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MONDO VEGETALE

Le piante, creature intelligenti

Considerate da sempre di scarso valore, le piante sono invece intelligenti, capaci di comunicare e hanno anche memoria. Le strabilianti ricerche del neurologo vegetale italiano Stefano Mancuso e il libro della biologa basilese Florianne Koechlin.

FOTO
HEINER H. SCHMITT
14 aprile 2019

Le piante sono statiche? Al contrario: allungano i loro rami per captare i raggi della luce solare.

Le piante fotografate in questo servizio:

I LIBRI E UNA MOSTRA

Tra i libri pubblicati da Stefano Mancuso, autorità mondiale nel campo della neurobiologia vegetale, segnaliamo “Plant Revolution” (ed. Giunti, 2017), “L’incredibile viaggio delle piante” (Laterza, 2018)  e il recente “La Nazione delle Piante” (Laterza). Il titolo e il tema di questo ultimo saggio è al  centro di un’esposizione multimediale alla Triennale di Milano, fino al 1° settembre (www.triennale.org). L’agronoma basilese Florianne Koechlin, con la giornalista Denise Battaglia, ha pubblicato lo scorso anno  “Was Erbsen hören und wofür Kühe um die Wette laufen”, Lenos-Verlag. Non tradotto in italiano.

Ulteriori informazioni qui: www.edileehobby.ch

«L’uomo non è il centro dell’universo, ma solo una fra le tante milioni di specie che, popolando il pianeta, formano la comunità dei viventi» afferma senza timore di smentita il neurobiologo italiano Stefano Mancuso. E il mondo vegetale è la nazione più grande del mondo, con tremila miliardi solo di alberi.  «Ma c’è la convinzione, sempre diffusa, che le piante non siano vere creature». Anche per contrastare questa credenza, il professore dell’Università di Firenze ha istituito il Laboratorio internazione di neurobiologia vegetale. I risultati delle sue ricerche sono così innovativi che The New Yorker gli hanno conferito il titolo di “World Changer”, di chi è destinato a cambiarci l’esistenza.

Fu il filosofo greco Aristotele (384-322 a.C.) tra i primi a considerare le piante di scarso valore, poco sviluppate perché statiche. Al contrario, Stefano Mancuso nelle sue conferenze e nei suoi libri (cfr. box) mostra come le piante si muovano verso la luce, spingendosi per accaparrarsi l’energia del sole. «Non potendo trasferire il loro polline da un fiore all’altro, hanno bisogno di portatori», spiega il neurobiologo, mostrando foto di insetti e uccelli che trasportano il polline attratti dai profumi delle piante. Che non influenzano solo gli animali, ma hanno anche la capacità di “percepire” in modo diverso e più preciso: «Ogni punta di radice può riconoscere ed elaborare simultaneamente 20 diversi segnali chimici e fisici». 

Quando una pianta di pomodori viene attaccata da un parassita, emette un profumo che avverte la pianta vicina. Ed entrambe producono tossine che le rendono non più commestibili.

Le radici e il cervello

Per questo, già Charles Darwin (1809-1882) riteneva le piante le «creature più straordinarie». Il biologo britannico, famoso per la teoria dell’evoluzione, fu il primo a confrontare le radici dei vegetali con il cervello di animali poco evoluti. Ed è proprio su queste radici che Mancuso e il suo team hanno sviluppato una ricerca, dimostrando che in ogni punta c’è una zona molto piccola, che funziona in modo simile a un neurone nel cervello. Qui i segnali sensoriali vengono convertiti in segnali elettrici che innescano reazioni. Per esempio, la produzione di un profumo che avverte le piante vicine della presenza di un pericolo. O, ancora più sorprendente, il fagiolo di Lima che, in risposta all’attacco di un parassita, può produrre una fragranza che adesca un nemico del suo nemico. Sono stati decifrati più di 2.000 composti olfattivi.

Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. 

Anche la biologa basilese Florianne Koechlin è affascinata da questi fenomeni. Ha pubblicato cinque libri sul comportamento e il talento delle piante. Nel recente Was Erbsen hören und wofür Kühe um die Wette laufen (ed. Lenos-Verlag, 2018), dialoga con la ricercatrice italo-australiana Monica Gagliano, che ha scoperto la capacità dei piselli di sentire-ascoltare l’acqua. Sapere che le piante hanno un udito può avere conseguenze di vasta portata. Pensiamo alle radici degli alberi che crescono nelle fognature e causano danni. Secondo Monica Gagliano, l’isolamento acustico potrebbe proteggere i tubi dall’invadenza delle radici. Florianne Koechlin sa anche, da altri esperimenti, che le piante possono percepire e classificare le onde sonore. 

Esperimenti negli Usa e in Israele

Negli Stati Uniti è stato registrato su nastro il suono dei bruchi mentre masticano le piante. Riproposto poi in presenza di altri vegetali, ha fatto scattare un meccanismo di difesa per allontanare i presunti aggressori. In Israele, i fiori di enotera “suonavano” il ronzio delle api. «Per attirare gli impollinatori, producevano molto zucchero nel loro polline in tre minuti», racconta con entusiasmo Koechlin, che è affascinata anche dalle radici delle piante. Le piace parlare di “Wood Wide Web underground”, cioè di una “rete” di funghi micorrizici e di punte di radici, in cui le piante si scambiano acqua, nutrienti e informazioni. Una rete che può collegare gli alberi su lunghe distanze, e non solo quelli della stessa specie. Si tratta «chiaramente di un lavoro di squadra», afferma Koechlin.

La biologa e pubblicista Florianne Koechlin (a sin.) osserva con l'agronoma Monika Messmer le piante di piselli.

Anche Monika Messmer, agronoma presso l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica FiBL di Frick (AG), si occupa del futuro del mondo verde e in particolare delle piante di piselli. «La coltivazione è compromessa ovunque a causa della crescente monocoltura e del fenomeno dell’affaticamento del suolo», spiega Messmer. Dal 2016, con dottorandi del Politecnico di Zurigo, studia gli organismi che ostacolano la crescita delle piante di piselli. A quanto pare, si tratta di parassiti simili a funghi che l’agricoltura bio non vuole combattere con i pesticidi. Messmer ha proposto esperimenti su 300 varietà di piselli per incrociare quelle che attirano il maggior numero di organismi utili e respingere così i parassiti. Le sementi di queste varietà robuste saranno poi conservate, riprodotte e distribuite commercialmente agli agricoltori. A questo scopo, i ricercatori studiano non solo le radici delle piante, ma anche tutti i microrganismi, cioè batteri e funghi, che le circondano. «In sintesi, Messmer sta indagando sul dialogo molecolare tra la pianta e gli organismi viventi nella natura», spiega Koechlin. 

I fiori di lavanda selvatica producono fragranze per attrarre api e altri insetti.

«Le piante hanno bisogno di interagire con l’ambiente circostante molto di più che gli esseri umani», afferma l’agronoma basilese. Per Stefano Mancuso non ci sono dubbi: «L’uomo ha un cervello, è cosciente dei guai che sta combinando all’ambiente, ma non fa nulla. Le piante, invece, quando si accorgono che qualcosa cambia intorno e incide sulla loro sopravvivenza, reagiscono e prendono subhito provvedimenti». Per Florianne Koechlin «è necessario un cambio di mentalità, perché la Terra non esisterebbe senza le piante». Anche per questo il neurobiologo italiano, nel suo recente saggio, La Nazione delle Piante (ed. Laterza, 2019), ha scritto una “carta costituzionale” sulla natura, con norme dirette a garantire la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi sulla Terra.

INTERVISTA

Andrea Persico, biologo

«Le piante sono differenti da noi umani»

A colloquio con Andrea Persico, classe 1971, biologo e collaboratore di Pro Natura Ticino.

Da alcuni anni, il mondo vegetale è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Finalmente?

Sì, trovo molto positivo questo ritorno in voga del mondo verde. Si tratta comunque di una riscoperta in chiave più scientifica. In realtà i nostri antenati conoscevano molto bene la natura, e per certi versi meglio di come oggi la viviamo noi.

Studiosi come Stefano Mancuso definiscono le piante intelligenti, che hanno memoria… Come giudica questo antropomorfismo?

Non mi convince, perché non si può modellare il mondo vegetale a immagine della nostra realtà umana. Le piante sono esseri differenti da noi. Penso soprattutto alla loro staticità. Dobbiamo immaginarli e studiarli facendo tabula rasa dei nostri pregiudizi. Sono perplesso quando sento parlare di sentimenti o intelligenza del mondo verde; è una forzatura parlare di cervello. Ha un’altra forma di energia e di consapevolezza molto diversa dalla nostra. 

Il mondo vegetale non è sempre benigno verso gli uomini, soprattutto in questa stagione di allergie da polline…

Il capro espiatorio non sono le piante. Dovremmo riflettere sulla qualità dell’aria. Se siamo più sensibili alle allergie è colpa nostra. Chi abita nel Mendrisiotto è più esposto rispetto a chi vive in Val di Blenio. Il mondo verde non è maligno, anche quando alcune piante sono tossiche; lo sono come forma di protezione. Pericolosa è la nostra ignoranza.

La natura è sempre più minacciata dall’inquinamento e dal cemento. Che cosa fare?

In Ticino, l’urbanizzazione è circoscritta al fondovalle ed è qui che si manifesta l’erosione della biodiversità. Per questo, bisogna preservare la diversità di prati, boschi e paludi, e di specie. Come alle Bolle di Magadino.

Pro Natura Ticino organizza escursioni nei boschi con i ragazzi e le scolaresche. Qual è lo scopo?

Oggi, la gente non sa distinguere un frassino da una quercia. Nelle nostre escursioni proviamo a far scoprire ai ragazzi i suoni della natura, a stimolarli a cercare gli animaletti che abitano un prato o un ruscello. In generale, a sviluppare un rapporto positivo con la natura.