merchandising dominato dai nuovi colori autunnali, al posto dell’azzurro, nuovi input sono necessari.

Quanto è importante far riferimento a un contenuto classico di cui si conosce già la storia?

«Frozen», in origine, era l’adattamento cinematografico della favola di Hans Christian Andersen «La regina delle nevi». Poi la storia si è sviluppata, fino a distaccarsi completamente dalla favola iniziale. Un tempo l’effetto riconoscimento era più importante; oggi siamo più pronti ad accettare nuovi contenuti, perché le favole non hanno più la valenza culturale che avevano un tempo. La gente cerca semplicemente un buon intrattenimento.