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In cerca di tracce

Partiamo alla scoperta delle strategie della natura per superare l’inverno e a caccia di tracce degli abitanti dei nostri boschi.

FOTO
shutterstock / sandro mahler
02 dicembre 2019

Raffaele Pellegrino a Gola di Lago in un paesaggio innevato: le piante si mettono in modalità stand-by per superare l'inverno.

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È una strana giornata di metà novembre. Splende il sole, e gli alberi hanno ancora in gran parte le loro foglie verdi ben attaccate ai rami. Non sembrano aver voglia di prepararsi all’inverno. In questo periodo dell’anno, in genere, la maggior parte delle foglie si sono già colorate di colori più caldi e si trovano in terra. Qualche giorno più tardi, la meteo si adeguerà al calendario con un’improvvisa nevicata a qualche decina di chilometri di distanza, come a Gola di Lago (vedi foto sopra).

L’importanza delle riserve forestali

 TASSO

 TASSO

 MARTORA

 MARTORA

Ma oggi siamo ad Arcegno, per una piccola escursione nel bosco, alla ricerca di tracce dei suoi abitanti e alla scoper- ta delle strategie che piante e animali adottano per affrontare l’inverno. A farci da guida in questa passeggiata didattica è Raffaele Pellegrino, esperto in biologia ed ecologia e capo progetto e formatore da Silviva, la fondazione che a livello svizzero si occupa di educazione ambientale con allievi e adulti.

«Ho scelto questo bosco non solo perché è bello, ma anche perché si tratta di una riserva forestale. Questo vuol dire che il bosco è lasciato alle sue dinamiche. Gli alberi morti non vengono rimossi, salvo se intralciano un sentiero, ma anche in quel caso, viene asportata solo la sezione che interrompe il cammino. I tronchi morti contribuiscono molto alla biodiversità e rappresentano un’importante fonte di nutrimento per gli animali» ci spiega la nostra guida. Gli alberi morti sono un rifugio per numerosi insetti e quindi anche una sorta di supermarket per uccelli e altri animali che in inverno faticano a trovare cibo.

Gli alberi si preparano all’inverno

SCOIATTOLO

SCOIATTOLO

VOLPE 

VOLPE 

Entrando nel bosco iniziamo ad osservare gli alberi, e Raffaele ci fa notare come non solo le foglie, ma i tronchi stessi ci aiutano a distinguere le diverse specie: quelli con strisce orizzontali appartengono ai ciliegi, quelli lisci ai faggi, quelli bianchi striati di nero alle betulle...

All’inizio del percorso ci sono soprattutto castagni, ed è ben visibile, su alcuni esemplari, la presenza del cinipide. «Vedete queste protuberanze? È la pianta che cerca di difendersi, creando una specie di escrescenza attorno all’elemento esterno, la larva. In verità sta facendo il suo gioco: la larva al suo risveglio in primavera avrà del nutrimento a disposizione».

Pazienza e fortuna

CINGHIALE

 CINGHIALE

CAPRIOLO

CAPRIOLO

Che le piante siano però in parte già pronte per l’inverno, lo si nota dalle gemme. «A fine estate, quando ancora gli alberi crescono, producono le gemme: questi bozzoli sono delle foglioline “pronte all’uso” ancora accartocciate, e riescono a superare il freddo dell’inverno grazie all’alto tenore di zuccheri, che fungono da conservante e da antigelo. Infatti in inverno, come gli animali, anche gli alberi rallentano le loro attività: quando il suolo gela, smettono di pompare acqua e di nutrirsi. E non essendoci più le foglie, si interrompe anche la fotosintesi. La linfa si concentra in alcune parti del tronco ed è come se anche l’albero entrasse in letargo».

Una larva di cinipide su una foglia di castagno. 

Intanto delle cinciarelle svolazzano sopra di noi: fotografarle è difficile, non stanno ferme un attimo, poi scompaiono allo sguardo, ma si sente il loro canto veloce e allegro. «Sì, hanno un canto un po’ nervoso» sorride Raffaele. Proprio nello stesso istante passa rapido un uccello più grande, dal piumaggio verde. «Se sentiamo un verso simile a una risata, avremo la certezza che è un picchio verde» ci spiega la nostra guida. E d’un tratto è tutto silenzio, «l’ora di punta» degli uccelli è già passata, sono le 10 del mattino…

Ma se dal fronte del cielo in questo momento c’è poco da vedere, il suolo si mostra ricco di spunti. «Per scorgere degli animali in natura serve pazienza, ma anche molta fortuna. Capita che in un’uscita, in pochi minuti, si scorgano diverse specie di uccelli, degli scoiattoli, magari anche un colubro e un capriolo. Altre volte invece non se ne vedono: gli animali scappano o si nascondono quando sentono la nostra presenza. Ma in verità, stando attenti, qualcosa si vede sempre» ci rassicura Raffaele, che procede la nostra passeggiata con lo sguardo rivolto al suolo («deformazione professionale» sorride). E capiamo subito perché: osservando con attenzione dove si mettono i piedi, si trovano facilmente frutti secchi rosicchiati, escrementi, boli, impronte: insomma tracce di animali.

«È questo che più appassiona le classi quando organizzo delle uscite scolastiche. Apprezzano sempre quan- do si parla di animali. Spesso si trovano questi indizi nelle immediate vicinanze dei sentieri: anche gli animali li usano. Perché fare fatica a tracciarne quando già esistono?» commenta Raffaele.

Raffaele Pellegrino indica delle gemme: questi bozzoli di foglioline accartocciate si apriranno a primavera. 

Le strategie degli animali

CERVO

CERVO 

Per tutti gli abitanti del bosco l’inverno rappresenta una sfida: temperature basse, scarsità di cibo. Ci sono uccelli migratori che volano in terre più calde e quelli stanziali che al massimo scendono in pianura. Questi ultimi, per affrontare l’inverno, un po’ come noi, si “vestono” in modo più pesante: le loro piumette catturano l’aria formando un vero e proprio piumino e gli uccellini assumono così un aspetto più cicciotto.

La strategia che più velocemente viene in mente però è il letargo, anche se non tutti i mammiferi del bosco l’adottano, contrariamente a quanto spesso si pensi. «I pipistrelli, alcuni roditori e i ricci vanno in letargo. Questo vuol dire che abbassano la loro temperatura corporea fino a pochi gradi sopra il punto di congelamento. La frequenza cardiaca e la respirazione rallentano. È un po’ come se si mettessero in modalità stand-by. Durante l’inverno si interrompe anche il processo di crescita: gli animali cadono in un sonno profondo e, anche se disturbati, non si svegliano. Poi ci sono altri mammiferi, come gli scoiattoli, che ibernano: in questo caso capita che ogni tanto si sveglino ed escano per mangiare. Ma in inverno vedrete gli scoiattoli solo in una giornata di bel tempo: devono stare attenti a consumare meno energie possibile. Se fa brutto, se ne stanno tranquilli nella loro tana o nel loro nido». Nido? «Sì, gli scoiattoli si costruiscono dei nidi un po’ come le gazze. A fine estate nascondono le provviste in diversi nascondigli, – ci spiega Raffaele –. Ma a differenza della ghiandaia – che adotta la stessa strategia –, non hanno una buona memoria e dimenticano dove hanno nascosto il cibo. Questa però è una fortuna per il bosco, perché così in primavera cresceranno nuove piante».

Intanto notiamo castagne, nocciole, pigne e ghiande un po’ “pasticciate”.

Uno sguardo esperto sa identificare l’animale che le ha mangiate. «Vedete questi segni? – ci dice Raffaele indicandoci l’interno vuoto di un riccio di castagna –. Si comprende che la castagna non è sgusciata fuori, ma che è stata mangiata. E qui ci sono anche i segni di piccoli denti. Deve essere stato un to- polino». Incuriositi, partiamo alla ricerca di altri frutti rosicchiati, ed effettivamente se ne trovano diversi, tra frutti e pigne. «Le pigne rosicchiate dagli scoiattoli sono facilmente rico- noscibili: gli scoiattoli “fanno un macello” per poter arrivare ai semi. E della pigna rimane ben poco, è tutta rosicchiata e sfilacciata. I topi, invece, lasciano pigne ben ripulite, mentre gli uccelli le lasciano sfrangiate» precisa Raffaele.

Un albero morto nella riserva forestale di Arcegno: gli alberi morti sono importanti per la biodiversità dei boschi.

Il fascino del bosco

Piano piano l’occhio si allena: troviamo boli, escrementi, ghiande, e avanzi di pigne e di gusci di nocciole in gran numero. Non abbiamo visto gli animali: d’altronde questo non è uno zoo e la garanzia di avvistare qualcosa nel bosco non c’è mai. Ma vuoi mettere il rinve- nimento di una pelle di colubro, lo scavo di un cinghiale, e i numerosi gusci e pigne? Una vera e propria caccia al tesoro. Abbiamo scoperto tante cose, ma è bello anche sapere che tante altre restano da scoprire. Il bosco ha in serbo ancora molte sorprese per gli appassionati della natura e in fondo affascina an- che per quello che nasconde (non vorrei ritrovarmi a tu per tu con un cinghiale).

Oggetti trovati nella passeggiata: foglia di quercia con galle; pigne beccate da uccelli e nocciole rosicchiate da piccoli mammiferi.

Un albero morto nella riserva forestale di Arcegno: gli alberi morti sono importanti per la biodiversità dei boschi.

«Come si dice così bene in tedesco weniger ist mehr, meno è più: io sono felice se dopo una passeggiata i ragazzi si ricordano di un paio di nomi di alberi e di uccelli, perché hanno potuto osservarli attentamente, perché hanno trovato delle tracce e degli indizi. Lo scopo non è che si ricordino di tutte le specie, ma che si sia creato anche un legame emotivo con il bosco, e magari poi ci tornino con i genitori mostrando loro cosa hanno imparato» conclude Raffaele.

Il nostro territorio è coperto da oltre il cinquanta per cento di boschi, parecchi sono facilmente raggiungibili. Una ragione in più per infilare gli scarponi. Ma in modo discreto e senza allontanarsi dai sentieri. Gli abitanti dormienti del bosco ve ne saranno riconoscenti.